Le dichiarazioni dei commissari UE e lo spread: Angelo Ciocca ne addita lo sciagurato nesso e ne chiede conto alla Commissione

di Edoardo Varini

Sento dire da più parti, sento dire da tutte le parti antigovernative, che la recessione economica del nostro Paese sarebbe attribuibile alla manovra del ministro Tria. Non mi stupisco che simili sciocchezze vengano divulgate e nemmeno che molti fingano di crederle in completa malafede.

Da molti, troppi anni frequento il mondo degli economisti e posso dire di conoscerli bene. E credo di non essere nell’errore asserendo che l’impreparazione sia il loro tratto distintivo. Molto più che in altre branche dl sapere, per la semplice ragione che l’economia non è una scienza esatta.

È sostanzialmente ideologica già nei suoi fondamenti. Se soltanto vi soffermate a pensare che il padre della scienza economica, Adam Smith, pensava che una provvidenziale mano invisibile volgesse lo sfrenato egoismo dei partecipanti al libero mercato nel perseguimento di un interesse collettivo, ci rendiamo conto che quando un economista asserisce qualcosa è più facile che stia tirando ad indovinare che non il suo contrario.

La cosa riprovevole è che questo complesso di inferiorità rispetto alle scienze esatte si trasformi sovente nei campioni della scienza economica in impuntature davvero degne di miglior causa e spesso drammaticamente foriere di disastri.

Possiamo dire che la rovina economica dei Paesi più poveri della UE sia principalmente attribuibile a questo genere di impuntature. Oltre ovviamente al non essere questa Unione un consesso di pari. Orwellianamente, qualche maiale è sempre stato più uguale degli altri. Ma torniamo a far di conto.

Malgrado la trimurti disciplina, rigore e conti in ordine avesse già affossato il Paese all’epoca del governo Monti, che portarono nel biennio 2012-13 ad un aumento del 5% dl rapporto debito/Pil, e malgrado fosse già arcievidente che tagliare la spesa pubblica equivale ad affossare la domanda interna, a un quinquennio di distanza il presidente della Commissione Junker ed il commissario europeo per gli affari economici Moscovici intendono imporre alla nostra nazione la stessa ricetta.

Ed il bastone che usano questi maiali più maiali degli altri per condurre noi, loro consimili, al macello è lo spread, che sarebbe poi la differenza di rendimento tra due tassi, misurata in punti base. Quella che va per la maggiore è la differenza tra il titolo decennale del nostrano Btp e quello tedesco del Bund. In due parole, se aumenta lo spread, per finanziare il Paese devi riconoscere agli investitori un rendimento maggiore, cioè ti costa di più.

Ma lo spread si basa sulla percezione di sicurezza. Il più sicuro è considerato il titolo germanico, che per questo funge da parametro. Ma chi lo stabilisce? Tre agenzie di rating private, non a caso dette “le tre streghe”: Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch.

La prima agenzia, S&P, il 18 luglio emise per la banca d’affari Lehman Brothers il giudizio massimo, tripla A. Peccato che due mesi dopo la stessa banca dichiarò il fallimento. È solo uno dei tanti esempi. Sono dunque credibili? Sostanzialmente no.

Mentre scrivo lo spread è a 249,30 punti base. Qualche mese fa era molto più alto, oltre 300 punti base. Così alto che l’europarlamentare Angelo Ciocca si sentì di fare una dura ma verissima e patriottica interrogazione.

Leggiamola. È datata 10 novembre 2018.

«Oggetto: Effetti delle dichiarazioni dei Commissari europei sui mercati finanziari     

L’andamento dello spread in Italia nell’ultimo semestre è stato in parte condizionato dalle dichiarazioni di alcuni commissari europei.nIl 29 maggio, a seguito delle dichiarazioni del Commissario europeo Günther Oettinger, lo spread è salito a quota 303 rispetto ai 235 punti percentuali del giorno precedente. Il 10 ottobre, con le dichiarazioni del Commissario Pierre Moscovici, lo spread è salito a quota 301 rispetto ai 267 punti del 28 settembre.

 Il 17 ottobre, ancora Oettinger, anticipando la decisione negativa della Commissione sul DEF italiano, ha provocato una forte reazione dei mercati portando il differenziale tra Btp e Bund alla quota record di 324 punti.

Considerando evidente la relazione tra le dichiarazioni ed anticipazioni finanziarie degli alti funzionari europei e la risposta dei mercati; considerando che il codice di condotta per i membri della Commissione europea, all’articolo 2, comma 2 prevede che i membri osservino i più alti standard di condotta etica, svolgendo il loro ruolo con discrezione; considerando altresì che dette dichiarazioni, compreso l’accostamento del Commissario Moscovici tra alcuni politici italiani e Mussolini appaiono, oltre che gravi, del tutto fuori contesto;

Può la Commissione riferire quali provvedimenti intende intraprendere considerando che ai sensi dell’articolo 245, secondo comma, tali violazioni possono comportare le dimissioni d’ufficio dei Commissari?».

 La risposta della Commissione è semplicemente mendace:

«Riguardo all’affermazione dell’onorevole deputato che esista un nesso tra le dichiarazioni dei membri della Commissione e un aumento degli spread, la Commissione desidera sottolineare che i mercati finanziari sembrano aver reagito soprattutto alle fasi principali della procedura di bilancio dell’Italia, inclusi gli sviluppi politici e le dichiarazioni fatte in Italia». […]

 Per quanto riguarda i pareri personali espressi dai membri della Commissione su altre questioni, il codice di condotta per i membri della Commissione conferma il loro diritto di esprimere opinioni personali. Di conseguenza, la Commissione non ravvisa alcuna violazione degli obblighi etici dei membri della Commissione quali previsti nei trattati e nel codice di condotta».

Se andate a vedere l’andamento dello spread dopo le dichiarazioni scorgerete tra le due cose un nesso evidente. Incontrovertibile.

E allora, per compiacere i governanti europei dobbiamo continuare a fingere di credere in un rigore economico che ha già sparso sale sulla terra greca o è pensabile ritrovare verità ed orgoglio nazionale e pensare al modo di scongiurare questa sciagura e rimettere il nostro Paese sulla giusta strada?

Rispondete con il voto, il 26 maggio.

 

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