Dicotomia nuovamente in Avanscoperta?

Soltanto giovedì si commentava la ritrovata felice condizione tecnica (ovviamente di breve) del mercato italiano, il quale per l’intera ottava era riuscito a comportarsi meglio (e notevolmente) del DAX.

Sarà sufficiente al fine leggere le due performance conclusive della settimana:

FTSE-MIB: +5,54%

DAX: +1,33% 

Tuttavia, per poter vivere davvero un’intera stagione di rialzi seri e duraturi, questa condizione non potrà essere sporadica, ma sistematica e continuativa, dopo anni di sottoperformance, nei confronti proprio dell’indice tedesco.

Per fornire (e anche dare!) due numeri, basterà considerare che il FTSE-MIB, dai massimi del 2007 a oggi, ha “smarrito” poco oltre il 70% della sua capitalizzazione; il DAX (da analoghi massimi) “soltanto” il 25% e, qualora si desiderasse scavalcare d’incanto l’oceano, ci accorgeremmo che lo S&P500 dista un 15% circa dai massimi di allora, mentre il Nasdaq100 ha addirittura ribaltato esattamente (in positivo) quel delta negativo che ancora pesa sul principale indice USA (lo S&P500, appunto).

E in un’epoca di (presunta a questo punto) globalizzazione, può suonare quasi incomprensibile cercare di tradurre in pensiero i numeri che fuoriescono dal più che banale screening precedente e che parlano quasi in termini di un’insanabile o quantomeno endemica dicotomia.

Tanto più grave, riflettendo sul fatto che questa crisi – se vogliamo considerarne un unico scenario, iniziato nel 2006/07 – proviene proprio dal paese che ora, sommandole algebricamente, esprime performance pressoché pari, senza considerare l’effetto cambio che gioca ancor più a favore delle stesse.

Al tempo dei massimi di borsa del 2007, l’Euro viaggiava infatti abbondantemente sopra quota 1,4000; oggi fatica a tenere lo 1,2500. E ciò significa un +10% abbondantissimo in più, a favore di coloro che avessero investito sulle borse USA, anche 5 anni fa ovvero sui massimi!

E in questo scenario così variegato viene a collocarsi la pesantissima candela nera di oggi (ndr. ieri per chi legge) del nostro FTSE-MIB, candela nera che va a interrompere una serie – tra l’altro semi sofferta – di cinque minute candele di segno opposto, minute quando confrontate alla potenza (anche in termini volumetrici) espressa da quella odierna che in un sol giorno ha percorso la strada fatta appunto nelle cinque precedenti sedute.

E così, in un sol colpo, il FTSE-MIB è stato risospinto sotto i 13.350 ed esattamente sul livello di 13.050 punti, ultima barriera per non tornare sui minimi di due settimane fa.

E ora dovrà anche, tassativamente e velocemente, recuperare almeno la fascia tra 13.325 e 13.475 punti. Dovrebbe farlo già in questa settimana e non sarà impresa facile, per nulla, proprio per nulla…

Tutto questo, mentre invece lo S&P500 lotta ancora per superare un livello che, una volta vinto, potrebbe quasi aprire nuovamente la strada per i 1.400 punti, dai 1.315/20 circa attuali.

Il passaggio cruciale sarà dunque a 1.331,80, provato proprio nell’intraday di oggi, lunedì, ma sfumato.

Grave in parte, ma non irrisolvibile.

Infatti, avrà tempo sino alla seduta del 26 giugno, per proiettarsi oltre tale livello (punto x sul grafico).

Più precisamente, potrebbe intrattenersi tra 1.332 e 1.296 punti sino a tale data.

Un superamento in anticipo fornirebbe addirittura un’accelerazione rialzista al trend.

Per converso, la perdita dei 1.296 punti, prima di tale data (anche già domani) spingerebbe nuovamente all’ingiù l’indice, ma se questi dovesse anche mostrare quota 1.225, sempre rimarrebbe la splendida impostazione tecnica, presente certo ora.

E sinché non andrà sotto tale ultima quota, ogni previsione di ribasso potrebbe rivelarsi estremamente azzardata.

E ad anticipare i segnali, si rischia soltanto di “volerla sapere più lunga del mercato”.

Mai presunzione fu peggio riposta.

A pensar male dell’Italia, purtroppo e invece, in questa fase, si sbaglia raramente, ma soltanto perché tendenze di medio e lungo sono ancora completamente ribassiste.

La prima vera inversione è talmente lontana (a 17.250) che avremmo tempo debito a sufficienza per rendercene conto.

Invero, sui minimi, il tempo stringe e il rischio sale ogni giorno che non ci si stacca da questi stessi minimi.

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