Osservatorio finanziario n. 35

di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®

A voi tutti gentili lettori e soprattutto a te Edoardo, amico e mio editore, porgo le mie doverose scuse per quello che leggerete in questo mio intervento. In questi giorni ci ho pensato molto e trovandomi stretto nelle maglie del pensiero di Erodoto per il quale «fra le pene umane la più dolorosa è quella di prevedere molte cose e di non poterci far nulla» e l’immancabile osservazione dogmatica di Cicerone «e nemmeno è utile sapere ciò che accadrà: gran miseria angustiarsi per ciò cui non puoi porre rimedio», ho deciso.

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Da oltre un anno mi avete conosciuto attraverso questi periodici momenti di incontro ed io stesso ho avuto il piacere di conoscere alcuni di voi apprezzandone il ricco confronto nato grazie alle diverse tematiche affrontate.

Sapete di me che sono un cosiddetto “quantitativo” ovvero un soggetto che investe solo in base a logiche oggettive (prevalentemente matematiche) e non in base agli umori del momento o ai moltissimi “sentito dire”.

Sapete di me che non amo investire nel cosiddetto “lungo periodo” proprio perché – da me dimostrato – questo approccio non è sinonimo di risultato o quanto meno di gestione efficiente del denaro.

Sapete ancora di me che diffido nel fare previsioni e da tutti coloro che, come veri e propri oracoli, emettono la loro predizione che il più delle volte è verosimilmente considerata al pari di una sentenza. Ma oggi devo ammetterlo: mi trovo di fronte ad un dato sconcertante che io stesso – con le dovute precauzioni del caso – ritengo indispensabile condividere con tutti voi.

I grafici che seguono forniranno i dovuti spunti di riflessione ad ognuno di noi: me compreso ancora una volta


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Le precedenti rappresentazioni grafiche, anche a chi non è un attento osservatore, si evidenziano correlate se non addirittura sovrapponibili sia come andamento che configurazione: per opportuna praticità ho numerato i punti di similitudine.

Ovviamente non possiamo trovare perfette e medesime coincidenze: si tratta infatti di due mercati finanziari apparentemente diversi e distanti tra loro ma con l’intera configurazione – cosiddetta di “lungo periodo” – che non lascia alcun dubbio nella sua sistematicità di correlazione.

Può apparire banale tutto questo salvo che non si tratti di una vera e propria (malaugurata) profezia.

In sostanza: il primo grafico rappresenta l’andamento del mercato azionario giapponese (indice Nikkey 225 – periodo compreso dal 03 marzo 1986 al 03 gennaio 1990) mentre il secondo andamento è riconducibile all’indice azionario statunitense (indice S&P500 – periodo compreso dal 16 settembre 2009 al 30 maggio 2014).

Di seguito i rispettivi e successivi andamenti attraverso due big pictures di entrambi i mercati.


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Tutto questo cosa può significare? Per i pessimisti un’ulteriore “casistica” a favore di un imminente crollo dei mercati azionari, ovvero un ulteriore fattore che si aggiunge ai recenti e gridati titoli della famigerata “Bolla sui mercati”. Viceversa per i più ottimisti si tratta semplicemente di una delle solite considerazioni di un qualsiasi analista tecnico che vuole farsi luce nel poliedrico mondo delle analisi (sempre utopiche) previsionali.

Non credo di appartenere né alla prima come neppure alla seconda categoria. Quanto da me evidenziato, lo considero quale “dovere di cronaca finanziaria”: c’è un dato, un fatto, ed è bene descriverlo e diffonderlo ai molti. Quest’ultimi potranno – approfondire o meno – i molteplici punti di vista.

All’inizio di questo intervento ho rivolto a voi lettori le mie scuse così come al mio stimato editore: mi sono scusato perché con questa “profezia” non vorrei creare ansie ed ulteriori perplessità nella sfera degli investimenti di tutti coloro che cercano di preservare il loro patrimonio. Mi sono scusato e rinnovo le mie scuse se sono apparso come un visionario versione 2.0. Mi scuso e rinnoverò ancora le mie scuse se questa mia illustrazione prospettica, derivata però da un’approfondita analisi quantitativa, possa aver turbato l’animo di coloro che “è sempre il momento giusto per investire, soprattutto sui mercati azionari”.

Ancora e ancora infinite scuse per questo mio errore nell’aver fatto – per una volta anch’io – una “previsione” e per lo più così ardua: se così fosse intesa, credetemi, non era mia intenzione.

Se con il trascorrere del tempo, tutto questo mio elucubrare si rivelerà un errore, un mio grossolano errore, sarà mia cura scusarmi ancora con tutti voi appellandomi alla citazione di Voltaire «Ama la verità, ma perdona l’errore». Qualora invece ci fosse un minimo spiraglio di luce riconducibile a questa mia deduzione, ancora una volta il mio dovere sarà compiuto.

In fondo – come cita lo scrittore francese J. Cocteau – «La verità è troppo nuda, non eccita gli uomini».

A presto.


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