Prova costume

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Sin dalla prima adolescenza ho praticato sport a livello agonistico. Una parte importante dell’allenamento era ed è costituito dalla preparazione in palestra.

Quindi ho sempre seguito programmi specifici frequentando diverse palestre nel corso degli anni.

Mi ricordo la prima “sala pesi” ai tempi del liceo, di fronte al Parco Solari.

Mi ricordava vagamente Rocco e i suoi fratelli: i programmi di allenamento erano riportati su tabelle con illustrazioni che parevano tratte dai manuali di pesistica della Repubblica Democratica Tedesca, la frequentazione era rigorosamente maschile e piuttosto variegata: tra i frequentatori si annoveravano sia tutori della legge che personaggi di provenienza dubbia, per lo meno per chi non era uso a tradurre i tatuaggi tipici di chi aveva trascorso periodi “in collegio”.

Queste due categorie, che richiamando i passatempi ante Play Station, potremmo definire “guardie e ladri”, riuscivano a trovare dei punti di contatto nell’esercizio della “rassegna stampa”, costituita da un’accurata selezione di alcune delle più autorevoli riviste di armi e “for men only” e nel praticare qualche scherzo da caserma ai ragazzini poco più che adolescenti che frequentavano, con assiduità crescente, la palestra.

Erano i tempi dei “paninari” e sviluppare un fisico massiccio non era più un obiettivo atletico, funzionale alla pratica di qualche sport, bensì un requisito di ammissione al gruppo, dove dominava il più “grosso” e spericolato.

Più avanti negli anni universitari aprì la palestra della Bocconi, con bravissimi istruttori, tra i quali alcuni preparatori atletici dell’Amatori Milano.

Ricordo ancora “Franchino” Properzi, pilone della squadra di club e della nazionale, per il quale i carichi normali delle macchine, le prime TecnoGym, non erano sufficienti, che un giorno mise le sue scarpe, misura 47, sopra la mia pancia mentre eseguivo una serie di addominali a terra.

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Dentro le scarpe c’erano i piedi e sopra tutto il resto, per un totale di circa 110 kg.

Il campione mi spiegò che così le fasce muscolari venivano isolate e lavoravano meglio, teoria confermata dagli istruttori che mi aiutarono a rialzarmi.

In età più adulta per lungo tempo ho frequentato “fitness club” dove ho avuto il dubbio piacere di venire a contatto con il/la tipico personaggio che verso maggio, dopo essersi guardato nello specchio e aver cercato di cambiare canale, ha preso la decisione, dopo decenni di vita sedentaria, di scolpire il proprio fisico per stupire le masse sulle spiagge durante  le vacanze estive.

La stessa sensazione di compatimento mi sovviene ogni volta che leggo dello stato di avanzamento delle opere pubbliche.

Si badi bene, non sto parlando della Salerno Reggio Calabria, bensì della serie di progetti infrastrutturali (Linea 4 della metropolitana, Pedemontana Lombarda, Tangenziale Esterna di Milano e tante altre) che dovrebbero adeguare la rete dei trasporti della Lombardia alle esigenze del terzo millennio.

Ricordo ancora lo slogan «La linea tre avanza» che, negli anni Ottanta, sottolineava l’ultimo grande progetto prima del grande gelo di Tangentopoli.

Ora l’obiettivo dell’Expo assomiglia molto all’esordio agostano sui litorali al cui il bagnante non vuole presentarsi rischiando di assomigliare ad una balena spiaggiata.

Peccato che dopo decenni di immobilismo le capacità progettuali siano molto atrofizzate, con i prevedibili effetti sulla possibilità di raggiungere gli ambiziosi obiettivi prefissati.

L’unica capacità che non si è mai affievolita, anzi è evoluta a sistema strutturato, è quella di sviluppare il malaffare con i soldi del contribuente.

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