L’umano animalizzato e l’animale umanizzato: un confronto tra “Maria Giuseppa” e “Mani” di Landolfi – Conclusioni

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Questi due esempi mi sembrano calzanti nel definire un elemento interessante dell’interazione con gli animali in Landolfi. Ho voluto sostanzialmente presentare due tipi antitetici di metamorfosi “mentali” (cioè avvenute nelle menti dei protagonisti). All’instabilità della metamorfosi di Maria Giuseppa, costantemente in bilico tra l’umano e l’animale, risponde la stabilità della trasformazione del topo in Mani, che prende ordinatamente avvio, agli occhi del protagonista, solo dopo la morte dell’animale.

Se dovessimo rappresentare su un asse cartesiano i processi metamorfici descritti, probabilmente disegneremmo una sinusoide per Maria Giuseppa e una parabola ascendente per il topo di Mani: la sinusoide ben raffigura l’instabilità della natura di Maria Giuseppa nella mente del protagonista (ora donna, ora animale); la parabola ascendente è parimenti efficace nel riprodurre il graduale processo dell’evoluzione metamorfica del topo.

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Mi pare, in conclusione, che queste primitive forme di metamorfosi “mentali” possano costituire l’inizio di quelle metamorfosi “fisiche” (comunque presenti anche nel Dialogo) che costelleranno l’opera landolfiana.

D’altronde, se metamorfosi equivale a cambiamento, fugacità, imprendibilità, essa sarà sempre parte integrante del “personaggio” Landolfi. Aveva ragione Andrea Zanzotto, dunque, quando scriveva che «il personaggio Landolfi (…) raffigura veramente il mito dell’uomo “che c’è e non c’è” (…) Egli appare come l’uomo della sfida, il non conformista, l’imprendibile».

Grazie, interlocutore.

Bene: adesso voglio sentire te.

Lorenzo Dell’Oso

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