Osservatorio finanziario n. 8

di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®

Lo Spread come destino per “Coloro che non ricordano il passato (e) sono condannati a ripeterlo”.

Ritengo che la citazione del filosofo e scrittore spagnolo George Santayana sia di estrema attualità. Come lo stesso filosofo, teologo e scrittore danese Søren Kierkegaard con i suoi ampi temi prima sull’angoscia e successivamente sulla disperazione.

Entrambi gli autori sintetizzano al meglio le cronache politico-economiche che hanno caratterizzato lo scorso fine settimana nel nostro paese.

All’indomani dell’annuncio di dimissioni dei Ministri PdL presenti nell’attuale “Governo Letta” si è potuto assistere ad un toto-Spread per il primo giorno di contrattazione sui mercati.

L’angoscia “Kierkegaardiana” sullo Spread (di vedersi confermato lo scenario catastrofico preannunciato) è stata disattesa dai numeri: apertura a 263, massimo di giornata a 288 e chiusura sui livelli di venerdì scorso a 265 con il conseguente cambiamento di stato d’animo: dalla precedente angoscia al più semplice ma profondo stato di disperazione individuale per tutti coloro che non trovano spiegazione a questo tipo di (“inatteso”) risultato.

Conoscere però il proprio passato aiuta e facendo un piccolo sforzo di memoria potremmo serenamente affermare che finora l’anno 2013 doveva presentarci un conto salato dal punto di vista dello Spread: esito praticamente nullo dell’elezioni tenutesi a febbraio, mancata attività di governo per circa un mese, difficoltà nell’elezione del Presidente della Repubblica, dimissioni del precedente “vincitore delle elezioni”, annuncio di un nuovo Presidente del Consiglio ed infine quest’ultima crisi.

Invece no: lo Spread è “rimasto tranquillo” inchinandosi all’evolversi dei fatti, senza disturbare ed inficiare i nostri tormentati umori nazionali.

Ma perché tutta questa calma?

Una possibile risposta – oggettiva – si può trovare nella seguente tabella:

Si può dedurre facilmente come lo Spread sia correlato positivamente all’andamento dei Credit Default Swap o più semplicemente CDS (a 5 anni) ed inoltre come quest’ultimi siano un vero e proprio “anticipatore” rappresentativo delle preoccupazioni degli operatori (v. settembre 2011).

Razionalmente è comprensibile questo tipo di relazione: se temo per il mio futuro, mi assicuro (ovvero mi tutelo mediante un vero e proprio contratto di assicurazione contro un possibile default dell’emittente).

Alla luce di queste possibili considerazioni e trovandoci alla vigilia del voto di fiducia in Parlamento, potremmo serenamente assistere all’esito delle votazioni in aula in un clima di assoluta tranquillità nel segno della continuità di governo.

Questo è quello che suggeriscono i dati: Spread vs CDS in assoluto pareggio.

Ma gli inquieti animi dei sostenitori dello Spread che cosa suggeriscono?

Arrivederci alla prossima settimana.

Stefano Masa – info@quantinvest.it

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