L’europarlamentare pavese Angelo Ciocca dice la verità sulla Turchia a Strasburgo e gli viene tolta la parola

Una ragione per dargliela per un altro quinquennio alle elezioni del 26 maggio

di Edoardo Varini

Martedì scorso, 12 marzo, l’europarlamentare pavese Angelo Ciocca ha preso la parola nell’Aula parlamentare di Strasburgo riunita in seduta plenaria, e lo ha fatto per dire una delle tante scomode verità che ha più volte evidenziato nel corso del suo mandato.

Se c’è una dote che ha l’onorevole Ciocca è la chiarezza di discorso. Pertanto riporto integralmente la sua dichiarazione, assai breve, perché poco dopo la parola gli è stata tolta.

E badate che non stava mancando di rispetto a nessuno. Solo alla colossale ipocrisia che è il vero inscalfibile potere di questo paludatissimo contesto, o meglio, che è il presupposto del suo vero potere, quello finanziario.

«Presidente, onorevoli colleghi, la Lega diceva “no” all’ingresso della Turchia in Europa, continuerà a dire “no” all’ingresso della Turchia in Europa perché è un progetto folle, un progetto criminale: pensare di fare entrare in Europa un paese per il 100 % islamico è qualcosa che distruggerebbe definitivamente l’Occidente.

 La Lega dice “no” perché un cittadino turco su 5 sostiene di apprezzare l’Isis, perché 3 milioni di rifugiati sono presenti in Turchia, perché la Corte di giustizia europea dice che sono stati commessi più di tremila reati e violazioni dei diritti umani verso minori, verso donne.

 Quindi questi sono alcuni dei motivi per i quali diremo sempre “no” all’ingresso della Turchia in Europa, e sarebbe folle, sarebbe criminale pensare di continuare ad andare avanti in un progetto che ha già visto 15 miliardi di euro dei cittadini europei buttati per convincere la Turchia ad entrare in Europa. Usiamo questi soldi per i bisogni degli italiani, per i bisogni degli europei e non per buttarli…».

C’è in questa iniziale prolusione così bruscamente, così violentemente interrotta, una sola affermazione, dico una, che sia mendace? Se sì: quale?

Ammetto che ogni volta che viene tolta la parola a qualcuno ripenso alla mordacchia che misero in bocca a Giordano Bruno quel 17 febbraio del 1600 in cui l’Inquisizione decise di porre fine ardendolo alla vita del più rivoluzionario e indipendente pensatore dell’Età moderna.

Un filosofo che più di ogni altro credeva nel libero pensiero ed un uomo dal coraggio tale da replicare con voce ferma all’orribile condanna pronunciata dall’Inquisitore: «Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla».

Ora, la società contemporanea ama dirsi meno violenta e più civile. Ma è poi vero? Ancora esistono autorità che senza rendere spiegazioni ad alcuno si permettono di togliere la parola, di negare la libertà di espressione, il presupposto stesso della democrazia.

La prima cosa che tutti dovremmo onorare, ma vorrei dire adorare, noi tutti, cittadini e loro rappresentanti, è la verità.

Io per formazione e mia personale indole sto e starò sempre dalla parte di chi la celebra profferendola e non con chi si ritiene in diritto di imbellettarla, negarla e – che è poi la cosa più grave –zittirla.

Voi, elettori delle elezioni europee del 26 maggio?

 

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