Osservatorio finanziario n. 32

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di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®

«Sono tanto semplici li uomini e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare». A questa citazione di Machiavelli posso associare serenamente la definizione che Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli attribuiscono al termine “bolla” nel linguaggio di Borsa: «bolla speculativa: eccessivo rialzo di un titolo azionario rispetto al suo effettivo valore o alle sue reali potenzialità, provocato dall’erronea convinzione di una crescita costante della sua quotazione».

Potrei fermarmi qui perché la definizione è perfetta: riepiloga in poche parole la causa e l’effetto. Uno stato oggettivo (il rialzo di un titolo) a seguito di uno stato soggettivo ovvero l’emotività (l’erronea convinzione).

Dal punto di vista di chi scrive – un semplice investitore ed analista quantitativo – l’emotività nei mercati finanziari è sinonimo di fallimento o per lo meno di potenziale perdita. Necessito di ancore oggettive e preferibilmente numeriche perché sono le più semplici da gestire (sia ex-ante che ex-post). Ho bisogno di operare con un minimo di luce accesa nel buio della quotidianità delle contrattazioni sui mercati e se all’improvviso incappo in un black out allora devo essere pronto ad avere con me qualche candela, non si sa mai.

Tutto questo può sembrare timore ma è semplice rispetto precauzionale nei confronti dei mercati finanziari.

Attraverso una piccola torcia portatile e cercando di illuminare il più possibile l’orizzonte dei mercati, è bene distinguere quando si parla di “bolla speculativa” oppure “ipercomprato”.


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Generalmente abbiamo una bolla quando:

 

  • il prezzo di un bene raggiunge livelli molto alti in breve tempo;
  • sì è diffusa una certa euforia attorno al bene e se ne sente parlare in continuazione (solo positivamente);
  • è presente una vera e propria corsa all’acquisto a qualsiasi prezzo: «tanto salirà ancora ed io guadagnerò ulteriormente»;
  • il bene è nelle tasche di quasi tutti gli operatori.

 

Con quest’ultimo punto citato il “gioco” si rompe anzi si è già rotto, infatti il bene è nelle tasche di “quasi” e ripeto “quasi” tutti gli operatori.

Chi manca all’appello? Gli investitori istituzionali. Ma come? Proprio loro che in genere sono paragonabili a veri e propri squali, mancano a questa grande abbuffata? Certamente. Hanno venduto, lentamente e senza fretta agli ultimi arrivati e si stanno godendo l’imminente spettacolo (la futura discesa del bene) magari sulla falsa riga di un evento negativo riconducibile al mercato e non tanto al bene stesso.

Tutto questo comporta – ironicamente – il delinearsi di una caratteristica distintiva delle “bolle speculative” rispetto a quelle di sapone (v. la canzone citata nel precedente Osservatorio Finanziario): le prime si sgonfiano molto più velocemente di quanto hanno impiegato a gonfiarsi.

È ovvio che in questo intervento ho cercato di semplificare al massimo i concetti e volutamente ho tralasciato richiami alle teorie di Robert Shiller e Eugene Fama ma l’importante per chi scrive è aver suscitato la curiosità e l’interesse nel lettore pregandolo di approfondire eventuali tecnicismi attraverso letture specifiche.

Detto tutto questo. Gli attuali corsi dei mercati azionari (v. l’indice statunitense S&P500 su nuovi massimi storici) incorporano il pericolo di una bolla speculativa?

Cercherò di fornire una possibile risposta già nel mio prossimo appuntamento.

A presto.


Stefano Masa – info@quantinvest.it

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