No pasarán!

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C’è chi dice «No». C’è chi dice «How much is it?»

di Gianluigi M. Riva

Cantami o U.S.A. del pallido killer.

Cantamene sulle note di un Sirtaki, ma canta sottovoce, che “il nemico ci ascolta…” o ci intercetta!

La prima domanda da farci è: la questione greca distrae il mondo da cosa? Diciamo che, come quando ci sono i mondiali, i governi tirano un sospiro di sollievo. La questione è complessa e sulla scacchiera ci sono tante pedine. Ci sono un Re e una Regina da battere. Iniziano per C e per R.

In ogni partita a scacchi che si rispetti, per vincere bisogna sacrificare qualche pezzo, anche importante.

Semplicemente il sospetto viene dalla irragionevole rigidità dell’Europa (rectius: Germania) verso la Grecia. Germania – ops, Europa – che pure è stata protagonista nella sua storia di diverse rimessioni di debito. E sì perché la terra dei Sassoni ha beneficiato nel 1953 dell’accordo di Londra, con il quale gli Stati vincitori la Seconda guerra mondiale (tranne la Russia), accettarono di eliminare il 50% del debito tedesco per evitare il default. Tra questi anche Italia e Grecia. Il resto del debito fu spalmato in decenni, finché il cancelliere Kohl non rifiutò di rinegoziare l’accordo. Cosa che sarebbe costata alla Germania parecchi dindi.

Ma in amore e in guerra tutto è concesso. E allora c’era la guerra fredda (e la Russia da bloccare in Europa) e serviva una Germania dell’ovest forte e stabile. Il debito fu rimesso ob torto collo.

E oggi c’è la guerra gelida. Guerra di egemonia. Guerra di controllo tecnomonetocratico.

Arriviamo al pedone sacrificabile.

Perché mai l’Europa sta forzando così tanto la trattativa, tanto da spingere la Grecia verso l’uscita dalla moneta unica?

Lasciamo un momento in sospeso, e guardiamo nel dettaglio cosa sta succedendo: i conti correnti sono bloccati e si possono prelevare solo cifre esigue. La schiavitù del Dio Denaro sta facendo il suo corso.

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Come può lo Stato, l’Europa, la Banca, negarci di prelevare i nostri soldi?

Può perché non sono nostri. Tecnicamente – in Italia – l’art. 1834 C.C. ci dice che la proprietà del denaro depositato è della banca. Non spaventiamoci. Questo perché la natura giuridica del deposito è quella di un prestito dato a mutuo, su beni “fungibili” (ossia sostituibili con altri dello stesso genere). E la disciplina del mutuo di questi beni, vuole che essi passino in proprietà al mutuatario (colui che riceve il prestito), il quale ha l’obbligo di restituirli – con gli interessi maturati – alla scadenza del contratto o a richiesta del mutuante.

Ma l’art. 1834 ci chiama “depositanti”, non mutuanti. Il denaro segue questo flusso: non prestiamo (depositiamo) i soldi alla banca, la quale li presta ad altri soggetti. Ma i soldi figurano sul nostro conto e noi li possiamo prelevare a richiesta, salvo per grosse somme per le quali serve un periodo di preavviso. Ma la somma che prestiamo alla banca è messa a disposizione di un soggetto cui quel denaro viene prestato. Eppure c’è da chiedersi come sia possibile che se andiamo allo sportello a prelevare i soldi ce li danno. Figurano come disponibili sul nostro conto. Ma figurano come disponibili anche sul conto del soggetto terzo! Ovverosia si duplicano…

Si chiama riserva frazionata.

Un buon espediente giuridico-finanziario per fare circolare il denaro senza che vi sia la necessaria copertura liquida. Il concetto si basa su un metodo usato dalle assicurazioni, ossia di ripartizione del rischio. Non è statisticamente probabile che i correntisti ritirino tutti contemporaneamente i propri liquidi. Se lo facessero, la banca non potrebbe coprire i depositi e plausibilmente fallirebbe. Inoltre – se fosse fatto su larga scala  il denaro perderebbe valore.

Per ovviare ulteriormente al fantasma del ritiro di massa, recentemente sono state introdotte anche le norme antiriciclaggio. Allo stato delle cose risulta particolarmente difficoltoso ritirare in contanti somme dalle 4 cifre in su. Se anche ci riuscissimo, avremmo sicuramente un piacevole tête a tête con la GdF. E non è che poi ci potremmo fare molto. Non si possono più comprare case, macchine o gioielli pagando tutto in contanti. È l’antiriciclaggio!

Quindi sareste proprietari di qualcosa che non potete usare. Per usarlo dovete depositarlo. Prestarlo. Perderne la proprietà.

Ma siamo pur sempre proprietari di carta. Carta convenzionalmente accettata come forma di pagamento. Carta con un valore convenzionale.

Sono finiti (già da un bel po’) i tempi in cui si poteva convertire il denaro in oro, poiché per ogni lira emessa esisteva il controvalore in metallo prezioso. Sono gli Statti Uniti che hanno cambiato il sistema, per poter finanziare la Seconda Guerra Mondiale. Ma guarda un po’, proprio loro..

Qual è il prossimo passo per evitare che la gente pretenda la sua carta e metta in crisi il sistema della riserva frazionata?! …semplicissimo: smaterializzare il denaro. Saremo dunque proprietari (rectius: depositari) di numeri.

E saremo depositari debitori. Poiché pagheremo con le carte di debito. E le nostre future transazioni si baseranno sulla “Credit History” (come avviene già negli U.S.A.), ossia la nostra capacità di assolvere ai debiti contratti. E se vorremo denaro (magari per comprare la casa) dovremo dimostrare di essere dei buoni pagatori.

E chi è debitore è controllabile. Specie coi numeri.

E la Grecia è debitrice. E se ci pare che non sia controllabile perché vota a un referendum, abbiamo gli occhiali un po’ appannati. Controllabile è sinonimo di usabile.

E sulla via della smaterializzazione c’è (anche) il Bitcoin. Moneta virtuale inventata da un anonimo (!) matematico cinese (!) che si basa su una doppia chiave crittografica (pubblica e privata, come la Posta Elettronica Certificata, per intenderci) e che non è soggetta ad inflazione. Questo perché viene emessa in base ad una proiezione matematica e la sua produzione (decrescente) è prevedibile e controllabile.

Questa moneta sta prendendo piede per pagamenti B2B, investimenti, speculazioni e tanto altro. Nel tanto altro ci sono le transazioni nel dark web. Ossia la parte di deep web (i milioni di pagine web non indicizzate dai motori di ricerca), usata per i traffici internazionali, i finanziamenti illeciti e il riciclaggio di denaro sporco.

E per fare questi traffici serve un software che garantisca l’anonimato dell’indirizzo IP del computer. Questo software si chiama Tor e tra i suoi finanziatori c’è il Dipartimento di Stato Americano. Che finanzia anche la NSA per potenziare le proprie risorse tecnologiche per scovare hacker anonimi, terroristi finanziati tramite Bitcoin e controllare. Genericamente, controllare.

Ma torniamo al nostro domandone.

Perché l’Europa forza la Grecia?! …una risposta chiara non c’è. Perché non c’è un complotto, o “il complotto”. Forse c’è un disegno, che abbraccia diversi scenari.

Sicuramente c’è una Russia con embargo, che protegge un certo Snowden, che avrà pagato la protezione con informazioni importanti. Un Russia vicina ad un Azerbaijan in forte crescita e ad un Kazakistan in veloce espansione economica. Una Russia in conflitto con l’Ucraina, vicina degli altri due ex possedimenti U.S.S.R. e futuro “hub” americano in Eurasia. Una Russia che controlla rifornimenti di gas dell’Europa. Una Russia che ha un alleato che si chiama Cina. Seconda economia del mondo e presto la prima. La cui valuta – lo Yuan – non si trova cambiato nelle banche europee! Una Cina in cui le carte di credito estere, funzionano poco e male e sicuramente non sui circuiti interni di “Unionpay”.

Dall’altra parte c’è un U.S.A. In crisi politica e finanziaria. Oltre che egemonica. Che non rende da anni ufficiali le ispezioni sulle riserve auree e si rifiuta di riconsegnare quelle dei paesi che gliele avevano date da custodire a Fort Knox e che ora le hanno richieste indietro. Un paese che verrà presto superato dalla Cina, che ha il suo Google, il suo Facebook, il suo Youtube, il suo Amazon e non deve chiedere niente a nessuno. Un U.S.A. che ha basato la sua economia sulle guerre. Ed è da un po’ che non fa.

…e Russia, Africa, Emirati, Azerbaijan e BRICS in genere, stanno da un po’ iniziando ad investire e transare in Euro e in RMB (gli Yuan cinesi). E questo non va bene (agli U.S.A.)! E l’Europa è “alleata” degli U.S.A., che per “precauzione” hanno ancora le loro basi militari sul territorio.

Ma che c’entra la pedina Grecia?

Diciamo che se i greci si incazzassero sul serio e si ribellassero alla (ex) Troika assaltando le banche, ci sarebbe una giustificazione per un intervento forte, magari militare. E la cosa potrebbe innescare un domino in altri paesi.

O invece potrebbe uscire dalla moneta unica o dall’Europa, causando una reazione a catena che farebbe crollare la zona Euro. I mercati crollerebbero …e inizierebbe la gara a chi ci compra prima. E a chi ci presta prima i (nostri) soldi. A chi ci controlla.

E allora, la vecchia, stanca, sperduta Europa, a chi guarderebbe per un aiuto? Alla cattiva Russia, all’infingarda Cina o ai vecchi cari caritatevoli Yankies?!

E mentre stiamo a guardare, belli concentrati, in direzione Grecia, là da qualche parte, alle nostre spalle, dove non guardiamo, chissà cosa succede.

Ma tranquilli, la scappatoia c’è: se hai debiti per poche migliaia di euro sarai perseguito, ma se hai debiti per milioni, tutti ti danno (altro) credito. Mettete dei contanti nei vostri cannoni!

E non accoriamoci troppo: se il motto del Nobel per la pace – conferito sulla fiducia – Obama era «Yes, we care», a noi basta un buon «Yes, week end».

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