Osservatorio finanziario n. 12

di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest® 

“Il rendimento complessivo delle attività finanziarie appare del resto in molti casi, Italia compresa, decisamente inadeguato rispetto al rischio storicamente sopportato”.

Ecco una delle molte ed interessanti conclusioni alle quali si arriva consultando la Seconda Edizione del “Rapporto Osservatorio del Risparmio” pubblicato recentemente da UniCredit – Pioneer Investments.

Da osservatore dell’Osservatorio finanziario (come anche facile a dirsi “tra Osservatori”) mi sono soffermato sulla seconda parte del documento denominata “La ricchezza delle famiglie italiane e la sua allocazione”: incuriosito dalle tante rappresentazioni grafiche ho approfondito maggiormente quelle relative alla media dei rendimenti ottenuti e del rischio ad essi associato (rappresentato dalla volatilità).

L’analisi effettuata ha tenuto conto di una base storica che parte dal lontano 1996 fino ad arrivare al recente 2012: focalizzando l’attenzione sulla gestione operativa del risparmio da parte delle famiglie italiane si evidenzia come il portafoglio finanziario aggregato si caratterizza per lo più da una “… forte componente liquida e obbligazionaria, che rappresenta il 51% del portafoglio, unita ad investimenti in assicurazioni di tipo tradizionale – pari al 9% delle attività finanziarie – (a loro volta fortemente orientati verso titoli a reddito fisso) e fondi comuni, anch’essi investiti per buona parte in comparti a basso rischio” inoltre da “azioni, e principalmente le non quotate, dato il loro peso significativo (pari al 18% delle attività totali)”.

Per quanto sopra descritto posso dedurre e sintetizzare – secondo il mio modestissimo punto di vista – che noi Italiani non vogliamo assumere rischi eccessivi sui mercati finanziari e in qualche modo – per noi – è prioritaria la salvaguardia del nostro patrimonio: concordo e ne confermo sicuramente il mio “posizionamento” in questa tipologia di investitore.

Però … dove soprattutto nei mercati finanziari i “però” fanno quasi sempre una notevole differenza, guardando attentamente alcuni diagrammi – di cui uno in particolare che per comodità riporto – le risultanze che emergono su di noi, quale popolo sì di risparmiatori ma allo stesso tempo anche popolo di inconsapevoli detentori di rischio, la conclusione alla quale si arriva è diversa e corrisponde a quella da me usata come introduzione: “… Il rendimento complessivo delle attività finanziarie appare del resto in molti casi, Italia compresa, decisamente inadeguato rispetto al rischio storicamente sopportato”.

Sinteticamente i nostri portafogli, nonostante la loro composizione possa ritenersi “prudente”, registrano un grado di rischio superiore (anche se di poco) al rendimento medio annuo storicamente ottenuto (circa il 4%); altre famiglie invece, ma di altri paesi, hanno rendimenti simili al nostro ma contraddistinti da un “livello di rischio” più contenuto (v. Francia, Austria, Germania).

Nella parte finale di questa sezione emerge chiaramente che per poter migliorare e rendere efficiente questo rapporto di rischio/rendimento si richiede al singolo investitore “… un livello di educazione finanziaria e una conoscenza dei mercati non indifferente. Tuttavia, proprio per questo motivo, il fatto di poter far affidamento ad operatori professionali può essere d’aiuto”.

Sicuramente l’Osservatorio finanziario della Varini Publishing non può e non potrà rientrare (giuridicamente) nella categoria dei cosiddetti operatori professionali. Nonostante questo confermiamo a voi lettori/investitori la nostra immutata volontà di diventare un riferimento di informazione finanziaria indipendente per tutti coloro che hanno come obiettivo prioritario la crescita dei loro patrimoni: culturale e finanziario. 

Arrivederci alla prossima settimana.

Stefano Masa – info@quantinvest.it

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