Osservatorio finanziario n. 65

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di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®

La voglia di occupazione non migliora: no all’Istat, no all’Expo, no alla Festa dei lavoratori. Sì invece agli happy hour

La tradizionale Festa dei lavoratori verrà sostituita dal rivoluzionario e più moderno happy hour dei “disoccupati”. Disoccupati tra virgolette perché nella dignitosa categoria dei soggetti privi di lavoro, viene ricompresa – purtroppo – quella delle persone che hanno il coraggio di rifiutarne uno.

E tra le persone che possono vantare questo senso di sfrontatezza ci sono i nostri giovani. «I giovani rifiutano il lavoro» o quanto meno una parte di loro l’ha fatto. È infatti notizia di qualche giorno fa che, nella selezione di possibili candidati per il nostro imminente Expo italico, una gran parte dei ragazzi – di età inferiore ai 30 anni – non ha più continuato l’iter di selezione alla quale avevano partecipato.

La società che ha gestito le selezioni ha precisato che il 46% dei rifiuti è arrivato per due specifiche posizioni: “area team leader” e quella di “operatore di grandi eventi”. Entrambe le offerte prevedevano turni di 8 ore su 24 con disponibilità anche nel fine settimana. Da quanto emerge, alla base dei rifiuti, ci sono «la lunghezza e la complessità del processo di selezione e la turnazione che prevede il lavoro anche nelle giornate di sabato e domenica».

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L’importo riconosciuto al candidato era interessante – si parla di somme comprese tra 1.300 / 1.500 euro al mese – ma probabilmente chi non ha ritenuto opportuno questo impiego avrà avuto i suoi motivi. Motivi che non dovranno essere solo “buoni” ma oggettivamente giustificati e soprattutto responsabilmente argomentabili. Molte persone che hanno rifiutato l’offerta hanno replicato fornendo le loro spiegazioni ma il dato alla fine non cambia: poco meno della metà dei candidati non ha accettato per propria scelta personale e non per l’ormai famosa e blasonata crisi occupazionale.

A questo 46% di coloro che hanno il coraggio di rifiutare un lavoro si accosta invece il recente 42,6% rilevato dall’Istat quale dato percentuale rappresentativo della disoccupazione giovanile rilevata a febbraio: il valore è salito di 1,3 punti percentuali su mese e di 0,1 punti su anno. Dalle rilevazioni emerge che su 100 ragazzi – di età compresa tra i 15 e i 24 anni – quasi 11 pur cercando un lavoro non lo trovano.

Salta subito all’occhio l’immediato confronto. Le percentuali registrate sono alquanto simili (46% rispetto al 42,6% del dato Istat) come le stesse fasce di età anch’esse molto vicine tra loro.

Sorge a questo punto un solo dubbio da indirizzare ai nostri giovani: lavorare in condizioni – anche – non proprio ideali conviene? Proveremo a cercare risposte nei vari locali preposti alla movida: all’ora dell’happy hour c’è sempre grande folla. Qualcuno risponderà.

 

 

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