L’era glaciale

In questi giorni mi ha colpito la notizia del black-out prolungato che ha colpito Cortina d’Ampezzo. A quanto ho inteso diversi alberi sono stati schiantati dal peso della nevicata e si sono abbattuti sulle linee elettriche, interrompendole.

Ovviamente e come sempre in questi casi si è assistito al rimpallo di responsabilità, accuse di presunta scarsa manutenzione, vetustà della rete, mancanza di generatori a gasolio, scarsità del carburante e quant’altro.

Da uomo della strada, innevata o meno, ma con una certa esperienza di gestione aziendale quale sono, credo che amministrare un territorio non sia molto dissimile dal gestire un’azienda: perché ciò che gestisci funzioni bene devi fare tante cose, non necessariamente clamorose e/o particolarmente eclatanti nel quotidiano.

Se le cose che fai le fai bene e per tempo, la “cosa”, pubblica o aziendale, funziona.

Pochi o nessuno dei residenti all’interno della “cosa” se ne accorgono e meno che meno ti ringraziano, mentre più spesso la funzionalità del sistema è più apprezzata da chi si reca all’interno della “cosa”.

In pratica la sensazione che spesso gli italiani provano quando si trovano a viaggiare, per affari, ma soprattutto per turismo, in altri paesi e constatano una migliore qualità media dei servizi.

Ovviamente tale apprezzamento non fa bene solo all’autostima di un popolo, ma ne aumenta il prodotto interno lordo.

Altrettanto ovviamente, saper gestire l’ordinario in modo efficace ed efficiente pone le premesse per poter affrontare al meglio anche le situazioni straordinarie, positive e non.

Se una città si allaga alla prima pioggia (e questa città non è situata in zone aride) appare difficile pensare che si possa candidare ad ospitare le olimpiadi.

In Italia troppo spesso si tende ad invertire la direzione del processo e quindi si cerca di organizzare un grande evento per dare un “impulso” a delle aree e soluzione a situazioni organizzative arretrate.

Una tale impostazione a me pare un po’ “vintage”  e ricorda il piano Marshal e/o i successivi interventi della Cassa del mezzogiorno.

Quindi e a solo titolo di esempio, la nuova Fiera di Milano è stata inaugurata, oramai anni fa, tra i cantieri, ancora adesso attivi, e la linearità della infrastrutture viabilistiche circostanti ricorda vagamente il percorso dell’intestino umano.

Ma tornando alla situazione di Cortina, ritengo sia importante sottolineare che ai temi di buona amministrazione della cosa pubblica, si devono aggiungere alcune considerazioni sul territorio.

In montagna nevica e anche in modo abbondante da millenni e il tema dell’isolamento di alcune zone per periodi importanti durante la stagione invernale è stato di attualità sino a pochi decenni fa.

In montagna – e non solo – per millenni e sino a pochi anni fa, gli abitanti hanno adattato i loro stili di vita ai ritmi, immutabili, della natura e ne hanno saputo sfruttare con sapienza e saggezza i ricchissimi doni.

Poi è arrivato il “progresso” e abbiamo trovato più comodo girare un interruttore per ottenere tutto ciò che ritenevamo ci fosse necessario.

Conseguentemente tutte le attività di ordinata gestione del territorio che per generazioni hanno consentito alle popolazioni di sostenersi adeguatamente non solo sono state interrotte, ma persino la memoria delle relative tecniche si sta perdendo.

Altrettanto conseguentemente il territorio abbandonato va in malora e la ricchezza dell’ambiente naturale si depaupera.

Visto che da qualche anno i risultati del “progresso” non sono più così floridi, c’è solo da sperare che il restringimento della cinghia induca a qualche riflessione su un ritorno a ritmi e modi di vita più consoni al territorio.

Nel frattempo speriamo che sia assicurato un rifornimento di caviale e champagne adeguato alle esigenze degli ospiti della località bellunese.

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