20/08/2012 – Opposizione

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Con tette di propilene, lattex e tacco 12, la signora  dalla pelle tirata,  a tavola, nel florilegio degli antipasti, con i servi scriventi espone di come  punto a) sfondare il culo all’euro e di  come punto b) rimettere al suo posto il cicciobello col pipino gonfiabile e i capelli trapiantati .

Nel dopo pranzo dove si è ben bevuto, piene le cataste di libri e degli appunti anche i muri,  il leader del gran partito, alle sconvenienti masse sconosciuto,  espone di come in tempi di crisi furbetto è alzar la testa e da ultra sinistra soffiar sul fuoco.  Muove le masse (a lui sconosciute e non amate) sulla scacchiera della storia. Non s’avvede di aver presa su fanti obesi, regine con ciabatte e re che sentono le voci.

Si giura sul tagliere dei salumi tipo nostrani, venuti fuori da bestie timbrate made in globalizzazione, e  si brinda  con i  vini alla spina  o in tavernellotetrapak  («Ma ti mangia i stess che l’è a gratis»). Il leader dichiara la guerra atomica, la secessione, l’apocalisse, la rivoluzione contro l’Europa negra, comunista e terrona, in nome della gente della bassa parrocchia, o della cappella lungo lo stradone, ove più facile e trafugar le offerte.

Dall’alto del tacco 12 o della catasta dei volumi e del tagliere nostrano è tutto un gran vociare, uno sfiorar di genitali, un accaparrarsi il futuro. Dalle tette e dai rognoni partono richiami, si propongono commistioni, alleanze, incesti. Ognuno ostenta, come sudore sotto le ascelle, ciò che può offrire: la fica depilata, la commissione parlamentare, l’autorizzazione a costruire, la partecipazione alla trasmissione, la prefazioncina, la foto di gruppo sotto il gazebo, la supplenza lunga.

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Che non ci sia più Europa si urla dalle opposte sponde. L’Europa colta della “vecchia talpa” è un solo sugo con l’Europa della ceretta griffata  e  della gara dei rutti.

Un piacere vederli al banchetto a tavoli, per il momento, ancora separati.

E qui che di liscio c’è solo il ballo sotto il tendone del Ferragosto, Euro 15 tutto compreso con aperitivo di benvenuto, ben servito, ben augurato, ben trapanato e poi ben piantato, si riesuma il cadavere, gonfio per i troppi cicchetti fin dal primo mattino, di qualche vecchia gloria della canzone: l’importante è che si possa dire «È ancora vivo» e «Se ce l’ha fatta lui possiamo farcela anche io».

E dopo l’Europa?

L’oratorio? Il condominio? Il quartiere? La setta? Lo scambio di coppie? La fine della proprietà privata? Il paradiso in terra? La corriera nella buia pianura? I campi di concentramento? La natura sociale dell’appropriazione? I gruppi di ascolto? Le Frattocchie? La lingua padana? Gli stilisti in stalla? I quotidiani in lingua camuna? Il piercing sull’uccello? Il tatuaggio tribale? La ceretta per uomo? L’acqua del Po? Il vino analcolico? Il Minculpop? Gli addominali scolpiti?

Cosa. Cosa,  ostia di quell’ostia . . . cosa . . .

Tra un colpo di vibratore, una postilla e un rutto ci penseranno dopo. Per adesso solo più produzione, rotto il tabù, e adesso gli spacchiamo il culo…, superata l’ossessione,  le mani libere, energia che si dispiega, stampiamo moneta, siamo sovrani , diamo spazio alla nostra creatività, questo ci chiedono i giovani, questo ci chiedono i pensionati, questo ci chiedono gli industriali, gli imprenditori, i giovani imprenditori, i co.co.co, i malati, questo ci chiede la gente. . .

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