Guardare l’Universo nello specchio del Diritto – II parte

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di Gianluigi M. Riva

Equilibrio e armonia, ordine e caos. Il Diritto è come le leggi della risonanza, dove due corpi con differenti frequenze, quando interagiscono fra loro, lentamente si armonizzano in una frequenza comune e si continuano a influenzare vicendevolmente anche quando non interagiscono più.

Diritto e musica. Già perché le leggi armoniche della musica seguono le stesse regole di un componimento giuridico e disegnano un corpo unico che può suonare bene o male, a seconda della genialità del compositore, dello stile utilizzato, dell’arrangiamento e della concordanza delle note. Nel concetto rovescio, il Diritto è ovunque nella musica, poiché componimenti, melodie, canzoni, seguono gli stessi parametri di un Ordinamento Giuridico, fatto di Istituzioni fondamentali con differenti ruoli e compiti (le diverse chiavi armoniche), di competenze (gli strumenti musicali), di gerarchie delle fonti (il sistema delle ottave), e via via.

La musica è arte. E lo è anche il Diritto. Il Diritto è l’arte di dipingere una norma con le parole, in maniera chiara, semplice ed essenziale. Può essere arte impressionista, dove il senso della norma si capisce solo guardando da lontano, guardando in grande. Oppure essere arte classica, dove ciò che è disegnato è immediato e preciso. Ma può anche essere arte astratta, dove il dipinto va interpretato e l’interpretazione cambia a seconda dell’osservatore. Il Diritto è arte, ma è anche nell’arte: dove vanno usate le giuste proporzioni degli elementi, vanno scolpiti con accuratezza angoli e smussate adeguatamente le forme ondulate.

Così il Diritto è anche nell’architettura, dove la struttura resta in piedi solo se si rispettano i principi fondamentali, dei pesi, della geometria, delle proporzioni. E una volta che la struttura è solida, si possono disegnare a piacimento le modanature e gli ornamenti. Ma il Diritto è anche nell’Ingegneria, dove ogni meccanismo, sia esso meccanico, gestionale o informatizzato tramite codice binario, deve essere unico, ma funzionale e sostituibile. Il Sistema necessita di un tot di elementi per funzionare al meglio, non uno di più, non uno di meno. Più è complesso il sistema e più avrà bisogno di manutenzione, lubrificazione e monitoraggio. E sarà anche più suscettibile di miglioramenti per rimanere all’avanguardia e essere fruibile in nuove applicazioni.

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Pensiamo invece alla chimica, che sembra così lontana da una materia come il Diritto. Eppure il Diritto – ad esempio quello penale – descrive in maniera puntuale ed appropriata il sistema delle reazioni chimiche e dei legami fra gli elementi. Alcuni possibili, altri no. Alcuni composti sono utili, altri dannosi. Alcuni elementi, se trasformati, possono provare reazioni a catena oppure essere inerti. Possono essere controllati, fissati, coagulati, estratti, decantati, tramite l’uso di tecniche o elementi. La stessa cosa avviene nel Diritto Penale, attraverso il diritto sostanziale, le procedure processuali e il funzionamento del sistema carcerario e delle politiche criminali.

Poi c’è la medicina, dove il Diritto si esplica in maniera più sottile. Quando il corpo della società inizia a presentare i sintomi di una malattia, il Diritto può intervenire. In maniera preventiva, evitandoli, o curativa, trovando la soluzione. E a seconda della malattia, ci vuole la giusta terapia, che immetta nell’organismo la giusta dose di regole, della giusta sostanza di doveri e diritti.

E se poi tutte le cose sono governate dalla matematica, la matematica è nel Diritto e il Diritto è nella matematica. La matematica ha categorie di numeri e operazioni e formule differenti. Si può sommare, moltiplicare, sottrarre o dividere, oppure creare formule, espressioni, equazioni. Alla stessa maniera il Diritto compie queste operazioni, con disposizioni che cambiano il loro effetto se si cambia il valore semantico delle parole utilizzate e la loro combinazione. Il Diritto tra l’altro, funziona grazie alla matematica. Esiste una stretta correlazione numerica fra il successo di una norma ed i suoi effetti. Se la maggior parte dei consociati non osserva la norma, la sanzioni non hanno effetto. Se la maggior parte dei consociati viola una norma penale, la pena non riesce ad essere irrogata. Non a caso – forse – i sostantivi “espressione”, “termine”, “operazione” e “formula” si possono usare sia nel contesto matematico, che in quello giuridico.

Infine la Fisica. Delle cose piccole, come di quelle grandi, se è vero che ciò che è in alto è anche in basso.  La Fisica ha le sue leggi, che si vincolano vicendevolmente, ma conservano delle eccezioni. Eppure gli studiosi scoprono paradossi, effetti che appaiono impossibili ed eventi che sfidano queste leggi. Così un Sistema giuridico ha il suo complesso di regole, tutte omogeneizzate fra di loro. Ma servono le eccezioni per fare funzionare il sistema.

E magari, gli occhi del Diritto, ci aiutano a comprendere ciò che ci sembra impossibile. Nell’universo ci sono leggi fisiche violate da alcuni corpi ed eventi che non dovrebbero esistere. Ma se guardiamo al nostro macro-cosmo del Diritto, vediamo che ci sono diversi macro-sistemi di Diritto (Civil Law, Common Law e Diritto religioso, fra i principali). Ognuno ha poi Ordinamenti giuridici diversi. Eppure tutti si amalgamano, hanno punti di contatto e norme ponte che li connettono ed integrano. Ognuno di loro è inoltre più (Common Law) o meno (Sistemi religiosi) dinamico, e si evolve assieme alla società che regola e descrive allo stesso tempo. E allora, magari, l’universo è composto da diversi sistemi, alcuni dei quali operano in sinergia, altri no. Ognuno con territori applicativi, ognuno con eccezioni, conflitti, norme “internazionali” e ponti con le altre dimensioni del Diritto. Ognuno in evoluzione.

A vederla così, anche la filosofia assume un diverso sapore e la perfezione diviene dinamica e non più statica. Diviene un contenitore delle somme esponenziali delle singole imperfezioni, ossia le eccezioni che fanno funzionare il sistema. E allora si può anche vedere che qualunque cosa abbia generato questo tutto, ha creato perfezione e imperfezione allo stesso tempo e come parte di un unico sistema. Così, se il Diritto è osservatore e osservato al medesimo tempo, è creato e creatore contemporaneamente, allora forse lo è anche tutto il resto, che col Diritto ha tanto in comune.

Infatti altre materie sono permeate dal Diritto: dall’Agricoltura all’Economia, dalla Psicologia allo Sport. A voi il ragionamento!

Pertanto, se creato è creatore e viceversa, la variabile, l’eccezione sta proprio lì e forse la differenza la fa la consapevolezza di questo semplice fatto.

E quindi, infine, non c’è da sentirsi ignoranti nell’affrontare il Diritto, perché basta applicare le proprie conoscenze per capire come funziona ed agisce. Ed allo stesso tempo è necessario essere ignoranti, ossia ricchi di quel vuoto fondamentale e necessario per fare spazio a ciò che non si sa. Al nuovo… che allo stesso tempo è vecchio, perché era già lì, solamente da scoprire.

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