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L'outsourcing dell'intelligence: la novità per vincere le guerre


C'è solo una cosa più stupida di una guerra, ed è una guerra fatta senza l'intenzione di vincerla. I tempi ed i bisogni della democrazia e quelli dell'azione militare si sono già nella storia molte volte dimostrati contrastanti, basti pensare al Vietnam, ed è forse per questo che il Pentagono sta servendosi sempre più per le questioni belliche più controverse e di difficile gestione – vedi la guerra in Siria – di aziende private, dei cosiddetti "contractors", che a differenza delle forze armate non devono rispondere a nessuno.

Non sono illazioni: vi sono prove su prove, le ultime sono delle mail pubblicate sul sito Daily Beast, in cui si legge che la società "Six3 intelligence solutions", un'azienda specializzata in intelligence, ha vinto un bando da 10 milioni di dollari per fornire «servizi di analisi» in Germania e, per l'appunto, in Siria. 


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L'outsourcing dell'intelligence magari si rivelerà efficace, però dice per intero la debolezza di un sistema democratico, di ogni sistema democratico, in tema di decisioni militari.

Se si vuole vincere bisogna liberarsi delle pastoie dell'opinione pubblica, bisogna agire come se non si dovesse rendere conto al popolo che ti ha eletto. Per questa ragione non esistono praticamente più i reportage di guerra: le solite scene di battaglia riproposte migliaia di volte senza alcuna valenza informativa.

Sarà pur vero, come ebbe a dire Winston Churchill nel discorso alla Camera dei comuni del '47, che: «È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora», e che dunque la democrazia è la migliore forma di governo fin qui inventata. Però è anche certamente la più ipocrita.

A presto.

Edoardo Varini

(16/08/2016)

 

La povertà è degli altri, fin quando ci bussa alla porta


Ora vi parlerò di una notizia che in un paese civile dovrebbe scatenare dibattiti parlamentari, cortei, movimenti di opinione, attivismo, protesta, e che invece da noi si perde tra le mille altre, chessò, Cairo che dice: «RCS merita una svolta, io la posso dare» o la nuova banconota da 50 euro. E invece questa è una notizia che non è come le altre. Per quanto in molti si ostinino a non volerla leggere. Ricordo la "Canzone del maggio" di De André: «Anche se il nostro maggio  ha fatto a meno del vostro coraggio / se la paura di guardare / vi ha fatto chinare il mento  / se il fuoco ha risparmiato  / le vostre Millecento  / anche se voi vi credete assolti / siete lo stesso coinvolti».

La cosa paradossale è che ora la media borghesia rifiuta il coinvolgimento e l'impegno anche se è stata aggredita, vessata, umiliata da governi che non si sono mai posti il problema della sostenibilità della vita per i cittadini e che hanno continuato a depredare laddove era più facile, tra i borghesi, per l'appunto.

Che mantengono le maniere di quando vivevano nell'agio e nella sicurezza ed ogni volta che uno di loro cade si girano dall'altra parte, senza che nessuno pensi mai di poter essere lui il prossimo caduto. Perché solo allora si fermerà il processo in atto. Quando la borghesia – cui si devono la conquista della libertà e dei diritti fondamentali dell'individuo –  sarà annientata.


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Ho scritto "processo" e non "progetto" perché voglio evitare qualunque dietrologia, qualunque polemica e dirò che mi interessa anche poco se il disastro è voluto dalla maligna intelligenza di qualcuno o dall'idiota inettitudine dei molti. La sola cosa che mi importa è fermare questa deriva verso l'impoverimento delle nazioni che è l'anticamera della servaggio.

Dal Rapporto annuale sulla povertà in Italia  pubblicato ieri dall'ISTAT: nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta sono state pari a 1 milione e 582 mila e gli individui a 4 milioni e 598 mila. Povertà assoluta significa che queste persone non sono in grado di acquisire quei beni e servizi ritenuti indispensabili per vivere in maniera minimamente accettabile.

Esiste poi un altro tipo di povertà, la povertà relativa, ed è stata misurata anch'essa. Parliamo di 2 milioni e 678 mila famiglie, pari a 8 milioni e 307 mila individui. Quando una famiglia ha una spesa pro capite inferiore alla media nazionale viene ritenuta "relativamente" povera. Solitamente dalla povertà relativa si scivola nella povertà assoluta. È solo questione di tempo. Di nemmeno tanto tempo, vista la totale noncuranza con cui la politica sta affrontando il problema.

Andiamo avanti a destinare alla spesa pensionistica la metà della spesa sociale, ad avere i figli quarantenni mantenuti di genitori e impossibilitati a farsi una famiglia, e poi stupiamoci che questo Paese non può avere un futuro, crocifisso al legno dei diritti acquisiti. Come acquisite erano l'assolutismo monarchico, i privilegi feudali ed il diritto a bruciare gli eretici della Santa Inquisizione.

A presto. 

(14/07/2016)

 

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