15/05/2012 – Affamare il mondo con un click?

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Leggo sul sito del movimento “Non con i miei soldi” (www.nonconimieisoldi.org):

«Gli speculatori fanno bei profitti speculando sul prezzo del cibo nei mercati non regolamentati. Il risultato? Tasche sempre più piene per pochi e piatto sempre più vuoto per decine di migliaia di persone che si trovano ad affrontare carestie, malnutrizione e povertà».

A pagina 71 del libro La crisi. Può la politica salvare il mondo?, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi citano la dichiarazione del Presidente del Chicago Mercantile Exchange in occasione della chiusura del mercato a termine delle cipolle, il cui prezzo era di molto salito nell’estate del 1958, per il quale:

«Chiudere il mercato a termine per le cipolle era come rompere il termometro sperando che servisse ad abbassare la febbre.»

Con inequivocabile esemplificazione alle pagine 72/73 gli autori scrivono:

«Pensare che la speculazione sui mercati a termine determini il prezzo delle materie prime è come pensare che scommettere sui cavalli possa determinare il risultato della gara.»


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Settimana scorsa ho chiesto a Edoardo Varini di avanzare ai frequentatori del sito i seguenti quesiti:

1. L’utilizzo dei derivati impatta direttamente sul prezzo dei sottostanti?

2. I derivati su cibo hanno il potere di affamare le popolazioni? In che modo?

I due miliardi di dollari persi l settimana scorsa da J.P. Morgan su posizioni in CDS hanno risollevato la “questione derivati”. Ieri, domenica 13 maggio, Guido Rossi dalle pagine del “Sole 24 Ore” ha per primo fornito una risposta alle mie domande:

«I derivati sono anche pericolosamente approdati oltre che alle fonti di energia come il petrolio, ai prodotti alimentari, caffè, mais, bestiame, soia, olio, farina, e la speculazione da parte degli operatori finanziari ha fatto aumentare il prezzo dei beni sottostanti, cioè del cibo che noi tutti consumiamo ed il cui costo è ormai solo in parte determinato dall’andamento dei raccolti, ma principalmente dai derivati. [. . . ] Non sono più gli agricoltori a fissare il prezzo degli alimenti ma i banchieri.»

Che una mossa speculativa agita nell’hinterland milanese possa avere concretissimi effetti nel piatto e sul corpo di un abitante del nord Africa è una cosa sulla quale sarebbe bene avere le idee chiare: potete esprimere il vostro parere?

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