Osservatorio finanziario n. 67

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di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®


Finalmente è giunto il momento: tutti in banca all’insegna del risparmio!

Non è mai successo in Europa che a primavera inoltrata e con l’estate alle porte si registrino variazioni sotto lo zero. Nonostante questi valori però il clima rimane surriscaldato. Tradotto in numeri: per la prima volta nella storia, il tasso interbancario Euribor a tre mesi va sotto zero e registra un valore di inizio mese (maggio) pari a -0,007%. Finalmente una buona notizia per tutti coloro che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere un mutuo a tasso variabile.

Questo calo è dovuto prevalentemente al massiccio piano di intervento (quantitative easing) firmato dalla Bce. Dal punto di vista teorico – e probabilmente nella pratica – è una buona notizia: il costo mensile dei mutui si abbasserà anche se non immediatamente per via del metodo di calcolo di ogni singolo mutuo.

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È bene però fare chiarezza su un punto fondamentale sgombrando – l’eventuale – ambizione di coloro che, sperando in una continuazione della discesa dei rendimenti, si vedano rimborsati di una quota parte della rata mensile. In Europa è già accaduto, vero: alla Danimarca che, a seguito del taglio dei tassi ufficiali (portati a -0,75% al fine di impedire il deprezzamento della propria moneta) alcune banche hanno rimborsato i clienti in quanto lo spread applicato ai mutui risultava essere inferiore – in valori assoluti – al precedente 0,75% (negativo). Caso analogo quello della Spagna: Bankinter (settimo istituto di credito del paese) ha dovuto rimborsare i propri clienti che avevano stipulato mutui legati al franco svizzero (anche la banca centrale svizzera ha portato i tassi sotto lo zero per consentire un rapido indebolimento della propria valuta).

Sono casi isolati e non riconducibili alla nostra attuale situazione economico-finanziaria.

I vari istituti di credito stanno correndo ai ripari attraverso clausole che non consentono interessi inferiori allo spread annullando – di fatto – l’effetto “Euribor-negativo”.

L’attuale situazione sul mondo mutui è praticamente riepilogabile con i seguenti spread: quelli a tasso variabile registrano un valore medio dell’1,5% mentre i contratti a tasso fisso possono scendere sotto il 3%.

Che fare quindi? Ovviamente ogni casistica avrà una serie di variabili (durata, reddito, finalità ecc.) che porteranno a riflettere il sottoscrittore. Resta comunque il fatto che queste “normali e trasparenti” condizioni di mercato non potranno durare per moltissimo tempo perché soggetti alla tanto attesa ripresa dell’inflazione (obiettivo della messa in atto del piano di QE).

Restringendo il più possibile il raggio d’azione e semplificandone ovviamente i termini di intervento, si può comunque suggerire: per un mutuo con durata superiore ai 15/20 anni potrebbe anche essere plausibile la scelta del tasso fisso. Viceversa per tutti coloro che hanno stipulato precedenti rapporti è consigliabile l’eventuale surroga.

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