Osservatorio finanziario CSR n. 2

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Ci vuole coraggio e qualcuno, in Italia, ce l’ha

Ci vuole coraggio e noi lo dimostriamo con i numeri. La produzione industriale italiana registra il miglior risultato dal lontano agosto 2011: questo il dato emerso dalle stime Istat sulla crescita (pari all’1%) avvenuta a gennaio rispetto a dicembre. Una crescita mensile così positiva non si vedeva da oltre due anni. Positivo inoltre l’indicatore tendenziale su base annua che si attesta a +1,4%.

I settori che hanno caratterizzato questa forte crescita sono stati principalmente quelli legati alla fabbricazione dei mezzi di trasporto (+12,0%), la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo esclusi macchini e impianti (+9,6%), la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (+5,9%) e le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (+3,8%). Fanalino di coda invece per l’attività estrattiva (-6,5%), la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-6,4%) e la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-5,6%).

Dopo questo ulteriore ed ennesimo – aggiungo per i più sordi ed increduli – dato positivo per la nostra economia, si inizia ad intravvedere e ad ascoltare tra la gente un timido risveglio di ottimismo. Non solo dal “basso” ovvero tra gli operatori dei vari settori (es. il settore industriale) ma anche nei risvolti della quotidianità di tutti noi.

Sembra ormai consolidata l’idea che tutte le persone impegnate nel cosiddetto “fare” abbiano fatto, stiano facendo e faranno ancora: non solo il loro dovere di lavoratori e cittadini ma anche di persone coraggiose perché di questo si tratta.

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Ci vuole coraggio di questi tempi. Infatti dall’ “alto” gli aiuti promessi in precedenza non sono ancora arrivati. E non si sa quando arriveranno e soprattutto quanto arriverà.

Sempre in capo a “quelli dell’alto” risulta di difficile comprensione quale sia il driver che verrà impiegato per aiutare la crescita occupazionale: nella recente conferenza stampa del nostro neonato Governo non è stato citato alcun atto concreto in questa direzione. Mancava forse una slide nella presentazione?

Una delle principali regole nella cosiddetta “arte della vendita” è la regola secondo la quale “non importa cosa vendi ma è importante invece come la vendi”. Se questa è ormai la nuova dinamica che regolerà il nostro vivere quotidiano (presentazioni 2.0, aste di auto, slogan per tutti e adatti a tutti), si può sapere allora che cosa ci toccherà comprare nei prossimi mesi?

I non occupati attendono indicazioni dall’“Alto”, gli occupati invece lavorano incessantemente (dal “Basso”) ma stentano a vivere dignitosamente mentre quelli dall’“Alto” osservano, parlano e non comunicano, fingono di sapere e continuano a parlare di crisi, colpe altrui e rimandi al 2018.

Ma perché nel nostro Paese non si può parlare del presente anziché ancorarci all’ormai trascorso passato o addirittura all’utopico futuro?

Stefano Masa – csr@varinipublishing.com

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