La stessa mano artigliata


Ho sempre creduto che Paradiso, Purgatorio e Inferno fossero i luoghi che decidiamo di abitare su questa terra. Anche quando la vita ci getta all'Inferno possiamo aggrapparci a un lembo di Paradiso e tentare la risalita, e riuscirci.

Mentre non riesco ad immaginare nessun dolore, nessuna pena, nessuno strazio che sotto questo cielo esseri umani non abbiano già inferto ad altri esseri umani, ed è per questa ragione che la Geenna non può essere che qui, conculcata dall'uomo come da San Michele il Serpente quando si riconosce nei suoi simili, oppure elevata a tenebroso cielo, adorata come una Terra Promessa blasfema, come un Vitello d'oro quando gli altri divengono l'Altro, il Dissimile, il per sempre diviso, l'irreparabilmente Disgiunto.


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Bambini, ragazzi, adulti sepolti vivi dagli "uomini neri" nella piana di Ninive, sgozzati, decapitati, fucilati, stuprati, mutilati, straziati nelle carni e nell'anima.

I combattenti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante segnano le case dei cristiani per l'Angelo sterminatore con la vernice spray. Il marchio d'infamia è la lettera araba "nun", iniziale di "Nassarah", che sta per "nazzareno", "cristiano".

Nell'Esodo il segno di sangue di agnello salvava, qui il sangue arriva dopo la vernice, ma è sempre sangue innocente che non ha trovato pietà con il pianto. 

«Conversione o morte», o magari se non la conversione anche un po' di dollari. La storia del fondamentalismo non è cambiata. A scriverla è sempre la stessa mano artigliata.

A presto. 

Edoardo Varini


(11/09/2014)

 

Matteo che dici agli italiani


Matteo che dici agli italiani di andare in vacanza tranquilli, Matteo, vorrei dirti che per chiunque abbia conservato una visione dell'Italia riguardosa e concreta e aderente alle cose, stare tranquilli è divenuto impossibile.

Le cose, Matteo, i fatti, i dati di realtà, quelli che tu sistematicamente confondi con le parole senza sapere che ogni episteme o ha un codice da rispettare o è ciancia – e il tuo codice, da buon amministratore della cosa pubblica, dovrebbe essere quello dei risultati tangibili –, senza sapere che "Le parole e le cose" ci ha insegnato Foucault che sono diverse e variamente si combinano nei secoli a cerare una credibilità il più possibile decodificata e condivisa, quella che abitualmente chiamiamo "verità".

Tale è il baccano di questi tempi sciocchi, che si è finiti con il considerare la credibilità avulsa dalla verità, al punto che, delle due, agli uomini politici è chiesta solamente la prima: l'essere credibili, a prescindere dal grado di verità di quel che dicono. Ecco allora che importano la camicia, la giacca, il tono della voce e tutto ciò che non è il significato non dirò profondo ma semplicemente manifesto delle parole enunciate.

Matteo, la cosa più probabile è che tu sia semplicemente una vittima di questo sistema. Hai perso la profondità: come molti, come troppi. Tu non scavi, "surfi". Tu credi davvero che ci siano giorni buoni (se una cosa ti va bene) e giorni grami (se una cosa ti va storta) e non capisci che questo è vero solo a livello tuo, personale. Ma nella tua funzione pubblica finché non farai le vere riforme che occorrono, per questo paese ogni giorno sarà gramo. Ogni giorno.


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Le cose, Matteo, sono importanti più delle parole. Le parole sono soltanto una più o meno indovinata convenzione. «Ceci n'est pas une pipe», ricordi la pipa di Magritte? Voleva dire questo.

Le cose, quelle che a te, sempiterno scout, non impediscono per quanto marce e incancrenite il fischiettio e il sorriso e a me sì. A me, lo confesso, non riesce di fischiettare davanti alla recessione economica del mio Paese ed al progressivo impoverimento dei miei connazionali. Insegnami tu, Matteo, come si fa? La chiamiamo coraggio questa abilità? E in che cosa differisce dall'irresponsabilità?

A sentire il Presidente della BCE che dice che «Uno dei componenti del basso Pil italiano è il basso livello degli investimenti privati» e che questo è interamente dovuto«all'incertezza sulle riforme, un freno molto potente che scoraggia gli investimenti» e soprattutto che «per i Paesi dell'Eurozona è arrivato il momento di cedere sovranità all'Europa per quanto riguarda le riforme strutturali»: a sentire queste cose e a fischiettare, a twittare, a cinguettare, come diavolo fai?

Ma le hai ascoltate e intese queste parole, Matteo? «Cedere sovranità» è un'espressione che ti lascia sereno? E allora poi perché corri a chiamare Draghi? Pensi che potrà farti il favore di dirti cose diverse? Pensi ti dica ciò che vuole o il necessario?

In nottata qualcuno deve averti detto qualcosa, perché oggi hai cercato di fare la voce grossa: «Le riforme in Italia non le decide la Bce, le decido io». Le decidi tu? Ma davvero? Hai deciso di uscire dall'euro?

Governi una nazione, Matteo. Per favore impara a distinguere le parole e le cose. «Questa non è una pipa» è un raffinato divertissement intellettuale. «Queste non sono riforme» è una disgraziata verità. Esattamente come il divertissement per Pascal: «Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l'ignoranza, hanno deciso di non pensarci per rendersi felici». È così che fai quando pensi al disastro economico italiano? È questo l'inconfessabile segreto della tua aria incrollabilmente divertita?

A presto.

Edoardo Varini

(11/08/2014)

 

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