Osservatorio finanziario n. 38

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di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®

Asta da record per i titoli di stato del nostro paese. In effetti il vero record l’ha fatto il nostro Tesoro che ormai è vero “tesoro” solo per le sue tasche collocando di fatto nei giorni scorsi circa 19 miliardi di euro dei propri strumenti finanziari ad un rendimento compreso tra l’1,24% (scadenza a 5 anni) e il 2,81% (scadenza 10 anni). Tutto questo comporta “una” anzi “la” semplice considerazione: «Tu risparmiatore presti a me Stato i tuoi soldi. In cambio della fiducia che riponi in me, dopo almeno cinque anni, il tutto ti verrà ricambiato con il riconoscimento di un rendimento annuo netto inferiore all’1%*».

Viste le condizioni dell’accordo, si tratta di una gratificazione oggettivamente troppo modesta? Dipende dai punti di vista.

Sicuramente da parte del Tesoro e quindi dello Stato, è un ottimo affare. Ma chi attualmente si sentirebbe di offrire di più? Appare scontata la risposta: la nostra Piazza Affari o comunque l’investimento sui mercati azionari almeno sulla carta già scritta attraverso i suoi conseguiti rendimenti ormai passati.

Che fare quindi? Investire negli attuali corsi dei mercati azionari corrispondenti ai massimi di periodo? Affidarsi ad esperti che garantiscono soluzioni di investimento sempre vincenti? Tuffarsi nell’oceano della materie prime o scalare le vette dei mercati valutari? Molti gli interrogativi per la maggior parte degli investitori.

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«Acquistare, o non acquistare, questo è il dilemma» potrebbe essere la battuta che verrebbe citata ai nostri giorni dall’ “Amleto investitore” e senza ombra di dubbio – l’attuale dilemma – potrebbe essere sciolto con il proseguo del suo celebre soliloquio:

«Se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire… nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali di cui è erede la carne: è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire, dormire. Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo, perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale deve farci esitare. È questo lo scrupolo che dà alla sventura una vita così lunga. Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo, il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo, gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge, l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo che il merito paziente riceve dagli indegni, quando egli stesso potrebbe darsi quietanza con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli, grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa, se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte, il paese inesplorato dalla cui frontiera nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà e ci fa sopportare i mali che abbiamo piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti? Così la coscienza ci rende tutti codardi, e così il colore naturale della risolutezza è reso malsano dalla pallida cera del pensiero, e imprese di grande altezza e momento per questa ragione deviano dal loro corso e perdono il nome di azione».

Compresa quindi l’ideale soluzione suggerita?

Attendiamo con calma il passaggio dell’estate senza alcuna fretta proprio perché solo dopo aver perso qualcosa, ci si accorge di quanto era importante.

A presto.

 

Stefano Masa –  info@quantinvest.it


(*) Ipotizzando un investimento a 5 anni all’attuale tasso dell’1,24% il rendimento effettivo netto nelle tasche dell’investitore è inferiore all’1,00% perché oggetto di pagamento dell’aliquota sulle rendite finanziarie (12,50%) e dell’imposta di bollo su titoli, strumenti e prodotti finanziari (0,20%).


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