Il renziano governo e lo smog: le misure di nulla per la morte di tutti

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Il renziano governo e lo smog: le misure di nulla per la morte di tutti

La chiamano “emergenza smog”, anche se non è un’emergenza, perché tale non può definirsi un problema esistente almeno dal 1952, da quando a Londra l’oscurarsi del cielo rese chiaro a tutti che la respirabilità dell’aria aveva smesso di essere scontata.

La scienza ci dice il nome del responsabile di questo moderno inquinamento, “particolato antropico”, e cioè a dire il complesso di tutte quelle innumeri scorie della combustione attuata dall’uomo che restano in sospensione nell’aria e che moltiplicano il loro potere inquinante mescolandosi al vapore acqueo così abbondante nel periodo invernale.

Quando alle emissioni di automobili (chissà mai perché sempre più grandi e potenti) vanno mescolandosi quelle del riscaldamento.

Vi sono poi le emissioni degli impianti industriali, ma per queste non dobbiamo temere, giacché a breve – se la nostrana cecità politica sui temi industriali permane – le industrie italiane saranno solo un ricordo.

La scienza ci dice anche che più questo particolato ha misure ridotte e più è dannoso: si suppone possa addirittura penetrare nelle cellule.  Certo è che le malattie delle vie respiratorie sono in costante aumento, e così pure le morti che ne conseguono.

L’Istat ci fa sapere che quest’anno si è registrata un’impennata di mortalità da tempo di guerra: proiettando i dati dei primi otto mesi all’anno intero avremo 68.000 decessi in più. L’invecchiamento della popolazione potrebbe incidere al massimo per 16.000 decessi, il resto non può che essere dovuto a tre cose: il peggioramento delle prestazioni fornite dal sistema sanitario nazionale, il peggioramento delle condizioni economiche, il peggioramento delle condizioni ambientali.

Il bello di essere indipendenti è che puoi dire quello che pensi. Il brutto è che solitamente la paghi. Però c’è un caso in cui non riescono a fartela pagare, ed è quando il popolo sta dalla tua parte. Cosa che sono certo mi accadrà e per una ragione semplicissima: che in tempi di tragedia è opportuno non scherzare, ed io non scherzo. Ho rispetto della sofferenza del prossimo come della mia. Lo so che è un po’ all’antica, ma io il futuro riesco a vederlo soltanto così. Non è questione di bontà, è questione di ragionevolezza e decenza.

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E poi esiste una cosa che più la reprimi e più risorge rinvigorita: è la verità. Ora, posso convenire che il peggioramento delle condizioni ambientali non sia da attribuirsi al governo, ma quello delle condizioni economiche e delle prestazione sanitarie sì. A chi se no?

Ma torniamo alle condizioni ambientali: che stanno facendo il premier ed il suo ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio oltre a pettinarsi i rispettivi ciuffi e postare, twittare, social-propinare fumose panacee alla Nazione?

Nulla. Nella fattispecie i due hanno l’impudenza di addirittura risentirsi se chiedi loro quali interventi strutturali intendano prendere contro l’inquinamento, definito ieri dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi in un’intervista al “Corriere della Sera” «un grave problema di sanità pubblica», dal momento che: «sono aumentati in questi giorni i casi di malattie vascolari e cardiocircolatorie acute, cioè legate all’emergenza in corso. Le polveri sottili irritano l’apparato respiratorio di persone predisposte e negli anziani. Poi ci sono i danni non immediato, a lunga scadenza, che possiamo solo stimare. Mi riferisco a patologie croniche e mortali».

La risposta del premier è la solita, quella di sempre: sono osservazioni, sono richieste, sono preoccupazioni pretestuose. Cioè uno chiede non per non morire ma per fare un dispetto a lui. Delirio. Quanta verità talora nei calembour! Togli una “i” e hai Delrio. La sua risposta è invece data al Paese via Facebook, e si richiama alla taumaturgica Legge di stabilità 2016, ove: «ci sono diverse misure politiche di sostenibilità, con un carattere innovativo, che possono contribuire all’abbassamento delle emissioni in Italia». Tra queste vi sarebbero delle misure per il ricambio del parco mezzi pubblici ammontanti a 155 milioni nei primi tre anni. Poco più di 50 milioni di euro all’anno. Considerando che il costo di un autobus a basso impatto ambientale è di circa 220.000 euro, stiamo parlando, se va bene, dell’acquisto di 220 autobus per l’Italia intera.

Vi pare una cosa seria?

Ma la cosa da battimani è questa. Che un simile ingente stanziamento deriverà dall’introduzione di misure quali la disicentivazione degli automezzi di trasporto inquinanti, Euro 2 o inferiori, che finora godevano di un beneficio. Cioè aumenteranno le tasse sui mezzi di trasporto dei poveracci.

Che tanto tutto lascia pensare non sopravvivranno in questa Italia renziana a lungo.

A presto. 

Edoardo Varini

(28/12/2015)

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