Osservatorio finanziario n. 70

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di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®

La Grecia è sola. Anzi «è solo parte di una squadra»

Adesso basta. Probabilmente non si doveva arrivare a questo punto e invece, purtroppo, ci si è arrivati. Quando si sente un premier di un paese (la Grecia) che si rivolge ad un organo istituzionale (il Fondo monetario internazionale) con il pesante appellativo «criminale» ritengo che la soglia di sopportazione sia stata – ormai – abbondantemente superata. Per lo più, quando lo stesso premier, a causa di una sua incompiutezza negoziale con le controparti in causa, si reputi legittimato a poter scaricare le potenziali conseguenze sui creditori aventi diritto, probabilmente si è giunti ad un punto di non ritorno. «Umiliare non solo il governo ma anche il popolo greco» così Alexis Tsipras ha manifestato il suo malcontento in queste ultime ore.

In questa lunghissima vicenda, perché di molto lunga si tratta, bisogna mettere un po’ di ordine e fare la dovuta chiarezza: la crisi greca parte sul finire del 2008 inizio del 2009. La crisi internazionale, in quel periodo, fu amplificatore delle notevoli carenze strutturali che il paese ellenico stava vivendo: in primo luogo la pessima gestione delle finanze pubbliche alla quale, la profusa corruzione ed evasione fiscale, facevano da ulteriore corollario. 

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Già nel corso del 2009 emergeva un vero e proprio stato di emergenza: l’allora capo di governo Papandreu andava dichiarando apertamente il rischio fallimento. Rischio scampato grazie ad un intervento sui conti pubblici nel marzo 2010. Nello stesso anno arrivarono investitori esteri portatori di nuova liquidità; nonostante l’immissione di quest’ultima nelle casse greche ed i numerosi sforzi in campo internazionale per colmare le precedenti lacune, il rischio-paese rimase ancora troppo elevato fino ad obbligare le principali agenzie di rating (Moody’s in testa) a rivedere il loro giudizio sottolineandone un peggioramento fino alla classificazione molto prossima al default. Altri interventi del governo, nuovi tagli, privatizzazioni e soprattutto nuovi aiuti – gli ennesimi  da parte dei vari organismi internazionali, primo fra tutti il Fondo monetario internazioanale.

Dal primo – temuto – allarme paese, sono trascorsi oltre cinque anni. La situazione non sembra essere migliorata, anzi pare sia peggiorata: un peggioramento soprattutto sul piano formale ovvero quello dei rapporti con le controparti sedute al tavolo dei negoziati. Un tavolo percosso dai ripetuti pugni battuti da parte del debitore nei confronti del creditore. Da colui che ha già ricevuto ma vuole ancora, ancora di più. Una continua prova di forza dove il rapporto dare/avere viene stravolto a seconda del momento. Un arbitro oggetto di arbitrio che, pur consapevole del proprio potere, nonostante la ricerca di un compromesso (a suo danno) non viene neppure ascoltato se non a tratti deriso dal proprio interlocutore.

Il limite è ormai superato. La posta in gioco è alta ma non altissima. È plausibile immaginare che a questa tornata possa accadere qualcosa di diverso rispetto al passato. Una svolta. Un segnale. Un segnale di forte cambiamento per tutti.

I mercati finanziari sono pronti e aspettano questo momento da tempo.

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