Osservatorio finanziario n. 63

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di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®


I tempi cambiano. Ora sono le banche che attendono in fila dietro i loro clienti

I tempi cambiano, e non sempre in meglio. Il sistema bancario è giunto al suo ultimo atto, ovvero la sua naturale fine. Ricordate la crisi del ’29? Oltre ai poveri disoccupati c’erano lunghe file di ricche persone in attesa del loro turno allo sportello. Oggi avviene il contrario: se una banca dovesse fallire è la stessa banca a mettersi in fila dietro i propri clienti.

È notizia di qualche giorno che, ad un dissesto bancario, non viene più in aiuto lo Stato ma ne rispondono direttamente i creditori ovvero: gli azionisti, gli obbligazionisti ed in alcuni casi gli stessi clienti. Questo è quanto accaduto in Austria, paese a noi confinante e facilmente distinguibile, non solo per il suo territorio ma soprattutto per il prestigioso rating AA+ emesso da Standard & Poors o addirittura Aaa secondo Moody’s.

Il fatto: la banca Hypo Alpe Adria nel lontano 2009 è stata nazionalizzata dallo Stato a seguito di una eccessiva svalutazione su crediti ritenuti di “cattiva qualità”. Per consentire il salvataggio si era costituito un nuovo soggetto bancario: la Heta ovvero una bad bank con l’obiettivo di poter traghettare il tutto in porti più sicuri. A distanza di ormai cinque anni l’azione non ha conseguito gli effetti sperati e – in soldoni – si è registrato un buco pari a 8,7 miliardi di euro.

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Fino a maggio scorso gli eventuali default (bancari o di un Paese) venivano ripianati da “Stati amici” (come nel caso degli aiuti della Ue a favore della Grecia) o dallo stesso Stato attraverso una cosiddetta operazione denominata “Bail out” ossia un vero e proprio salvataggio dall’esterno. Ora le cose sono cambiate (come i tempi) ed infatti, dallo scorso maggio, è stato introdotto il cosiddetto “Bail in” cioè un aiuto dall’interno. La logica sottostante a quest’ultimo caso trova una sua “naturale” spiegazione nel limitare il più possibile l’eventuale ricaduta del dissesto (di un Paese o del suo sistema bancario) sulle tasche dei contribuenti del Paese creditore infatti – da oggi – le perdite verranno ripartite coinvolgendo direttamente i privati.

Ufficialmente la nuova normativa prenderà piede a partire dal prossimo 2016 ma, è facoltà del singolo Stato, anticiparne la sua attuazione.

L’istituzione bancaria o semplicemente “la banca”, era nata storicamente per soddisfare le esigenze dei risparmiatori raccogliendo il loro denaro ma, a partire dal prossimo 2016 “cambierà” (come i tempi) la sua ratio: in caso di fallimento dell’istituto, le perdite risultanti, saranno ripartite tra i soggetti privati compresi gli obbligazionisti ed i depositanti ovvero l’intera linfa vitale del sistema creditizio chiamati comunemente “clienti”. Ovviamente la normativa (v. Direttiva 2014/59/UE del 15 maggio 2014) disciplina l’interezza degli interventi a carico di ogni potenziale soggetto coinvolto ma la sostanza non cambia: semplificando il concetto si può desumere però che ogni istituto bancario – in caso di proprio dissesto – sarà soggetto a tutela non più dallo Stato di appartenenza ma attraverso (anche e soprattutto) i propri clienti. Per alcuni appare sconcertante mentre per altri si è fatta – finalmente – giustizia a tutela e salvaguardia dello Stato e dei suoi incolpevoli contribuenti. Il dibattito è aperto.

Come si è visto i tempi sono cambiati. La banca è ed era nata quale istituzione a sostegno dei clienti ed ai loro patrimoni. Ora invece sono i clienti che supportano l’attività bancaria fino all’ultimo atto: il fallimento. Quest’ultimo ragionamento – per molti – potrebbe apparire scontato perché “è sempre stato così” ma un conto è parlarne altro discorso invece è rimetterci di tasca propria: normativa europea consentendo.

I tempi sono cambiati e le banche in fila sono tante: la loro attesa è finita.

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