Osservatorio finanziario n. 5

di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®

Perché non si investe nel lungo periodo? Ovvero perché l’Osservatorio finanziario della Varini Publishing preferisce investire nel breve.

Per obbligo di riservatezza chiamerò semplicemente A. l’interlocutore che mi ha posto il precedente interrogativo nel corso di un mio recente discorso tra “addetti ai lavori”.

Spero che il gentile Sig. A. abbia modo di leggere – prima o poi – questo intervento attraverso il quale cercherò di rispondere al suo quesito in maniera esaustiva ma allo stesso tempo semplice.

Ritengo inoltre che per meglio sostenere la tesi sull’importanza dell’investire “nel breve anziché nel lungo periodo” sia necessario più di un intervento e quindi preannuncio che per fornire “robuste argomentazioni” non mi limiterò al presente appuntamento periodico.

Fatte le dovute premesse, iniziamo.

Per definire questo nostro “nuovo approccio all’investimento” si deve partire da una vera e propria decodifica di quello di cui stiamo parlando e quindi specificare e comprendere il significato dei due principali termini e temi che troviamo: “investire/investimento” e “lungo periodo”.

La spiegazione di investire/investimento si può trovare facilmente su qualsiasi dizionario o altra fonte ed in quasi tutte le definizioni possiamo ricavarne il seguente ed elementare significato: l’ “investire” (nel contesto finanziario) prevede un impiego di somme risparmiate al fine di poter ottenere un rendimento futuro (positivo) nel corso di un determinato orizzonte temporale; fino a questo punto non ci sono grosse difficoltà.

Nascono invece alcuni dubbi sull’interpretazione del cosiddetto “orizzonte temporale dell’investimento” ovvero a quanto quest’ultimo possa corrispondere in funzione del numero di anni.

Attraverso una breve ricerca il “fattore tempo” si può tradurre in tre grandi categorie temporali: breve, medio, lungo. Escludo volutamente tutte le sfumature che si possono comunque trovare in letteratura finanziaria come brevissimo, medio-lungo e così via.

Sommariamente si può affermare che il “lungo periodo” può corrispondere ad un obiettivo temporale di almeno dieci anni ma – attenzione – non tutti la pensano così! Infatti, ricercando accuratamente, si possono trovare “lunghi periodi” di soli cinque anni o addirittura ancora più brevi: ad esempio c’è chi sostiene che per l’investimento azionario può bastare un arco di tempo superiore all’anno.

È possibile che attorno a questo “magico numero” si possa nascondere così tanto mistero?

Decisamente sì e quindi per ovviare ad altre innumerevoli ricerche, mi affido al verbo di Assogestioni ovvero all’Associazione del risparmio gestito in Italia. Attraverso una loro nota di studio denominata “L’orizzonte temporale nei prospetti semplificati dei fondi aperti” (gennaio 2012) trovo molti dati interessanti e soprattutto una valida risposta al mio cercare: “lungo periodo” dicasi “superiore a dieci anni”. 

Per ora fermiamoci qui anche perché ho dimenticato un aspetto fondamentale che invece va ricordato assolutamente: A. e’ un piccolo bambino che da qualche tempo ha imparato a conoscere il mondo dei numeri: nonostante il valido metodo di insegnamento scolastico ho potuto constatare personalmente che anche lui – per ora – ha difficoltà nel contare fino ad arrivare al cosiddetto “lungo periodo”.

Concediamo però al nostro piccolo amico quel giusto e meritato “orizzonte temporale” necessario per apprendere: magari in ottica di “breve periodo” ovvero quell’arco di tempo che consapevolizza maggiormente l’agire dell’essere umano.

Continua.

Arrivederci alla prossima settimana.

Stefano Masa – info@quantinvest.it

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