15/06/2012 – Il rumore dei vetri

alt

Il mio amico olandese Benedetto, discendente di una importante famiglia di ebrei spagnoli, quando è stato espulso dalla comunità ebraica per apostasia, non ha cercato riparo in nessuna chiesa e, da quel momento, con un coraggio che a prima vista nessuno gli accordava, ha iniziato a guadagnarsi da vivere facendo il tornitore di lenti.

Questa attività, che ancora oggi prosegue in un bugigattolo della periferia milanese, non ha impedito a Benedetto di portare a compimento molte opere tra le quali la celeberrima Etica e il dibattutissimo Trattato Teologico Politico.

Un anno fa nel piccolo laboratorio si è palesato l’avvocato Francesco Bochicchio che, incaricato dall’università di Heidelberg, ha comunicato a Benedetto l’intenzione della prestigiosa Università di avvalersi della sua collaborazione in qualità di Professore Ordinario di Filosofia Morale. 

Il rifiuto del’offerta, motivato dal timore di vedere limitata la sua libertà di pensiero, ha suscitato scandalo nel mondo delle Università ed è oggetto, ancora oggi, di discussione tra noi amici e Benedetto.

alt

Mi fa tenerezza il Signor Presidente del Consiglio quando lamenta di essere stato abbandonato dai “poteri forti”, e mi fa ridere quando individua come poteri forti un quotidiano del Nord e l’Associazione degli Industriali. Eppure, Lui di Poteri Forti dovrebbe intendersene. Lui che, su loro incarico, ne esprime il dominio celato dalla foglia di fico di una supposta oggettiva tecnicalità.

Con maggiore onestà intellettuale dovrebbe il Signor Presidente del Consiglio non lamentarsi oppure indicare con la precisione del “prescelto” la fonte del suo stesso potere. Ma poiché il Signor Presidente, e questo è il grande male, è liberista ma non è un uomo libero, fornisce errate indicazioni sulla identità dei Poteri Forti.

Il Signor Presidente del Consiglio fin dal primo momento, e con maggior proprietà rispetto a molti “esperti” che oggi parlano di crescita, sapeva che la cura draconiana imposta suo tramite era destinata al fallimento. Ha tradito  il suo ruolo di tecnico semplicemente per cogliere l’allettante prospettiva di soggiornare nelle stanze del potere , salvo accorgersi che il potere, quello vero, è sempre da qualche altra parte.

Alla disillusa e risentita lamentela del Signor Presidente  mancano l’efficacia, l’immediatezza e l’autoironia della metafora della “stanza dei bottoni”, coniata da  Pietro Nenni, uno che nel ‘56 ha restituito il “Premio Stalin”, nella quale introvabili sono proprio gli agognati bottoni…

Solo adesso a distanza di tempo capisco quale lezione preziosa l’amico Benedetto abbia fornito rifiutando l’allettante proposta dell’ Università di Heidelberg. La lezione è lì a nostra disposizione.

Umano disordine di laboratorio; placido rumore della fresa sui vetri; prodotto effetto di ingrandimento e di rimpicciolimento del mondo: «La beatitudine non è il premio della virtù, ma la virtù stessa; né noi ne godiamo perchè reprimiamo le libidini; ma al contrario, poiché ne godiamo, perciò possiamo reprimere le libidini».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *