«Oh Capo, che CIAI ‘na moneta?»

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#manotestinaioCIOlapp

di Gianluigi M. Riva

Ahhh le care vecchie banche.

Sembra ieri che dispensavano mutui a iosa ed elargivano tassi d’interesse a due cifre sui conti correnti e invece oggi guardale qui, a truffare i propri correntisti. Birichine..!

Eppure una volta non c’era la CONSOB, non c’erano molte delle norme a tutela dei risparmiatori, non c’erano le regole sulla trasparenza. Certo, diciamo che i “fugni” si facevano anche allora, ma esisteva probabilmente una certa “etica”, una certa “morale” comune nel forzare il sistema, che limitava le operazioni “sporche”.

Di questo s tratta in fondo. Di forzare il sistema.

Forse ci dimentichiamo che (dal ’93) una Banca è un’entità privata (sotto varie figure e sfaccettature normative). E sebbene per legge debba ricondursi a una fondazione, tali enti sono comunque riconducibili a uno scopo di lucro, ancorché “con finalità sociali”. Le banche non sono Onlus. Non devono andare in pari. Devono guadagnare. Proprio come una qualsiasi industria privata.

E per guadagnare, è naturale e comprensibile che esse cerchino di influenzare il sistema regolatorio, di operare sul mercato con strategie economiche, di sostenere entità politiche che veicolino i loro interessi nelle sedi istituzionali, di forzare le regole in maniera lecita, onde ottenere la massimizzazione del risultato. Tutte cose che fa una qualsiasi società. Tutto lecito.

Il problema è quando si sfocia nell’illecito.

Una veloce riflessione: una società, una banca, agisce per tramite di persone. Ci si potrebbe chiedere cosa porti le persone che operano “per” un ente, a compiere azioni deliberatamente illecite, o magari semplicemente non morali, o anche solo nella consapevolezza di nuocere a qualcuno.

Guardando i risparmiatori truffati dagli scandali bancari e finanziari, o guardando un qualsiasi scandalo (ecologico, corruttivo, elusivo ecc.) di una qualsiasi società commerciale, ci diciamo che noi – se ci trovassimo al posto loro, dei funzionari, dei dirigenti e amministratori , non faremmo mai cose del genere.

Sicuri?

Sicuri sicuri!?

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Purtroppo il compromesso etico è una delle cose più comuni – in ogni campo – e paradossalmente anche il più “eticamente scusabile”.

Cosa farebbe il disoccupato cronico, idealista dell’ambiente, se gli offrisse lavoro una multinazionale che magari indirettamente causa la deforestazione? Cosa farebbe l’animalista se per guarire un suo caro dovesse acquistare un medicinale specifico, che è testato sugli animali? Cosa farebbe un dirigente di banca se dall’alto gli sottolineassero “l’opportunità” di far sottoscrivere alcuni particolari prodotti finanziari, se sapesse che non facendolo la sua carriera sarebbe finita, sarebbe trasferito con una scusa, o l’ente per il quale lavora rischiasse il fallimento senza questa operazione?

Si chiama “ingranaggio del sistema”. Ed è quello nel quale tutti noi, prima o poi, in qualche modo, veniamo schiacciati. Ed è difficile fare i duri e puri. Molto difficile.

E il sistema non agevola. Perché – come sempre – è l’etica condivisa quella che impedisce che queste cose avvengano, non quella del singolo. E l’etica si scolpisce con l’educazione civica. Che oggigiorno scarseggiucchia!

Un altro esempio? Il nero. Ci “indigniamo” verso l’imprenditore o il commerciante che fa del “nero”, ma non consideriamo che quel nero è costretto a farlo perché gli serve per corrompere o pagare il pizzo (parole forti che non piace dirci: allora diciamo “ungere i meccanismi”). E se non lo facesse non avrebbe appalti, concessioni, commesse e non riuscirebbe a sopravvivere al mercato. Conseguenza: chiudere da idealista, con un buon tot di famiglie senza lavoro sulla coscienza. Alternativa: piegarsi al compromesso del sistema.

Il tutto dipende dalle norme. Ci vorrebbero norme pratiche. Snelle. Intelligenti. Trasparenti. Che evitino il sovrapporsi di regole e competenze, cavilli e procedure farraginose, gangli di potere inamovibili ed esercenti discrezionalità. Che oggi giorno scarseggiucchiano pure loro!

Eppure è possibile. Un esempio: se al posto di fare un’ispezione qualsiasi in un’azienda ed elevare subito migliaia di euro di contravvenzione per le irregolarità, ci si limitasse a segnalare le irregolarità dando un termine di tempo per sanarle, si eviterebbe di avere la “tentazione” di corrompere il funzionario per evitare la multa e di “accettare di essere corrotti” per arrotondare un gramo stipendio con molte responsabilità.

Ma tranquilli ragazzi, le cose stanno cambiando!

Le banche sono roba vecchia (forse anche l’etica).

La storia della moneta ci insegna che si va via via verso una dematerializzazione del denaro. Le nuove tecnologie stanno aiutando il processo. In Italia non si percepisce ancora molto e in Europa solo in alcuni paesi, ma in U.S.A., Cina e Giappone le cose sono diverse già da un po’.

La carta di credito la fa da padrona. E con essa la “debit history”, che non è altro che la capacità di una persona di farsi prestare del denaro e di restituirlo. Più soldi ti fai prestare e più ne restituisci, più sei un debitore affidabile (!!!). Su questa “storia del debito” si basano le maggiori transazioni americane: se non hai una debit history non puoi affittare una casa o comprare una macchina ecc. .

I pagamenti in contanti ormai sono obsoleti. Le norme anti-ricilaggio li limitano un po’ovunque. Esistono poi le carte di credito (anch’esse comunque destinate a sparire) e le app per il trasferimento dei soldi da cellulare a cellulare. Esiste il “Bitcoin”, prototipo della moneta virtuale, con una storia curiosa quanto nebulosa. Molte di queste nuove forme di pagamento vengono usate per riciclare denaro, come appunto il Bitcoin (che grazie al software “Tor” – sponsorizzato, fra gli altri, dal Dipartimento di Stato U.S.A. – garantisce transazioni anonime e non tracciabili) o il mercato delle Gift Card (carte prepagate per fare regali, usate per pagamenti illeciti e riconvertite tramite apposite agenzie).

E questa è la tendenza: la carta moneta non esisterà più e i soldi saranno solo numeri su un display. Su un conto. E qui cade l’asino. Su quale conto?!

Ok. Niente panico. La soluzione è vicina. Più di quanto immaginiate. Basta guardare quel magico oggetto che avrete in mano o al più in tasca. Il telecomando della nostra vita.

Sempre più acquisti vengono fatti via mobile (#sileggemobailperchèsiamoggenteglobal). Ovviamente ora vengono fatti appoggiandosi sul proprio conto bancario. Ma i giganti di Internet, stanno già muovendosi per creare i propri “account” ed “app” per gli acquisti e lo scambio di denaro od implementare le piattaforme già presenti. Molti esistono già (basti pensare al mondo Google Play o ad ITunes di Apple). Ma in fila ci sono tanti altri colossi.

Ognuno con il proprio catalogo di coupon, sconti, promozioni. Che pian piano diverranno fruibili SOLO con l’account di quella compagnia. O SOLO con la moneta di quella compagnia.

Questo forse – da prendere con le pinze perché è una mera ipotesi di chi scrive – lo scenario futuro: dove non ci sarà più una moneta “pubblica”, ma tante forme di monete “private” con un loro mercato di scambio.

In questo scenario ci sarà un piccolo, insignificante risvolto però.

Le compagnie che gestiranno (ops, che offriranno la piattaforma sulla quali fluttueranno immaterialmente) i nostri soldi, saranno anche quelle che ci venderanno i servizi e prodotti da pagare con quei soldi. Di più, saranno anche quelle che dovranno garantire la trasparenza e correttezza della transazione. Di più, saranno anche quelle che incamereranno le commissioni e gestiranno i prezzi (il costo della vita). Di più (e con questo competiamo ufficialmente con Sandro Mayer!), saranno quelle che immagazzineranno tutti i dati delle nostre transazioni (e abitudini) e ci tracceranno, servendoci quelle offerte pubblicitarie succulentemente tagliate su ciò che bramiamo consumare.

Va bè, non che non lo facciano già… Ecco le nuove banche dunque. Siamo così sicuri che non rimpiangeremo le vecchie!?

Come vi sentireste ad andare in banca per comprare prodotti e servizi (irrinunciabili) che vende solo la banca, suggeritivi dalla banca, pagando la banca con soldi della banca, messi a disposizione dalla banca?!

C’è una vaga sensazione di conflittino d’interessi è!?

..Che giovi mica a qualcuno far passare oggi le banche per cattive?

Ma va là! Questo è progresso signori!

L’imperativo dunque è “consuma”, “compra”, “spendi”. Ma in modo “friendly”, “easy”, “cool” …e con una accattivante strizzata di occhiolino ovviamente!

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