23/07/2013 – Dell’Amore (Appunti sul risparmio)

«La filosofia nasce dal terrore dell’imprevedibilità della vita».1 Di fronte al terrore del divenire non ci resta che essere filosofi cioè coltivare la conoscenza delle cause del divenire, i modi di rendere prevedibile l’imprevedibile e la possibilità di cogliere il senso del mondo.

Se il terrore della vita è all’origine della filosofia, cioè della munifica virtù di ampio respiro che ci conduce alla contemplazione delle cause del divenire; forse, l’ansia generata dalla precarietà e dalla incertezza contemporanea potrebbe essere all’origine del risparmio cioè della meschina virtù di breve respiro che ci consente di sostenere la possibilità di un futuro.

Nel mezzo della palude recessiva, in periodi di crescita zero, di alta disoccupazione e di bassi consumi è quasi immorale parlare di risparmio soprattutto nell’accezione scolastica di quota di reddito non spesa. Eh sì, perché, «la condizione pregiudiziale del risparmio è l’esistenza di un reddito individuale superiore ad un determinato minimo».2

Giordano Dell’Amore (padre delle Cartelle Fondiarie Cariplo al destino delle quali mia madre unì il destino della nostra famiglia ricavandone una sofferenza ancora oggi viva)3 è stato dal dopoguerra fino al crollo dei sopraccitati titoli,  il vero e proprio “ideologo” italiano del risparmio.

Leggere oggi i suoi scritti e i suoi interventi, facendo tara di alcune forzature ideologiche  per le quali «le ardite teorie di Keynes… screditano il risparmio e attribuiscono al consumo una taumaturgica virtù…» e uno stile a volte ridondante, ci consente di confrontarci con una riflessione che travalica le mere assunzioni economico finanziarie del risparmio a favore di approfondimenti  di ordine psicologico, etico, culturale e sociale.

Dell’Amore porge ai suoi lettori,forse datate, ma originali definizioni del risparmio, efficaci descrizioni dei contesti e dei fenomeni che ne favoriscono o danneggiano la crescita, indicazioni, ancora oggi valide, sui modi di propagandarlo: «Bisogna indirizzarsi specificatamente a singoli gruppi sociali […] per adattare gli incitamenti alle esigenze e alle aspirazioni delle persone a cui sono dirette …».

Nei suoi scritti e nei suoi interventi ricorrente è il tema della distinzione tra possibilità e propensione individuale al risparmio. L’analisi di questa distinzione per la quale «il risparmio non è mai il risultato di un processo automatico di accumulazione imperniato su oggettive circostanze della vita»,  gli consente di ricondurre il risparmio nell’ambito delle «scelte soggettive» alla cui base si agitano «motivi intenzionali di indole psicologica».

Ritratto di Giordano Dell’Amore

Questa esasperazione soggettivistica  si amplifica  in una visione “innatista” del risparmio come «tendenza – appunto – innata… che non comporta una pena meritevole di essere retribuita e che aumenterebbe pur in assenza di qualunque remunerazione».  Quindi  l’automatismo negato sul fronte oggettivo delle “circostanze della vita” rientra dalla finestra tutta soggettiva dei “sentimenti”umani  quali la previdenza, la prudenza, l’orgoglio, l’avarizia e la “consuetudinaria obbedienza” ai precetti di ordine morale.

Una componente significativa dell’analisi di Dell’Amore è riservata alle descrizioni dei fenomeni a cui il volume della crescita del risparmio è correlato direttamente come l’intensità dei legami affettivi domestici, il numero dei familiari  e lo spirito di abnegazione, e inversamente come  la “prosperità” vale a dire  la “commossa euforia”che “indebolisce lo stimolo del risparmio.

Di conseguenza la depressione economica, in cui «i pronostici sulle future possibilità di reddito diventano pessimistici», diviene il contesto ideale per l’intensificazione della propensione al risparmio.

Dei mille nemici che insidiano direttamente o subdolamente il risparmio,4 l’«annientamento del valore della moneta» attuato da improprie politiche monetarie è il più pericoloso.  Proprio perché Dell’Amore conduce la sua analisi dal punto di vista di una supposta “etica”, sono queste le sue pagine più ideologiche.

La svalutazione propaga una «contagiosa mania speculatrice» che «scoraggia la metodica e il perfezionamento tecnico» in relazione «ai lucri assai maggiori che possono assicurare le variazioni di capacità d’acquisto della moneta».

L’inflazione premia «l’audacia e l’intuizione; mai l’ordinata operosità». La perdita di valore della moneta porta alla ribalta la razza spregiudicata impreparata alle «rinunce del risparmio» e incline «alla dissipazione ed ai dissennati investimenti».

Dell’Amore parla di politiche monetarie indaguate, di svalutazione di inflazione ma sotto noi percepiamo l’ansia e la paura del sovvertimento dell’ordine sociale attuato da  una “razza” di speculatori priva di ogni scrupolo.

È «l’ascesa di equivoche figure di improvvisata ricchezza»5 quella che spaventa Dell’Amore e che lo induce ad invocare la costituzione di un «esercito dei risparmiatori» da impegnare «nelle battaglie economiche che occorre combattere per promuovere l’evoluzione sociale».

1. Aristotetele secondo Emanuele Severino. Cfr. Emanuele Severino:  La filosofia contemporanea, Rizzoli, 1986

2. Giordano Dell’Amore: Saggi sul risparmio privato,  Cariplo, 1972

3. Cfr. Massimo Riva  1989 «Milano e i suoi risparmiatori hanno ancora sulla pelle le cicatrici della tragedia delle cartelle fondiarie del venerato e poi maledetto professor Giordano dell’ Amore». Similmente  si è espresso Ferruccio De Bortoli (1989).

4. Tra i nemici del risparmio Dell’Amore individua: il rilassamento dei vincoli domestici, la diffusione del lavoro femminile, la contrazione delle nascite, l’arricchimento della dieta, lo sviluppo delle assicurazioni sociali, il gioco d’azzardo gestito dallo Stato…

5. Hjalmar Schacht: Magia del denaro, Milano 1968

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