Osservatorio finanziario n. 52

alt

di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®


Sembra sia stata concordata la fine della temuta evasione fiscale. Almeno dal punto di vista temporale. L’anno 2017 coinciderà con una svolta storica: attraverso un accordo internazionale siglato recentemente a Berlino, 51 Paesi – che diventeranno 92 nel 2018 – saranno obbligati a procedere con il cosiddetto “scambio di informazioni” tra Paesi aderenti.

L’accordo di Berlino fa seguito al precedente via libera dello scorso 14 ottobre, dove l’Ecofin, ha avviato una direttiva attraverso la quale poter applicare lo scambio automatico dei dati anche agli interessi, dividendi, saldi dei conti correnti e proventi dalla vendite di attività finanziarie.

Tutto questo potrà impattare positivamente sulla nostra economia? Le cifre in gioco sono moltissime e ancora oggi non si riesce a quantificare in maniera precisa il loro ammontare ma sta di fatto che in Italia, anche in Italia, qualcosa di muove.

Da qualche giorno, si trova in Senato, l’intero progetto relativo al “rimpatrio” dei capitali detenuti all’estero mediante la cosiddetta Voluntary Disclosure. Un’emersione che in base ad alcuni studi ri-porterebbe all’interno dei nostri confini nazionali importi compresi tra i 30 ed i 40 miliardi di euro con un conseguente saldo positivo per il nostro Erario pari ad una cifra di poco inferiore ai 7 miliardi.

alt

Ci sono ancora molte cose da chiarire ma sembra ormai certo il termine ultimo per la possibile adesione a questo tipo di “sanatoria”: il 30 settembre 2015 è l’ultima data disponibile per tutti coloro (persone fisiche e aziende) che vorranno far pace con il fisco italiano.

Da un semplice incrocio tra le varie date emerse dai molteplici tavoli internazionali, appare evidente come la procedura avviata dal nostro Paese sembra coincidere come una vera e propria “ultima spiaggia” per tutti coloro che hanno – ad oggi – delle pendenze nei confronti dell’Erario. Oltre il 2015, le vie di fuga, per tutti coloro che sono fino ad oggi fuggiti e sfuggiti, sembrerebbero ridursi notevolemente.

Ovviamente questo tipo di manovra, se non stravolta nel corso dei lavori al Senato, potrà essere favorevole al nostro Paese, e paradossalmente, ancora una volta, a tutti coloro che in questi anni hanno ovviato al pagamento dovuto nei confronti delle casse dello Stato.

Da una prima lettura delle caratteristiche salienti di questa nuova “manovra” salta subito all’occhio il meccanismo di calcolo a forfait per capitali inferiori ai 2 milioni di euro: il motivo? Probabilmente la coerenza con la logica del tassare i più poveri, che pur avendo poco, sono tanti.

Ebbene sì: anche nell’evasione fiscale, è presente una lotta di classe.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.