Consegnare il vaccino: un problema irrisolto

È lunedì 9 novembre, arriva la notizia più attesa del mondo: l’americana Pfizer e la tedesca BioNtech hanno messo a punto un vaccino anti-Covid efficace al 90%.
Pfizer al Nyse fa un botto del 14%. È la fine di un incubo, ragazzi è fatta, liberi tutti. Stelle filanti, fuochi d’artificio, trombette, coriandoli, si balla.
E invece no. Perché il vaccino contiene Rna, e l’Rna, al di sopra di -70 gradi, si deteriora.
Il problema logistico è colossale: la catena del freddo più fredda, quella dei surgelati, arriva a -18%.
Al momento, un modo per fare arrivare il vaccino dagli stabilimenti produttivi alle mani di miliardi di persone sparse per il globo, non c’è.
Oggi a -70 ci arrivano solo gli ultracongelatori, macchine ingombranti disponibili in pochi esemplari nei laboratori e negli ospedali. Si dice che può andar bene anche il ghiaccio secco ma non è vero, arriva a -28.
La Commissione Europea ha concluso con la Big Pharma stellestrisce un contratto di pre-acquisto di 200 milioni di dosi da dividere tra gli stati in base alla popolazione. Pare che per la vaccinazione di ciascuno ne occorrano due dosi.
Ma è già un problema enorme, al momento irrisolvibile e irrisolto, recapitarne una.

Un pensiero su “Consegnare il vaccino: un problema irrisolto

  1. Sandro Caramelli dice:

    Mi chiedo, ma che fine hanno fatto gli altri vaccini, fra i quali quello dell’Università di Oxford con Zeneca e l’azienda di Pomezia, quello dello Spallanzani, etc. ? Oramai parlano solo dei vaccini USA per il covid 19 (Pfizer e Moderna) ma ce ne dovrebbero essere diversi altri in dirittura d’arrivo, o no ?

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