Osservatorio finanziario n. 34

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di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®

La differenza tra economia e finanza è ad alcuni evidente (quasi) per partito preso ma quando i numeri invece lo dimostrano è un dovere per tutti prenderne atto e difendersi. Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla pubblicazione dei dati sul Pil italiano (ovvero l’economia): saldo negativo nel primo trimestre 2014 (-0,10%). Come pronta risposta ha subito seguito un deciso ribasso della Borsa italiana (ovvero la finanza). Nei giorni successivi però questa correlazione è stata praticamente messa da parte e la finanza ha prevalso sull’economia: recupero delle precedenti perdite e segno positivo rispetto al giorno precedente della pubblicazione dei dati.

Si potrebbe obiettare a tutto questo derubricandolo semplicemente come “caso singolo” o “sporadico” ma non è proprio così.

Prendendo spunto da un recente articolo di Vittorio Carlini – giornalista de “IlSole 24Ore” da me più volte citato – si evidenziano le distonie tra la cosiddetta “economia reale” e quella di “carta” (la nostra finanza appunto).

A conti fatti l’andamento dell’economia (rappresentata dal Pil) è decisamente poco correlato con quanto succede in Borsa e quindi nelle nostre tasche. Non solo nel nostro Paese ma anche all’estero.

Vero è che le piazze finanziarie scontano sempre – anche anticipando – l’andamento economico di un paese ma quando queste risultanze diventano sistematiche è necessario porsi qualche domanda: se ci troviamo di fronte ad ormai una (presunta) regola perché viene data enfasi solo per il caso di ribasso dei mercati mentre non si enfatizza il recupero successivo?

Come riporta Vittorio Carlini, affiancando ai dati del Pil quelli dell’indice azionario di riferimento di ogni singolo paese, la correlazione non appare coerente. Quantitativamente si registra infatti un dato medio di correlazione – dal 2000 ad oggi – inferiore allo 0,40 (un valore pari a 1 rappresenterebbe una correlazione perfetta mentre un coefficiente pari a -1 una correlazione inversa).

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Analizzando maggiormente le serie storiche, dal 2007 ad oggi, il coefficiente di correlazione per singolo paese si riduce ulteriormente con valori compresi che oscillano dallo zero allo 0,20: ci troviamo sostanzialmente di fronte al trade-off del cosiddetto “rosso o nero”.

 

 Fonte: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&init=1&plugin=1&language=en&pcode=tec00115

Chiarito ormai – con i numeri – questa “nuova regola”, il sistema economico-finanziario europeo ha pensato bene di complicarci la vita ed introdurre nuove variabili. A partire da quest’anno cambia il Sistema dei conti nazionali (Sec) ovvero la metodologia che tutti i paesi europei dovranno impiegare per la produzione di dati di contabilità nazionale. La novità introdotta – più unica che rara – è quella riconducibile all’inserimento nel nuovo calcolo delle cosiddette voci legate alle attività illegali: il traffico di droga, la prostituzione ed il contrabbando. Nel nostro paese, il peso di quest’ultima “new-economy”, registra valori compresi tra 255 e 275 miliardi di euro ossia tra poco più del 16% e il 17,5% del nostro Pil.

Da cittadino italiano sorge spontanea una domanda: se fino a ieri non abbiamo gestito al meglio il nostro Pil ed il relativo rapporto Debito/Pil, oggi, a seguito dell’introduzione di queste nuove “voci di bilancio” – per le quali a detta di alcuni il nostro Paese è potenzialmente leader – possiamo solo migliorare?

A presto.

Stefano Masa – info@quantinvest.it

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