Qualcosa che nemmeno Dio sa fare


Peshawar è la capitale della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, lungo la frontiera con l'Afghanistan. È il capoluogo di fatto delle aree tribali, quelle di etnia pashtun.

A Peshawar c'è una scuola frequentata per lo più da figli di militari, una bella scuola, chiamata Army Pubic School and Degree College, dove ci si va da bambini e da ragazzi con la stessa uniforme: camicia chiara e cravatta con giacchetta se sei un maschio e vestito lungo cilestrino se sei una femmina. Se hai freddo e sei un maschio puoi mettere anche un maglione verde con lo scollo a V ornato da righine gialle come il sole.

I nove uomini armati del gruppo Tehreek-e-Taliban Pakistan che sono entrati alle 10 di ieri mattina nel cortile della scuola indossavano le uniformi del "Frontier Corp", unità che da quelle parti svolge una funzione di vigilanza. Per questo sono entrati facilmente. Nessuno li ha fermati.


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Nemmeno quando hanno iniziato a lanciare granate. Nemmeno quando una volta entrati hanno messo decine e decine di alunni spalle al muro lungo il corridoio prima di sparargli in testa. Nemmeno quando hanno cercato e scovato e fatto fuoco sui ragazzini che si nascondevano sotto i banchi e sui loro insegnanti, sia che tentassero una reazione sia che no.

Uno di loro è stato arso vivo come l'effigie della Morte nei campi in primavera, come a Jumièges l'uomo verde d'estate, come il ragazzo nel falò d'Ognissanti in Scozia.

Eshan è riuscito a scappare fuori dalla scuola, fuori dall'Inferno. Suo padre abbracciandolo ha ringraziato Dio per aver dato al figlio una seconda vita.

I padri e le madri dei 132 alunni assassinati hanno appreso di avere perso il cuore scorrendo l'elenco dei deceduti affisso alla bacheca esterna del Lady Reading Hospital.

Non so se abbiano maledetto Dio. Ma se no, hanno fatto qualcosa che nemmeno Dio sa fare. 

A presto. 

Edoardo Varini

(17/12/2014)

 

E invece è un maiale


In Germania, senza troppo clamore, è stato approvato un progetto di legge che consente alle aziende di coinvolgere nelle trattative degli stipendi soltanto il sindacato con il maggior numero di iscritti. A lui soltanto è consentito di indire scioperi, agli altri lo sconsolante ruolo di meri spettatori. Se questo non corrisponde all'abolizione del sindacato, certo ci va molto vicino, certo l'idea della rappresentanza sindacale ne esce ferita come lo sarebbe la democrazia da una legge che consentisse al solo partito di maggioranza di presentare leggi o fare comizi.

Se al sindacato togli la sua principale forma di lotta che ne resta? Se addirittura gli impedisci di sedere al tavolo delle trattative, di esprimere un'opinione, un fondato dissenso?

Una notizia che meritava la prima pagina dei giornali e non l'ha avuta, dalla luce sinistra e notturna delle dittature.

Con l'avvento del fascismo le libere associazioni dei lavoratori vennero dichiarate illegali. A poter firmare i contratti di lavoro rimase solo il sindacato fascista, che presto divenne un organo di Stato.


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Se lasci che a rappresentare i lavoratori sia uno solo, quest'uno presto sarà indistinguibile dai padroni, giacché tutto è finito nell'uomo tranne il desiderio di potere, che è poi un diverso nome del più sciocco dei peccati: la vanagloria.

"Padrone" non è chi detiene i mezzi per produrre ma si arrabatta con te e si ingegna con te e fatica con te per sopravvivere,  "padrone" non è nemmeno chi sta dall'altra parte dell'organigramma aziendale, al posto più alto.

"Padrone" è chi crede che si possa togliere diritti alle persone in virtù di una supremazia economica, politica o morale, le prime due spesso immeritate e l'ultima sempre indimostrata. Indimostrabile. Per farla breve "padrone" è chi crede di essere un uomo come te e invece è un maiale.

A presto. 

Edoardo Varini

(12/12/2014)

 

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