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La povertà è degli altri, fin quando ci bussa alla porta


Ora vi parlerò di una notizia che in un paese civile dovrebbe scatenare dibattiti parlamentari, cortei, movimenti di opinione, attivismo, protesta, e che invece da noi si perde tra le mille altre, chessò, Cairo che dice: «RCS merita una svolta, io la posso dare» o la nuova banconota da 50 euro. E invece questa è una notizia che non è come le altre. Per quanto in molti si ostinino a non volerla leggere. Ricordo la "Canzone del maggio" di De André: «Anche se il nostro maggio  ha fatto a meno del vostro coraggio / se la paura di guardare / vi ha fatto chinare il mento  / se il fuoco ha risparmiato  / le vostre Millecento  / anche se voi vi credete assolti / siete lo stesso coinvolti».

La cosa paradossale è che ora la media borghesia rifiuta il coinvolgimento e l'impegno anche se è stata aggredita, vessata, umiliata da governi che non si sono mai posti il problema della sostenibilità della vita per i cittadini e che hanno continuato a depredare laddove era più facile, tra i borghesi, per l'appunto.

Che mantengono le maniere di quando vivevano nell'agio e nella sicurezza ed ogni volta che uno di loro cade si girano dall'altra parte, senza che nessuno pensi mai di poter essere lui il prossimo caduto. Perché solo allora si fermerà il processo in atto. Quando la borghesia – cui si devono la conquista della libertà e dei diritti fondamentali dell'individuo –  sarà annientata.


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Ho scritto "processo" e non "progetto" perché voglio evitare qualunque dietrologia, qualunque polemica e dirò che mi interessa anche poco se il disastro è voluto dalla maligna intelligenza di qualcuno o dall'idiota inettitudine dei molti. La sola cosa che mi importa è fermare questa deriva verso l'impoverimento delle nazioni che è l'anticamera della servaggio.

Dal Rapporto annuale sulla povertà in Italia  pubblicato ieri dall'ISTAT: nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta sono state pari a 1 milione e 582 mila e gli individui a 4 milioni e 598 mila. Povertà assoluta significa che queste persone non sono in grado di acquisire quei beni e servizi ritenuti indispensabili per vivere in maniera minimamente accettabile.

Esiste poi un altro tipo di povertà, la povertà relativa, ed è stata misurata anch'essa. Parliamo di 2 milioni e 678 mila famiglie, pari a 8 milioni e 307 mila individui. Quando una famiglia ha una spesa pro capite inferiore alla media nazionale viene ritenuta "relativamente" povera. Solitamente dalla povertà relativa si scivola nella povertà assoluta. È solo questione di tempo. Di nemmeno tanto tempo, vista la totale noncuranza con cui la politica sta affrontando il problema.

Andiamo avanti a destinare alla spesa pensionistica la metà della spesa sociale, ad avere i figli quarantenni mantenuti di genitori e impossibilitati a farsi una famiglia, e poi stupiamoci che questo Paese non può avere un futuro, crocifisso al legno dei diritti acquisiti. Come acquisite erano l'assolutismo monarchico, i privilegi feudali ed il diritto a bruciare gli eretici della Santa Inquisizione.

A presto. 

(14/07/2016)

 

Mps: il problema sono i conti non la speculazione


Io vorrei tanto avere non una ma mezza delle certezze che ha il nostro premier. Perché dev'essere una cosa meravigliosa avere tanta convinzione nell'improbabile. Poi magari la cosa ti conduce alla catastrofe – perché in fondo il controllo del rischio altro non è che seguire il cosiddetto "favore delle probabilità" – però, finché l'illusione dura, dev'essere fantastico.

Il riferimento – ma ne potrei citare mille – è alle seguenti dichiarazioni rilasciate ieri da Renzi: «Il problema dei crediti deteriorati è in corso di risoluzione», i correntisti ed i risparmiatori di Mps sono «del tutto al sicuro».

L'antefatto: lunedì scorso la Bce ha chiesto a Mps di ridurre l'incidenza netta dei crediti deteriorati per quasi 10 miliardi di euro entro il 2018. Nel piano presentato dalla banca era già stato inserito un taglio delle sofferenze, ma di poco più della metà: 5,5 miliardi e dunque l'istituto senese dovrà fare molte più cartolarizzazioni del previsto. Così facendo però si creano dei colossali buchi di bilancio, perché oggi i crediti deteriorati sono contabilizzati per un importo attorno al 40% rispetto all'ammontare di crediti originari, mentre il valore a cui in effetti vengono scambiati è attorno al 20% del prestito iniziale.


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Nelle prime due sedute di borsa immediatamente successive il titolo ha perso oltre il 30%, cosa che la vulgata nazionalistica governativa vorrebbe dovuta alla speculazione – al punto che la Consob ha sospeso le vendite allo scoperto del titolo – e che invece ha fondatissime ragioni fondamentali. La banca senese ha in pancia 47 miliardi di non performing loans, una cosa talmente grande da far paura alla stessa Commissione europea, che questa volta non esita a parlare lei per prima di flessibilità, ne ha parlato perfino il terribile ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, citando i frequenti colloqui con il nostro premier ed il nostro ministro dell'economia.

Pare che l'idea di salvataggio sia quella di creare, dopo Atlante, un nuovo fondo salva banche, anch'esso dal nome mitologico, Giasone, con una dotazione iniziale di 5-6 miliari di euro, l'importo esatto occorrente per salvare Mps.

A fine luglio, come non bastasse, arriveranno i risultati degli stress test condotti dall'Eba, l'autorità bancaria europea, ed è assai probabile che non saranno positivi (lo dicono le analisi delle principali banche d'affari) e che occorreranno una ricapitalizzazione ed il collocamento di nuove azioni sul mercato. Azioni che, possiamo stare certi, nessuno correrà a comprare, se non la mano pubblica. In tal caso però la normativa impone il sacrificio agli obbligazionisti subordinati e perfino ai depositanti. Con buona pace delle renziane certezze.

A presto. 

Edoardo Varini

(07/07/2016)

 

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