Osservatorio finanziario n. 24

di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®

 

A Voi Lettori ed Investitori una dura verità: l’andamento dei mercati finanziari risulta ormai incoerente e pertanto “anomalo” con i propri fondamentali anche se questi ultimi sono confortati da buone notizie. Ad alcuni sembrerà impossibile mentre per altri è la conferma – con dati alla mano – di una loro convinzione ormai divenuta pressoché certezza.

Consiglio a tutti Voi Lettori la ricerca e la consultazione dell’articolo pubblicato qualche giorno fa a firma di Vittorio Carlini (“Il Sole 24 Ore”) dove venivano riportati alcuni dati di uno studio realizzato da Quant Lab ovvero la joint venture di ricerca tra la Scuola Normale Superiore di Pisa e List S.p.A. (società specializzata in soluzioni innovative per il mondo finanziario).

Tralascio volutamente gran parte dell’articolo soffermandomi invece su alcune conclusioni dello studio condotto che, analizzando l’indice Russell 3000 in un periodo compreso tra il 2001 e il 2012, evidenzia come alla pubblicazione di un market mover non segua il ragionevole (e sperato mi viene da aggiungere) effetto sui mercati.

I dati riguardano i cosiddetti flash-crash multipli e le risultanze emerse sono sconcertanti. Ancora più sconcertante la proporzione – e mai come in questo caso è meglio parlare di sproporzione – dei cosiddetti casi in cui ad una data notizia il mercato ha reagito in senso opposto a quanto sia la ragione che la razionalità avrebbero spinto gli operatori ad agire.

Nel 2010 solo 11 casi su 50 hanno trovato una corretta correlazione (e motivazione) tra l’andamento del mercato e la notizia pubblicata mentre nel corso dell’anno 2011 solo 8 casi su 74: a questi dati, lascio a Voi ogni commento.

Molti potranno affermare che queste risultanze confermano il detto borsistico «compra sui rumors e vendi sulla notizia» ma in questo caso non è proprio così. Lo studio condotto non parla di “rumors” ma bensì di market mover ovvero tutti quei dati macroeconomici concernenti l’andamento del Paese USA (es.: dalBeige Book della Fed alle vendite al dettaglio): questo – secondo me – il dato più rilevante. Non si tratta quindi di “notizie da bar” o provenienti “dall’amico dell’amico” su un titolo (magari una small cap) ma bensì di dati economici, di un Paese, di una nazione che attraverso il suo andamento influenza le sorti di altre economie e di riflesso dei nostri investimenti.

Come viene riportato nell’articolo, a motivare la causa di questo “incomprensibile andamento”, Fabrizio Lillo – Professore di finanza quantistica alla “Normale” di Pisa – afferma che «un’ipotesi, che nella nostra ricerca non abbiamo però analizzato con i numeri,  fa riferimento ai trading algoritmici ad alta velocità».

I trading algoritmici ad alta velocità, ricordate? Eccoli di nuovo: gli abbiamo trattati nell’Osservatorio finanziario n. 18 sottolineandone la forza e la velocità del loro cinismo sul mercato.

Ad affrontare il tema degli HFT sono ormai in molti. Trovo significativo ed interessante – consigliandone la lettura – il documento di Banca d’Italia n. 198 (Questioni di Economia e Finanza) realizzato da Alfonso Puorro.

Per Vostra opportuna informazione e ad ulteriore conferma dell’incipit iniziale di questo mio intervento, Vi riporto una parte delle conclusioni dell’autore del paper: «Un effetto collaterale all’alta frequenza è che grazie ad essa si sta determinando sui mercati un’importanza sempre maggiore di player fino ad ora sconosciuti al mondo della finanza e che rispondono a logiche di investimento diverse rispetto ai tradizionali operatori. Infatti, l’intervallo temporale minimo che caratterizza le strategie dei trader ad alta frequenza può spingere tali operatori ad ignorare quasi del tutto i fondamentali economici e le prospettive di crescita delle aziende, dando massimo rilievo ai movimenti di brevissimo periodo e alle possibilità di arbitraggio. Data l’elevato volume di scambi di pertinenza dell’alta frequenza, ciò determina modifiche nelcomportamento dell’intero mercato, influenzando, di conseguenza, le decisioni della totalità dei partecipanti al mercato stesso».

A tutte queste nostre umili argomentazioni, si affiancano invece quelle più autorevoli e maestose imposte dalla nuova Mifid per disciplinare questa tipologia di trading: peccato però, Cari Lettori ed Investitori, che la nuova regolamentazione, probabilmente, non si attuerà prima del 2017.

Fino ad allora sarà nostro dovere tenerVi opportunamente aggiornati.

Arrivederci alla prossima settimana.

 

Stefano Masa – info@quantinvest.it

 

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