Bolla o non bolla? È il momento di vendere tutto?

In queste ultime settimane, da quando la Bank of Japan ha lanciato il suo Quantitative and Qualitative Easing (QQE) il 3 aprile, sui siti e nelle research finanziarie non si fa che parlare dell’esistenza di una mega-bolla destinata a rapida esplosione, sia sui mercati azionari che sui mercati obbligazionari.

In effetti entrambi i mercati stanno subendo l’onda lunga di uno tsunami di liquidità che alza indistintamente tutte le barche, senza curarsi se si tratta di solide navi o carrette del mare.

Si dice che i rendimenti sui mercati obbligazionari sono scesi troppo, e per il mercato azionario che gli utili espressi dai correnti prezzi di mercato sono ampiamente superiori a quelli presenti sul mercato reale: in pratica che c’è un’esagerata “esuberanza” nell’acquistare beni che sono scorrelati dai loro reali valori.

È effettivamente il momento di vendere? La bolla esiste? Ed è prossima a scoppiare?

Il problema è piuttosto complesso. Cerchiamo di dipanarlo in varie domande :

1) Come sono posizionati i real money?

In un recentissimo (14/5) survey di Merrill Lynch BOFA sul posizionamento dei fondi real money, emerge in base al posizionamento dei fondi di maggio che il sentiment NON è bullish abbastanza da causare un imminente declino degli asset rischiosi.

Il cash è ancora a livelli record nei portafogli (4.3%), il massimo negli ultimi 7 anni.

Nel corso dell ultimo rally, dal 1° marzo in avanti, l’allocazione globale sugli azionari scesa da 57% OW (picco toccato appunto a marzo) (IW = OverWeighted) a 41%OW a maggio. Dato che il SP500 ha da allora messo a segno +8%, DJ +7.8%, Nasdaq+8.8% dax +8.16, stoxx +6 e fib +11%, se ne deduce che in questa salita i fondi hanno alleggerito la posizione e, restando sottopesati, rischiano di dover inseguire i prezzi al rialzo.

Differenziando in base alle macro aree:

– l’allocazione equities USA resta stazionaria a 20% OW;

– è stata ridotta grandemente l’esposizione agli emerging market (3% OW)

– Europa: 8% UW. Gl investitori preferiscono USA e giappone all’Europa.

Zoomando sull’Europa, da un’allocazione 15% OW (overwieight) a inizio anno, la crisi di Cipro e le elezioni italiane hanno fatto scendere l allocazione ad un 8% Underweight. Nonostante a maggio le paure sull eurozona si siano ridotte e lo scenario di crescita stabilizzato, l’allocazione è rimasta stabile ad un UW 8%. L europa è la regione del mondo MENO PREFERITA

Il gap di valutazione percepita tra US e EU si è allargato molto ed è al massimo dal nov 2012. Il 38% dei gestori mondiali pensa che l’Europa sia sottovalutata (dal 21% di aprile).

A fronte di questo investimento relativamente basso sugli azionari (soprattutto nell’Europa), sui titoli obbligazionari gli investitori hanno ridotto la loro posizione UW sui bonds da 50% UW a 38% UW. Abbiamo d’altronde visto i risultati di questo movimento: i rendimenti di bund tnote sono scesi a minimi storici. Di questo rally ha beneficiato ampiamente anche l’Italia, non certo per meriti endogeni, ma graziata dalla corsa al rendimento che sta premiando anche emittenti come Ruanda, sud Africa, Mongolia, ecc ecc. Questo rally è stato definito apertamente una bolla da Bill Gross di Pimco, il piu grosso gestore obbligazionario del mondo.

La liquidità dei vari QE (FED BOJ BOE, e in forma più larvata , anche la BCE) continua ad essere il tema dominante di questo rialzo, unitamente pero’ ad un posizionamento dei gestori ancora prudenziale: se è vero che l’orso schiaccia il pulsante della discesa solo quando tutti sono saliti sull’ascensore, in base a questi dati possiamo affermare che l’ascensore è ancora mezzo vuoto…

2) Che cosa fare allora? Posso comprare?

Gli strategist più reputati sul mercato hanno view abbastanza convergenti:

a) il rally equities continuerà nel secondo semestre ma poi si fermerà e stornerà un po’, almeno per quanto riguarda i mercati USA;

b) recuperaranno invece gli equites europei, con l’esclusione del Dax, per la diminuzione del rischio sistemico europeo;

c) tra i settori, da preferire il bancario, che sarà avvantaggiato dai passi in avanti nel processo di regulatory verso una sorveglianza bancaria centralizzata in mano alla BCE, e possibilmente da un Ltro della stessa BCE destinato alle piccole e medie imprese.

3) Quando scoppierà questa bolla?

Venerdi scorso Hilsenrath, giornalista del WSJ, considerato un portavoce della FED, ha lasciato intendere che la FED potrebbe ridurre presto i suoi acquisti dagli 85bn al mese, a 60.40, fino a fermarsi del tutto. Sempre che l’economia USA dia segni di ripresa sostenuta. I mercati non hanno dato molta retta a questo articolo, anche perché i dati macro che ogni giorno balenano sugli schermi sono ben lungi dal disegnare questo scenario. Il quadro macro USA presenta ancora troppe ombre rispetto alle luci, e al tempo stesso l’inflazione resta estremamente benigna, sotto i target di tutte le banche centrali (1.30% i CPI usciti oggi in USA, 1.2 quelli europei, usciti sempre questa settimana). Perché togliere ora il propellente, se l’economia non riesce ancora a stare sulle sue gambe?

il rischio per questo rally è restare senza benzina, ma per ora è un rischio ancora lontano.

Non possiamo neanche escludere che tra qualche settimana l’economia reale, pompata da tanta liquidità, inizi a sostenersi davvero. In tal caso verrebbe facilmente sanato questo temutissimo distacco tra valutazione espressa dai mercati e reale valore degli assets, e il rally sarebbe pienamente giustificato. Gli orsi vedrebbero perdere la principale freccia nella loro faretra, e il rally potrebbe proseguire ulteriormente.

Ma noi ora non sappiamo cosa succederà tra mesi, quindi dobbiamo limitarci a restare pragmatici e concreti.

Che fare quindi?

Come dice Alessandro Fugnoli nella sua consueta analisi settimanale, «La crescita è debole al punto giusto. Se fosse più forte metterebbe in discussione le politiche delle banche centrali, se fosse ancora più debole toglierebbe leggitimità al rialzo azionario. La FED ha tutte le intenzioni di continuare a premere al massimo l’acceleratore, la Banca del giappone e la Bce la stanno seguendo o si apprestano a seguirla… È chiaro che a un certo punto bisognerà fare attenzione, ma non ora. Bisogna restare nel mercato e ruotare lentamente verso i ciclici».

Concordo in pieno con questa analisi, tranne forse l’attenzione ai ciclici, dato che privilegio piuttosto il settore bancario.

In ogni caso, bisogna restare nel mercato.

Ovviamente non si compra a tutti i prezzi, e soprattutto non si compra sulla forza, ma si aspettano ritracciamenti per entrare, possibilmente che si fermino su livelli importanti, definite da zone di accumulazione già difese dalla mano primaria (su grafici a volumi o barchart). Quanto più i mercato salgono, tanto più diventa fondamentale tenere sempre la stop loss inserita, perché i mercati saranno velocissimi a girarsi. E mentre la salita nelle ultime fasi presenterà volatilità sempre più bassa, abituandoci ad uno scenario falsamente tranquillo e sereno, quando avverrà il cambio di trend la discesa sarà violenta e rapidissima: ci torna di nuovo utile un vecchio motto «Si sale dalle scale, si scende dalla tromba».

Come ho visto spesso accadere nei miei 26 anni di mercati, improvvisamente ci si sveglierà una mattina e, con gli occhi un po’ strabuzzati, i grandi traders diranno «Cosa ci facciamo qui, cosi in alto??», e inizieranno a vendere come ossessi. Succede spesso cosi: le news saranno le stesse, il quadro macro invariato rispetto al giorno prima, non ci sarà nessuna breaking news catastrofica, ma tutti si accoderanno nel giocarsi il nuovo trend.

Per i trader piccini, basterà essere pronti e disciplinati: avendo in mente la possibilità di questo scenario, basterà  eseguire un ordine “stop profit and reverse”.

Stiamo nel mercato, ma sfruttiamo la bellezza di essere piccoli e agili, giunchi e non querce.

www.thehawktrader.com

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