25/10/2012 – Come lei certo saprà!

alt

Milano,  ottobre 2012: video conferenza. Una grande casa di gestione favorisce l’incontro tra un suo gestore e un gruppo di investitori esperti. Tra gli investitori esperti spicca la presenza di un gestore anziano passato, sicuramente non per sua scelta, a ricoprire un ruolo in ambito commerciale.

Il gestore della grande casa di gestione è giovane. In maniche di camicia, parla dalla sede londinese della società. Ha un eloquio sciolto, non usa alcun supporto visivo. Sciorina numeri con grande precisione  e con grande efficacia. Il suo discorso è stato preparato nei minimi dettagli al punto che sembra improvvisi. Vanta perfomance di tutto rispetto nell’applicazione di tecniche di gestione innovative.

L’anziano gestore non lo sopporta e appena gli è possibile pone con subdola bonomia delle domande al giovane gestore con l’intento di metterlo in difficoltà.  Mal gliene incoglie… Il giovane non solo non si fa mettere sotto ma passa all’attacco spiegando pazientemente l’importanza di tutta una serie di riferimenti matematici, facendo precedere le sue spiegazioni dalla insidiosissima formula “Come lei certo saprà!”.

I “Come lei certo saprà!” vengono pronunciati come colpi di sferza sulla nuda pelle. L’anziano gestore ad ogni colpo annuisce fingendo di sapere, di capire, di essere assolutamente allineato ma la mancanza di una replica lascia intravedere la sua impreparazione, il suo vagare in ambiti per lui completamente sconosciuti. Non interverrà più se non verso la fine per dire che lui è stato ai suoi tempi il primo a fare una certa cosa in Italia…

alt

Il dato anagrafico dovrebbe indurmi a parteggiare per il gestore anziano. In realtà l’anziano, spinto al ruolo di commerciale, e il giovane, convinto che il suo successo dipenda da una serie di correlazioni, sono le due facce della stessa medaglia: indifendibile l’astio dell’anziano nei confronti del giovane; esecrabile la rivalsa del giovane sull’anziano.

Gestore giovane e gestore anziano: due prodotti tipici della attuale mondo del lavoro. Due prodotti tipici del processo di atomizzazione degli individui che l’attuale mondo del lavoro favorisce. Due esempi significativi di come il lavoro non sia riducibile al mero dato economico ma ad un più ampio e complesso ambito sociale, nel quale converrebbe, oh come converrebbe…, crescere insieme piuttosto che uno sulla pelle dell’altro.

Ma loro non ce la faranno: perché l’anziano e il giovane sono entrambi vecchi. E i vecchi, si sa, non cambiano. Replicano a oltranza la lezione mandata a memoria, come fosse l’adeguato strumento per la comprensione del mondo e della vita. Si provocano a vicenda, perché così si usa, ma non si confrontano. Si sfidano ma non crescono.

Sono infelici. E la loro infelicità posa sulle reciproche certezze. Certezze che, nonostante in un caso hanno dispiegato la propria essenziale relatività e, nell’altro, in questo momento, dispensano conferme, determinano in entrambi i casi i confini dell’essere dei protagonisti per i quali, sia detto per inciso, non vi è redenzione possibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *