L’inciucio della Consulta: ghigliottinare la donna del re per governarci insieme

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L’inciucio della Consulta: ghigliottinare la donna del re per governarci insieme

È al 32esimo scrutinio che hanno gettato la maschera, i contapalle, dicono dalle mie parti. I cinquestelle, che mi sono sempre chiesto come potessero pretendere di rappresentare il popolo con quel nome che ti fa venire in mente il Grand Hotel des Illes Borromees a Stresa, ed ora lo so. Con una montagna di palle, per l’appunto.

Ieri, quando in aula si trattava di dar sostanza alla mozione della Lega contro il governo Renzi, i cinque stelle non si sono visti. Avevano frattanto da far la voce grossa con la mozione individuale contro la Boschi, sentendosi forse come piccoli Danton dal berretto frigio a fronte della pretesa innocenza del re. Ma nel frattempo i rivoluzionari burloni tramavano con il sovrano per fornirgli lo strumento che ancora gli mancava per fare carne di porco della Costituzione: tre dei cinque giudici costituzionali che il Parlamento ha da eleggere in seduta comune.

Ma questi grillini vogliono ghigliottinare Maria Antonietta e trattare con Luigi XVI? Ma si può sputtanare di più l’idea stessa di rivoluzione? Eppure è questo che hanno fatto e intendono fare. Porgiamo le terga al sovrano ma saremo durissimi con la sua donna! Che pietà! Che infinita miseria, che vigliaccheria. E che cavalleria il sovrano!

Forza Italia e il suo Patto del Nazareno vadano pure a quel paese – come sempre più spesso avviene – ed il bello è che a parte qualche piazzata in aula quale la brunettiana di ieri  – ci vanno con una diligenza degna di miglior causa. Ora inizierà quanto abbiamo appena visto in Francia: il fronte comune, la diga, verso l’estrema destra.

La destra allora deve fare una cosa. Una cosa soltanto. E presto. Mostrare al popolo che quando non si hanno ideali si è banderuole buone pero ogni vento. Quali sono gli ideali deli cinquestelle? La buona amministrazione? Non basta. La buona amministrazione è l’esito dell’ideale non ne è la scaturigine. Ed allora la guerra intestina, le scomuniche, il pugno di ferro, più che in ogni altra formazione politica. Ma tutto ciò non può minimamente sostituire la condivisione di una idealità autenticamente sentita. Questa, piaccia o non piaccia, ce l’ha solo la destra. E a chi mi dice che libertà, eguaglianza e fraternità sono valori di sinistra vorrei dire di leggersi qualche manuale di storia. 

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Ma torniamo alla Consulta. Eccoli allora i tre dei cinque giudici costituzionali di nuova ed inciuciosa nomina: Augusto Barbera, il candidato sostenuto dal Pd; Franco Modugno, il nome indicato dai cinquestelle e Giulio Prosperetti, già giudice della Corte d’appello della Città del Vaticano: voi capite di quale onorificenza si tratti in uno stato di bacia balaustre quale l’italiano.

Ad annunciare che il gruppo del M5S s’era accordato con il nemico di ieri – ed alcuni di loro hanno la faccia tosta di dire che lo è ancora di oggi – il vice presidente della Camera Luigi Di Maio, colui che le cronache definiscono “il grillino dal volto istituzionale”, che verrebbe da chiedersi che razza di idea si abbia delle istituzioni per immaginarsi che uno sbarbatello del genere ne possa essere icona.

C’è da pensare che per il centrosinistra italiano “istituzionale” sia sinonimo di “imbelle”. E allora te li spieghi i Renzi, i Taddei, gli Orfini, lo sfacelo…

A presto.

Edoardo Varini

(17 dicembre 2015)

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