11/11/2013 – Il Laboratorio segreto della produzione

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Dice la giornalista:

«Chieda  alla sua amica se non è ingiusto, terribile e  disumano, tutto quello che è successo.»

Risponde la ragazza cinese:

«Non le chiedo niente perché lei non sa che sua mamma è morta.»

La telecamera indugia sulla ragazza cinese che non sa ancora della morte della mamma:  lei guarda in macchina con l’espressione di chi non si spiega perché, in mezzo a tutto quell’ orrore, si ostinino a riprenderla.

Adesso intervistano un giovane cinese. Dice che loro hanno scelto autonomamente di fare quella vita e che hanno pagato tanto per venire in Italia e che comunque l’avevano deciso loro. Lui dice in sostanza che loro erano persone libere.

Certo il giovane cinese parla troppo bene l’italiano e parla con la competenza di chi sta dall’altra parte della barricata rispetto a quelli che muoiono bruciati vivi, ma, in ogni caso, inquadra la situazione secondo corretta dottrina: loro erano uomini liberi.

Uno spettro si aggira al Macrolotto. È lo spettro di Marx che, a testa bassa, tra il fumo e le povere cose ammassate insieme ai detriti e ai rifiuti, conferma:  loro erano pieni di quel particolare tipo di libertà, di uguaglianza e di proprietà che  «cela l’asservimento, la disuguaglianza e la assoluta mancanza di proprietà». In mezzo ai morti, in questo  «Eden dei diritti innati degli uomini» lo spettro di Marx conferma come la nostra  sia l’epoca «della indipendenza personale fondata sulla dipendenza materiale».

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Opera di Yue Minjun

Un incendio e le pareti, che oggi sappiamo di cartongesso, del segreto laboratorio della produzione sulla cui soglia è scritto NO ADMITTANCE EXCEPT ON BUSINESS scompaiono  e  “l’arcano della fattura del plusvalore” è svelato.

Posti di fronte ai corpi veri, veramente straziati, noi, educati nella “rumorosa” sfera della circolazione, dove l’incrocio della domanda e dell’offerta è la risposta al male del mondo, esterniamo il nostro sdegno con toccanti  parole. Poi indaghiamo sulle cause che hanno determinato il disastro  («il sito non rispettava le misure di prevenzione e anti-incendio, non c’erano uscite di sicurezza, né maniglioni antipanico»), denunciamo «scarsità di personale e risorse per effettuare i controlli» e concludiamo proponendo l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro nel nostro Paese.

In sostanza siamo dei ragazzi programmati per giocare al gioco del “come se”. Facciamo a “come se” tutto si scambiasse: maniglioni antipanico contro diciotto ore di lavoro al giorno,  risorse e personale per effettuare controlli contro la vita vissuta e umiliata sul luogo di lavoro, commissioni parlamentari d’inchiesta contro salari di mera sussistenza…

Persi nello scintillio delle pratiche ipnotiche della compravendita non comprendiamo ciò che il crollo delle pareti di cartongesso ha svelato: l’origine del “sovrappiù” e “l’exigence d’accumulation illimitée du capital”.

Meglio provvedere subito, con qualche maniglione antipanico e con qualche commissione d’inchiesta, a ricoprire con candide pareti di cartongesso il segreto laboratorio della produzione.

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