Due  famelici rettili, tra le rovine, a sbranarsi


Lo so che all'elenco dei san Mario gli investitori vorrebbero aggiungere, dopo San Mario di Avenches, San Mario Draghi, ma il processo di canonizzazione lo gestisce la Congregazione per le cause dei santi e non il mondo finanziaro e poi l'iter dura anni, un orizzonte che nei mercati viene chiamato "lungo termine" e che di fatto non interessa a nessuno, perché, come diceva John Maynard Keynes: «Nel lungo termine siamo tutti morti».

La Borsa scende – come possiamo dire di ogni fenomeno terreno – per diverse ragioni, ma tra queste ve ne sono due precise: gli imminenti stress test bancari e i profit warning trascorsi. Gli imminenti stress test fanno paura, così tanta che è stata sufficiente ieri un'indiscrezione su Mps per abbattere il titolo nel corso di seduta a -5% (chiusura poi a -1,8%). Il problema ovviamente non è solo delle 15 banche nazionali coinvolte, il problema è dell'intero continente.


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Poi i profit warning, un rosario dei sette dolori: Rolls Royce, Agco, Adidas, Sap e la lista ne conta centinaia. Da un lato previsioni economiche positive e dall'altro "allarmi utili", prendi il caso del Regno Unito: com'è? E allora tutti a invocare San Mario. E San Mario, intercede, come può, e come può è avviando ieri gli acquisti di covered bond di banche francesi e spagnole, e di obbligazioni bancarie garantite italiane e tedesche – che abbia comprato precisamente nessuno lo sa – ma i timori, in Borsa, non sono passati.

Entro fine anno si attende alla stazione della Speranza anche il treno dell'acquisto di titoli cartolarizzati Abs che possano indurre gli istituti di credito a prestare denari a famiglie e imprese.

Ma sarà tutto inutile senza le riforme strutturali, e questo vale in Italia più che altrove. Speriamo non siano anch'esse di lungo termine, perché la frase di Keynes ha valore universale.

I «compiti a casa», come ama dire la Merkel, abbiamo da farli davvero. Certo, non devono portarci via libri, matita e quaderni – ogni risorsa – e poi accusarci di non averli fatti. Però se ce li lasceranno – e non potrà che essere così dopo la presa di posizione francese – non avremo più scuse, rimarremo noi e la nostra coscienza, che in termini economici è un debito schiacciante. Cerchiamo di affrontarlo a viso aperto: sotto il tappeto di coccodrilli piangenti non ce ne stanno più.

Ricordo un quadro di Savinio, Souvenir d'un monde disparu. Due  famelici rettili, tra le rovine, a sbranarsi.

A presto. 

Edoardo Varini

(21/10/2014)

 

Dell'indice ZEW, della Cina, di Ser Ciarlino


Si chiama Indice ZEW, che è l'acronimo di Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung, il nome dell'istituto che svolge l'indagine, e misura mensilmente la fiducia delle imprese relativa alla Germania, alla zona Euro e alla Svizzera. Registra la differenza tra numero di pessimisti ed ottimisti fra 350 investitori ed analisti finanziari.

Se il dato è negativo, prevalgono i pessimisti, è un brutto segnale. A settembre l'indice registrava un +6,9, ad ottobre è piombato a -3,6: il segno meno non si vedeva dal novembre 2012. È il decimo calo consecutivo. il presidente dello ZEW, Clemens Fuest, non esclude una crescita negativa in Germania nel terzo trimestre, che è poi come dire che non esclude una recessione tecnica del Paese, essendo stato negativo anche il dato del secondo trimestre (-02%).

Se la più grande economia d'Europa è sull'orlo della recessione, se la produzione industriale dell'area Euro è calata dell'1,8 sul mese precedente (il dato tedesco è addirittura -4,3%) è forse il caso che il ministro delle Finanze teutonico Wolfgang Schäuble cerchi di entrare nella storia non per aver conseguito un troppo doloroso pareggio di bilancio nel 2015 ma per avere avuto la lungimiranza di rinunciarci.

L'opposizione di democristiani e socialdemocratici alle misure annunciate dalla Bce, tra cui l'acquisto di titoli del settore privato o, probabilmente a breve, di titoli pubblici, diventa ormai pateticamente simile alla resistenza dei soldati giapponesi post bellica su un isolotto delle Filippine. Qualcuno vada a dir loro di arrendersi, qualcuno vada a dir loro che malgrado le personali ostinazioni la politica economica tedesca dovrà cambiare.

Per quanto riguarda noi, fa molto piacere leggere che sono stati siglati dai premier cinese e italiano 14 accordi che valgono 8 miliardi di euro. Quello tra Cassa Depositi e prestiti e China development bank su progetti di comune interesse vale da solo 3,8 miliardi: è la prima volta che i cinesi chiederanno consiglio estero prima di effettuare un investimento, una cosa importante.

Per le nostre PMI il mercato cinese offre prospettive ineguagliabili, saperle cogliere o meno farà la differenza per l'intera economia nazionale, certo non aiutata dalle ridicole sanzioni imposte alla Russia che servono solo a fingere di essere i guardiani del mondo quando si è soli dei lacchè degli Stati Uniti d'America.


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Gli investimenti cinesi sono cifre vere, non altrettanto mi sentirei di dire delle altre cifre tirate in ballo da ser Ciarlino l'altrieri dalla Val Seriana. «Tutti parlano dell'articolo 18, io dico che sono 18 i miliardi che taglieremo come tasse tra la legge di Stabilità per il 2014 e quella per il 2015». Fosse stato l'articolo 36 sarebbero stati 36 miliardi?

Occorre tagliare il cuneo fiscale e zac, via 6,5 miliardi per l'azzeramento della componente costo del lavoro dell'Irap. Occorre combattere il precariato ed eccoti che lo Stato si accolla per tre anni il pagamento dei contributi dei neoassunti a tempo indeterminato, prendendo la moneta chissà dove... Ah, sì, da una spending review da 16 miliardi di cui però non sono ben chiare le componenti.

Dice il sottosegretario alla presidenza Delrio in un'intervista al "Corriere": «Una parte verrà dalla lotta all'evasione fiscale». Ma quanta parte? Non è un dettaglio. E aggiunge: «Quando facevo gli esami all'università dicevo sempre: quando uno fa bene il suo mestiere non deve temere nulla. Ecco, noi non temiamo nulla». Ma proprio questo è il problema, che questo governo ostenta il non temere nulla. Ma su che basi giudicare la bontà del proprio mestiere se non dai risultati? In bocca a uno studente la frase, nella sua ingenuità, fa sorridere, in bocca a un politico di primissimo piano fa paura.

Un fiorentino grande, Aldo Palazzeschi, una volta scrisse: «Correre incontro al pericolo è una forma della vigliaccheria». Sommessamente, lo ricordo.

A presto.

Edoardo Varini

(14/10/2014)

 

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