27/03/2012 – Salvato dai pesci rossi

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Scrivo sotto effetto del meno 4,5 per cento dalle motivazioni impalpabili. Solo Baresani da un treno regionale, forse in fase di preparazione per qualche intervento televisivo, riesce ad articolare la litania dello spread, della BCE, dell’ ESM,  della Grecia , insomma di tutto il palinsesto sociale, economico, politico e finanziario degli ultimi mesi.

Sento la sua voce, ora vicina ora lontana, che emerge da un vociare di  bambini e di adulti che scherzano. Mi chiedo come dovrà apparire a loro, che immagino tatuati e con le ciabatte ai piedi, quel signore con camicia bianca e cravatta che parla come quelli della televisione.

Il nostro stare sul pezzo assomiglia molto a quello degli scolari: ci  presentiamo ogni mattina con le nostre idee, le nostre suggestioni e i nostri desideri  bene in ordine nell’astuccio. La realtà scompiglia le nostre priorità e le nostre convinzioni, alla sera non ci resta che riportare, nel silenzio, un nuovo ordine nei nostri astucci.  Molti vi hanno rinunciato da tempo nella rassegnata accettazione della turbolenza continua: con il tempo – dice Darwin – la tara si riduce.

Al contrario io cerco ordine, vita regolata da catene di cause ed effetti qua e là interrotte da eventi casuali tali da arricchirmi senza travolgermi.

Ritrovavo la pace in Oriente nel passare la serata davanti alla grande vasca delle carpe koi. A Milano frequento il buio anello del civico acquario e sosto davanti alla meravigliosa fontana con i “pesci” che si avvicinano senza timore  alla mia mano. Poche situazioni sono capaci di infondere calma e serenità come sostare davanti a carpe e carassi.

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Con questa premessa non poteva che suscitarmi raccapriccio la risposta della titolare di una pescheria alla mia richiesta di informazioni relative a quel grosso pesce con quattro barbigli posto al centro del banco. Sì, avevo proprio indovinato era una carpa a specchi. Un “prodotto nuovo” (sic) che, in questi tempi di crisi, si vende benissimo per l’ottimo rapporto qualità prezzo.

È un segno dei tempi: non solo il processo di economizzazione della realtà non risparmia la carpa ma la carpa stessa diviene un simbolo della crisi. Nulla e nessuno è risparmiato anche i carassi devono dormire preoccupati!

Insondate profondità delle vasca d’acqua dolce coperta da bianche ninfee nei pressi delle quali si aggirano lenti pesci che invitano alla sosta, alla riflessione e alla ricerca dei significati più segreti della realtà. Ci fu chi, guardando l’acquario, giunse ad una riflessione sulla civiltà orientale.

Potrò io continuare ad allungare la mano sui pesci rossi e salvare la mia anima?

Postilla

Titolava nei giorni scorsi un importante quotidiano nazionale: «pesce siluro: da costo a ricavo la Sogemi lo esporta all’Est e libera laghi e fiumi padani». Secondo l’articolista, romeni, bulgari e ungheresi, sarebbero ghiotti del terrificante pesce d’acqua dolce. Temo che la carpa a centro bancone sia solo prodromica al filetto di siluro in bellavista.

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