03/09/2013 – Letture estive e buoni propositi

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Negli immaginari, nei saperi e nella pratiche elementari  l’economia politica, se non addirittura l’economia in senso generale, coincide con la comprensione e la trasmissione del modello neoclassico, dei suoi dispositivi e delle sue parole d’ordine: mano invisibile, homo oeconomicus, valore utilità, equilibrio domanda e offerta, laissez faire…

Questa constatazione mi colpisce forse in relazione al fatto di ritenere che se il destino dell’umanità fosse dipeso per un solo istante dai calcoli e dalle correlazioni che sostengono il modello dell’equilibrio generale probabilmente  l’umanità  non esisterebbe…

Non trovo altro modo di spiegarmi come un modello e una visione del mondo si trasformino in realtà, in mondo ed in un concentrato di egemonia politico culturale,  se non nello stesso scadere del modello, che si autolegittima come “scientifico”, “al più basso dei ranghi: quello di ideologia o di strumento di potenza” [1].

Eppure, penso, è proprio da questo livello, dall’interno stesso della gabbia neoclassica, che devo ripartire, pur abbacinato dalla lunga serie delle sue immagini a me così familiari e, attraverso conoscenza, comprensione e critica, ricollocare il modello sul piano delle descrizioni del mondo a fianco di altri modelli e di altre visioni del mondo.

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Insomma riuscire a cogliere il canto di sirena del modello neoclassico, senza sfracellarsi sugli scogli del migliore dei mondi possibili, delle certezze inossidabili, dell’assenza di conflitto e del costante benessere.

Capire il mondo di una comprensione che passa attraverso l’accettazione di un principio di complessità, “sorta di buco, di confusione, di difficoltà” [2] che si presenta nel modo della collezione e del confronto delle teorie alternative alla “teoria economica dominante” [3].  E in quello dell’emergere di nuove esperienze di vita, di nuove categorie di pensiero e di nuove pratiche. Esperienze e categorie, come frange raffreddate di quella magmatica “vita materiale” (“ciò che fa visceralmente parte della vita degli uomini”) [4], per la cui comprensione i modelli formalmente compiuti sono spesse volte inutili [5].

Così come «la risoluzione del problema della vita si scorge allo sparire di esso» [6],  la comprensione del mondo non passa né da buone letture né da una meditata strategia e travalica i confini del proposito stesso. Verrebbe da chiedersi se ne vale la pena, ma  la domanda, come la fermata nella sciagurata casella del gioco dell’oca, ci riporta lì, dove siamo partiti. Meglio, allora, non chiedere niente.

Note

[1] Jean Francois Lyotard: La condizione postmoderna – rapporto sul sapere. [2] Edgar Morin: Introduzione al pensiero complesso. [3] Giorgio Lunghini: Conflitto crisi incertezza – La teoria economica dominante e le teorie alternative. [4] Fernand Braudel: La dinamica del capitalismo. [5] Andrè Gorz: L’immateriale – Conoscenza, valore e capitale. [6] Ludwig Wittgenstein – Tractatus logico-philosophicus.

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