Osservatorio finanziario n. 74

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di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®

L’insostenibile leggerezza dell’essere. Virtuale o reale?

Il francese Mark Karpelès non ce l’ha fatta. È rimasto reale e non virtuale come la sua creatura: il bitcoin. Nessun virus informatico o attacco hacker per le autorità nipponiche. Mark, un genio della programmazione che già a tre anni era appassionato di informatica, è stato arrestato a Tokyo con una accusa molto grave e concreta: aver falsificato, attraverso accessi illegali, i dati riconducibili ai saldi dei propri clienti comportando la bancarotta – lo scorso febbraio 2014 – della sua stessa società la Mt.Gox ovvero la più grande piattaforma mondiale di scambi in moneta virtuale. Un fallimento di oltre 350 milioni di dollari come controvalore di allora (*).

Lui si dichiara innocente e respinge ogni accusa. Chi non lo farebbe. Nega la sottoscrizione di qualsiasi documento a lui sottoposto perché in assenza dei suoi legali. Il collasso di Mt.Gox ha comportato problemi aperti sia con le giustizia del Sol levante sia con le autorità statunitensi: queste ultime affermano che, mediante il sistema di pagamento ideato da Mark, siano stati facilitati numerosi traffici illegali riconducibili al sito di commercio elettronico Silk Road usato per l’acquisto di documenti falsi, droghe e merce non autorizzata dalla maggioranza delle leggi mondiali.

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Quella di Mark Karpelès è sempre stata una vita dietro il monitor di un computer: inventare, programmare, creare. Nascosto e sconosciuto alla gente comune, si è invece specchiato davanti ai pixel del suo schermo: una mutazione continua al battere delle sue dita sulla tastiera. Un’alienazione dalla realtà, quella vera, non virtuale. Un’esistenza di certo difficile da sopportare e allo stesso tempo condividere con i suoi coetanei. Una vita probabilmente costellata da sacrifici non compensati fino a quando ha potuto realizzare il suo sogno: quello di diventare un vero e proprio banchiere di una banca centrale la cui moneta è più virtuale di qualsiasi altra politica monetaria. Banchiere di se stesso. Rappresentante del potere legislativo, esecutivo e giudiziario del suo stesso mondo da lui creato.

Un massimo di cinque anni è la condanna che potrebbe subire. Una privazione della libertà che finora non ha avuto confini se non quelli delimitati dalle cifre prima apparse e poi scomparse ma sempre presenti sui suoi monitor. Non importa se questi numeri fossero relativi ai soldi dei suoi clienti o ai suoi conti personali.

Sempre sui suoi monitor apparivano. Sempre suoi erano. Sempre sua questa realtà. Tutto è solo virtuale per lui, tranne la galera.

 

(*) Si consiglia la lettura dei precedenti Osservatori finanziari n. 28 e n. 30.

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