19/03/ 2012 – La denuncia dell’impiegato

Dal basso di una laurea in filosofia morale mi picco di cogliere con precisione il punto in cui la morale diviene moralismo, la ricerca del bene perbenismo, la fame di verità adeguamento alla convenzione.

In passato è stata la forfora del prete che mi indicava con  precisione ciò che non dovevo fare a porgermi questa consapevolezza; oggi, è la goccia di saliva,  che rimane appiccicata alle labbra del politico che tuona contro l’andazzo dei tempi e difende gli interessi di un gruppo di signori  che  non hanno bisogno di alcun difensore, tanto lunghe sono le loro zanne.

Come non cogliere la spettacolare deriva moralistica nell’articolo denuncia contro Goldman Sachs apparso sul New York Times redatto dal dipendente dimissionario Greg Smith?

Smith, che ricopriva il  ruolo di “direttore esecutivo responsabile dei derivati per Europa, Medio Oriente e Africa”, qualifica di rara ridondanza che probabilmente lo costringeva a presentare biglietti da visita di abnormi dimensioni, si è scagliato contro Goldman Sachs definendone l’ambiente «tossico e distruttivo».

Nel suo articolo l’ex “direttore esecutivo responsabile dei derivati per Europa, Medio Oriente e Africa”, dichiara che Goldman Sachs ha perduto la propria “fibra morale” e ha favorito un “declino dell’etica” che « rappresenta la più seria minaccia alla sua esistenza nel lungo periodo».

In Goldman Sachs – scrive Smith – i dirigenti discutono apertamente su come ingannare i clienti, che vengono simpaticamente dagli stessi definiti “pupazzi”. Ed è proprio questo «modo cinico con cui parlano di queste cose» che il direttore esecutivo stigmatizza.

Perché Greg Smith al posto di parlare di  “fibra morale” e di “declino dell’etica” non corrobora la sua denuncia con esempi precisi, coerenti con la sua qualifica, sul come l’inganno è perpetrato, sulla vischiosità degli algoritmi, sull’opacità delle formule e dei dettati contrattuali, sui modi concreti attraverso cui si compie il passaggio da cliente a pupazzo?

Perché Greg Smith, che soffre per i modi cinici degli ex colleghi, non penetra la vacuità degli obiettivi, l’incoerenza delle aspettative, l’ansia da prestazione, l’indifferenza rispetto ai fini e ai mezzi che, forse, stanno alla base di quei modi per lui insopportabili?

Perché Greg Smith non analizza i suoi dodici anni di permanenza nel ventre del mostro? Perché non descrive i suoi cedimenti, le sue omissioni e i suoi silenzi?

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Greg  Smith ha tutto il tempo per fare tutte queste cose e, poiché la Goldman Sachs contro cui si scaglia è la stessa nella quale ha operato, decidere da che parte stare: una buona razione di manganellate lo attende a Zuccotti Park.

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