Al centro dell’attenzione

di Giulio Baresani Varini

Siamo al centro dell’attenzione.  E, a nostre “spese”  comprendiamo  che vi sono contesti in relazione ai quali sarebbe preferibile se non proprio l’oblio, quantomeno una tattica da pesce abissale. La soluzione al debito, dicono, sta in un recupero di credibilità,, termine insidioso, dietro il quale si celano i fatti dalla“testa dura” che compongono l’armonico palinsesto della stangata: liberalizzazioni, innalzamento età pensionabile, annullamento del riferimento pensionistico di anzianità, mercato del lavoro più flessibile, adeguamento delle rendite catastali, reintroduzione dell’ICI, prestito forzoso, patrimoniale . . .

Quali maggioranze potrebbero reggere in clima preelettorale un programma del genere? Un governo “tecnico” o, se si preferisce un bizantinismo, un governo  “di scopo”, magari a guida di un addetto ai lavori, potrebbe risultare l’unica strada percorribile, prima delle ineluttabili elezioni,  per consentirci di retrocedere dalla prima linea del debito, dove si soffre, oh come si soffre!, e allinearci alla“vincibile” armata del debito spagnolo. Staremo a vedere.

Proprio perché i problemi si collocano in un contesto sistemico, la soluzione definitiva  non può dipendere solo dall’Italia e un rapporto debito/pil del 120% non può essere ridotto con la pietosa soppressione dell’ammalato (Grecia docet), bensì, dando qualche speranza di ripresa.

Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone hanno debiti, deficit e disoccupati in quantità simili se non maggiori dell’Italia, ma hanno alle spalle banche centrali compratrici di ultima istanza che garantiscono un costo del debito a 10 anni intorno al 2%!!! L’economia non è una scienza esatta ma, anche per l’euro, la monetizzazione del debito costituisce la soluzione definitiva.

Si obietterà che a livello politico i tempi non sono ancora maturi. L’assunzione di responsabilità da parte dei paesi attualmente considerati meno affidabili e il loro recupero in termini di“credibilità”favorisce la“maturazione” dei tempi della uniformità fiscale europea, di una BCE  garante del debito degli stati membri e in grado, per favorirne la ripresa, di stampare moneta.

Mario Draghi sia con il recente taglio dei tassi, sia con gli acquisti di BTP, sembra orientare la BCE dall’attuale stile prussiano verso uno stile anglosassone. Dal focus sull’inflazione alla stabilità fino alla crescita. E, in mezzo, un mare tempestoso in cui solo i credibili rimarranno a galla.

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