VESTIVAMO ALLA MARINARA (O NO?)

Come va lo spread? Telegiornale di ‘stasera, «Lo spread, dopo essere volato a oltre 460, è retrocesso».

Ma siamo sicuri di sapere che cos’è “lo spread”, non uno spread, ad esempio tra denaro e lettera, oppure tra euro e dollaro, ma “lo spread”, di cui tutti parlano, spesso a sproposito. Non esiste telegiornale che non ne parli, magari con tecniche sottili di convincimento subliminale, a seconda che lo si debba far percepire in recupero, oppure in rialzo, oppure… chissà.

Devo confessare che l’unica volta in cui ho sentito un discorso chiaro, lineare e soprattutto veritiero è stato quando ne ha parlato Luca Barillaro, a Palazzo Mezzanotte, qualche settimana fa, in occasione di una giornata di formazione, sponsorizzata da banca Sella; approfitto per ringraziare qui pubblicamente Luca. Questo non vuol dire che non si parli più di spread, anzi! Ormai è l’argomento unico per essere, o meglio sembrare, à la page.

Mi fa tornare alla memoria quando, sul finire del secolo scorso, tutti “andavamo di bolina”, ricordate? Il Moro di Venezia, la lay line, le strambate, le orzate, l’italico orgoglio che, dopo aver vinto la Vuitton Cup, tentò il gran colpo – non riuscito a dire il vero – nella America’s Cup.

Poi venne Luna Rossa, ma l’America’s Cup andò ad un paese di grandi tradizioni marinare, la Svizzera, con Alinghi. Poi vennero i problemi giudiziari, l’America’s Cup cadde un po’ nell’immaginario collettivo, e noi smettemmo di “andare di bolina”; potenza dei mezzi di comunicazione e di convincimento di massa.

A proposito di mezzi di convincimento di massa, io mi sto rafforzando nella credenza che i nostri governanti, in questo caso locali, ci considerino un po’ tonti, oppure completamente tonti, oppure non sappiano che pesci pigliare quando devono rendere operative decisioni sacrosante ma impopolari. Sto parlando della decisione di fare passare nelle macchine obliteratrici dei tornelli della metropolitana milanese il documento di viaggio anche in uscita.

È in via sperimentale, solo in alcune stazioni, con grancassa pubblicitaria, con una uscita in ogni caso godibile senza controllo: e dove pensate che la gente passi, nel dubbio o anche senza? Ovviamente nell’uscita senza controllo. Ma di che cosa hanno paura i nostri governanti? Non mi vengano a dire che è una novità questa del controllo in uscita: il meccanismo è disponibile sui tornelli di uscita dal momento della loro installazione, ed allora?

Tanto per fare il solito confronto con una situazione corrispondente all’estero, da me vissuta in prima persona, mi sembra di ricordare che alla stazione della RER La Defence, a Parigi, questo sistema fosse in funzione alla fine degli anni 80, già, ma era il secolo scorso!

Va bene, dopo questo sfogo, di cui chiedo venia, ma che mi ha permesso di smaltire un qualche eccesso di bile, parliamo un po’ di mercati, però niente spread, ma solo confronto tra i principali indici europei, a cui è stato aggiunto l’S&P 500, per avere un qualche riscontro di là dall’Atlantico. Utilizziamo una scala percentuale, li poniamo tutti a zero ad inizio 2012, e vediamo come si sono mossi, percentualmente, gli uni rispetto agli altri.

Il grafico che segue ci fornisce la situazione dei primi sei mesi del 2012.

 

Vogliamo l’interpretazione di qualche esperto commentatore televisivo, oppure siamo capaci di leggere da soli? Quanti e di quali paesi sono gli indici che, partendo da zero ad inizio anno, si trovano sopra o vicino allo zero a metà 2012? E qual è l’indice, e di quale paese, che, pur partendo da zero a inizio 2012, ora, a metà anno, vanta la peggior performance negativa?

Quello che abbiamo davanti agli occhi è uno spartito, la cui musica deve essere interpretata dai nostri governanti, e l’orchestra che deve suonarlo siamo noi, che piaccia o meno.

Alla prossima, anche se mi rendo conto che queste note nascondono molto bene gli eventuali aspetti di ottimismo.

Sandro Giangrandi

Milano 29 giugno 2012

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