02/04/2012 – Ben scavato, vecchia talpa!

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Invitato ad un importante convegno in cui importanti economisti, di importanti istituzioni finanziarie, mi avrebbero spiegato come vanno le cose,  ho ingaggiato  una battaglia con un paio di pantaloni scarsamente propensi ad essere indossati  e con una giacca strettissima della quale anche le maniche mi sono apparse rimpicciolite. Prima di uscire di casa mi sono guardato nello specchio: un essere umano costretto a diventare  adulto nel vestito della prima comunione. Conoscenti e amici hanno ridacchiato nel vedermi di prima mattina così goffo, impacciato e sudaticcio, ma, benevoli, hanno acconsentito a sedersi con me in ultima fila. Tamponate le “schiume soggettivistiche” ho ascoltato gli economisti.

Il primo ha rilevato una certa qual positività nei dati relativi al mercato del lavoro statunitense  e  ha conseguentemente delineato il virtuoso ciclo di una domanda in crescita (Rif. Economisti di sinistra: «onore al compagno Keynes»).

Il secondo ha sostenuto che la positività è rilevabile solo alle nostre spalle e che gli Stati Uniti sono solo un paese convalescente, con un mercato immobiliare convalescente e con consumatori convalescenti (Rif. Alberto Sordi: «boni state boni . . .»). Il terzo economista, forte per averle sempre indovinate tutte, ha rotto l’incanto della consequenzialità logica e ha dichiarato che il 2012  sarà l’anno del comparto obbligazionario (Rif. Dino Zandegù: «Sono contento di essere arrivato uno»).  Il quarto ha finalmente parlato di una Europa in cui l’effetto del doppio intervento LTRO, si è rivelato un semplice “acquisto di tempo” per conto delle banche.

Sull’Europa, quella dei titoli di stato traballanti, quella in cui gli stati si dividono in stati di serie “A” e stati di serie “B”, quella del doppio LTRO, quella del salvataggio maldestro e insoddisfacente della Grecia,  quella che deve “resistere” politicamente, quella dove il fondo salva stati avrà un volume massimo di fuoco di 500 miliardi, quella dove la Germania vince sempre, quella che dovrebbe essere qualcosa di diverso da quello che è, si sono omogeneizzati i pareri degli economisti ed è emersa  la unanime convinzione che le misure anticrisi  determineranno una profonda recessione.

Ed è a questo punto che mi sono distratto e mi sono  chiesto: come è possibile, a fronte dell’unanimità raccolta dalla critica alle misure recessive del governo europeo,  proseguire senza cedimenti verso il disagio, la rovina e l’infelicità?   Come è possibile che insicurezza, precarietà e incertezza sul futuro vengano brandite come mazze chiodate per disorientare le fila degli oppositori del pensiero unico?  Ma soprattutto, come è possibile che le numerose fila dei critici  non riescano ad individuare una forma comune di contrapposizione?

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Il pensiero unico dominante possiede il potere paralizzante di Medusa e, Perseo, a quanto pare, non è a portata di mano. A portata di mano sono solo i “tennici ideologizzati”, quelli del sapere assoluto, oggettivo e “disinteressato” rispetto al quale la critica, il dibattito e il negoziato sono inutili e perdenti a priori.

A casa, liberandomi dagli abiti paralizzanti pensavo alla difficoltà di “sostenere il vuoto” di una mancanza di proposta nel contemporaneo disagio rispetto alla vita data. Forse, mi sono detto, do per scontate e giustifico acriticamente troppe cose: il libero mercato, la liceità e la piorità del profitto, l’attacamento al possesso privato, la metamorfosi dei mezzi in fini, l’incoerenza dei fini rispetto ai mezzi . . .

Sostenere il vuoto: è possibile a condizione di ricominciare a scavare dentro le continuamente rimosse, occultate e dissimulate, contraddizioni  del sistema. Alla fine c’è sempre un’Europa. Non quella dei “tennici disinteressati”, ma quella che potrebbe alzarsi dal suo seggio e gridare «Ben scavato vecchia talpa!».

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