Vinitaly: Vini e Made in Italy. «Basta contraffazioni», dice a ragione l’europarlamentare Angelo Ciocca

di Edoardo Varini

Si è inaugurata domenica la 53ma edizione del Vinitaly di Verona, il Salone internazionale dei vini e dei distillati più grande dl mondo, che vanta 4.600 espositori provenienti da 58 nazioni, distribuiti su 100 mila metri quadrati espositivi. Presenti i 140 top buyer internazionali più importanti, una vetrina commerciale imperdibile, da ogni punto di vista. Tanto più che quello di quest’anno è «il miglior Vinitaly di sempre» nelle parole del direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: possiamo credergli.

Il Padiglione Lombardia, realizzato in accordo di programma tra Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia, rappresenta la valorizzazione di un territorio unico per varietà di climi e ambienti.

Al suo interno ha sede lo stand dell’Oltrepò pavese, che vede la presenza di 50 aziende agricole. Alle 17 dell’altro ieri in area stampa è stato presentata la più grande indagine sulla produzione vinicola oltrepadana mai realizzata. Il suo curatore, Stefano Denicolai, un caro amico e fra i maggiori esperti italiani di management innovativo, parla di un fatturato di 113 milioni di euro, un numero che a fronte di oltre 800.000 ettolitri di vino dovrebbe essere assai maggiore. La conclusione?  Dobbiamo migliorare per prima cosa il marketing, la comunicazione.

Abbiamo tante aziende molto vecchie ed altre molto giovani, una bella cosa, la tradizione che sa aprirsi al futuro. Un 18% di imprese nuove: un potenziale di innovazione che pochi altri territori possono vantare. Aziende che sono cresciute negli ultimi anni del 30-40%.

Ma tutto questo deve necessariamente coniugarsi con la difesa del Made in Italy a livello europeo. A dirlo con la massima chiarezza è l’europarlamentare leghista Angelo Ciocca, presente anch’egli alla manifestazione.

«In questi anni – ha dichiarato – in Europa abbiamo combattuto numerose e faticose battaglie per difendere il Made in Italy, i prodotti genuini del nostro territorio e il nostro vino da coloro che vorrebbero darci da bere prodotti a base di polvere.

A Bruxelles c’è chi tenta di taroccare il nostro vino evitando l’etichettatura. Noi invece continuiamo a sostenerne l’importanza per certificare la qualità dei nostri prodotti. Una battaglia sempre dalla parte dei viticoltori che cercano di andare avanti tra mille difficoltà: burocrazia, concorrenza e gelicidi che più volte hanno distrutto le coltivazioni mandando in fumo mesi di lavoro».

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