La Grande Guerra Silente

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Il diritto di privare dei diritti, facendosi dire grazie.

di Gianluigi M. Riva

Sun Tzu ci insegna che la guerra è un’arte.

E le arti evolvono. Così anche il modo di combattere cambia e le guerre moderne non fanno più tanti morti …diretti. Le guerre d’oggigiorno fanno le persone felici, orgogliose, comode e protette. Fanno vivere gli uomini nel benessere e nel progresso.

E la guerra, le battaglie, il combattimento, fanno parte della natura umana. La parte più ancestrale del cervello – il cd. cervello rettile – è codificato su tre input base: riproduzione, nutrimento, combattimento. Il tutto ovviamente è proiettato alla sopravvivenza. È anche curioso notare come le tre informazioni base siano tutt’ora correlate l’un l’altra, anche nell’uomo moderno (e le perversioni sessuali ne sono il più lampante esempio).

L’homo sapiens sapiens, tronfio della suo intellegere il mondo, è però ancora schiavo di questa matrice biologica codificata nel suo encefalo. Ce lo insegna la storia e ce lo mostra la vita quotidiana. Le generazioni che non hanno avuto la guerra, devono sfogare la propria esigenza di violenza in qualche modo. La generazione del ’68 ha creato la sua, mentre i ragazzi di oggi sfogano la loro speme combattiva nei videogiochi. Coloro che reprimono questa natura  per imposizione di una società che ci vuole sempre buoni e politicamente corretti – sono quelli che poi accoltellano in strada quello che li ha tamponati con l’auto. L’uomo è schiavo della violenza sia come singolo, che nelle sue manifestazioni collettive.

Così le società hanno la necessità fisiologica di garantirsi la sopravvivenza: implementando la popolazione, approvvigionandosi di risorse, scontrandosi con altre società che perseguono gli stessi fini.

Lo scontro può essere di civiltà, di religione, di modello culturale, di società, di Stati. E può avvenire secondo diverse modalità. Ovviamente ogni periodo storico media la metodologia dello scontro. Oggi si presume perlopiù che gli scontri siano diplomatici. Eppure, lontano da noi, avvengono ancora guerre vecchio stile. Con morti. Con violenze. Stupri. Soprusi. Torture.

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Ma poco ce ne cale. Abbiamo già tanti problemi di nostro!

Ma tra i problemi che abbiamo ce n’è uno grande grande. Di cui non ci accorgiamo. La guerra, quella moderna, non è lontana. È attorno a noi. Spesso ne siamo i soldati inconsapevoli.

Facciamo un passo indietro.

Quanti fra gli Stati “civili”, “democratici” e moderni rinnegano la guerra? Sì, certo, tutti si vestono dei migliori pastrani di pace, tutti si glorificano di diplomazia, tutti si ammantano della tracotanza della non violenza.

..a parole! Ma dalle mie parti si dice che «Cul lenguei jen bön tüti a ciulà» («A parole sono tutti donnaioli»).

Nei fatti vediamo cose differenti: proviamo a leggere qualche Costituzione qua e là.

L’Italia è (sarebbe) la più precisa al riguardo. Noi si ripudia la guerra ragazzi, lo dice l’articolo 11. Ma come ho già espresso in Per il lotto n.1 si parte da una base di Repubblica. Chi offre di più?, non è proprio così: la Costituzione non dice che l’Italia ripudia la guerra, punto. La ripudia COME strumento di offesa. Non è finita.  A COSA? Alla libertà di altri popoli. Tutto qui? No, c’è anche «E (e non “o”) come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Talmente tante condizioni da soddisfare che un bravo praticante forense potrebbe saper giustificare una bella guerra. Magari in Libia od Ucrania.

Con questi occhi da giurista leggiamo qualche passo delle altre. La Germania ad esempio, intende «Servire la pace nel mondo» (Wow, sembra Natale!). La Francia invece, ci rassicura sul fatto che «Non intraprenderà nessuna guerra  …di conquista e non impegnerà mai le sue (le sue) forze contro la libertà di alcun altro popolo». Un buon principio, scritto dopo tutte le guerre coloniali. Ma ci piace pensare che «Figlio mio, quando ti ho sculacciato l’ho fatto per il tuo bene!». La Spagna poi. Ahhhh la Spagna esegue un raffinato capolavoro di stile giuridico-politichese con «Collaborare al raggiungimento di pacifiche relazioni». E sulla scia anche la Finlandia, che sostiene di «Partecipare alla cooperazione internazionale per la protezione della pace e dei diritti umani». Addirittura?!? Però!

La più bella è la Polonia, la quale «È consapevole della necessità della cooperazione con tutti i Paesi per il bene della Famiglia Umana» (pure in maiuscolo!). Cioè, signori, la Polonia è consapevole, capite!? Non so se rendo.

Diciamo che poi tra i 28, più o meno è lo stesso blaterare costituzionale di sbrodolate come queste. Va dato invece atto a Sua Maestà di essere coerente ..Lei una Costituzione (che non sia medievale) non ce l’ha, quindi il problema non si pone. Lasciamo invece perdere i cari vecchi States, che in 239 anni di indipendenza, sono stati in guerra 222.

E un chiaro esempio di come codesti Stati, tutti, mettano in pratica il loro ritrovato spirito hippy, è stato recentemente dimostrato dalla chiusura delle frontiere ai rifugiati scappati dalle guerre africane e mediorientali..

E l’Europa come s’attesta in questo clima di bontà da vigilia? Ah be’, l’Europa dà l’esempio come al solito: omertà giuridica.

Quindi diciamo che a parole, tutti nudi in piazza a cantare Imagine di John Lennon. Ma nei fatti …be’ nei fatti abbiamo le “guerre preventive” (nome che non piaceva tanto e che è stato cambiato in “missioni di pace”). A suon di bombe e rastrellamenti.

Che suona un po’ come ruttare a tavola per insegnare il galateo ai bambini. O andare a puttane per difendere la verginità!

Ma non siamo ancora al punto. Questo era il passo indietro: perché le missioni di pace e bene, sono pur sempre guerre vecchio stile. La guerra moderna invece la facciamo noi.

E la facciamo per conto dei blocchi U.S.A./EU e Cina/Russia.

È una guerra di dati e di egemonia. Lo zio Sam non ha conquistato il mondo con i marines (in effetti a bene vedere gli States hanno perso la maggior parte delle guerre intraprese), ma con i film, la Coca-cola, le mode, la musica e i barili di petrolio venduti in dollari. E la lingua ovviamente.

Ma ora c’è una Cina, forte e indipendente. Ricca, più degli yankee. Cina che non si è fatta conquistare da Google, Facebook, Amazon e Youtube. Perché ha i suoi.

E questo è il grosso problema. Come le placche tettoniche stridono fra loro creando i terremoti quando una inizia a collidere con l’altra, gli assetti del mondo moderno stanno cambiando. È già successo tante volte nella storia, dalla Persia, all’Egitto, alla Grecia di Alessandro, alla Mongolia di Gengis, all’Impero romano prima e quello britannico poi.

Ma oggi la guerra la si fa controllando i flussi di dati. E quei dati riguardano noi. Siamo noi. La nostra vita ormai passa nell’etere ed ivi si svolge ed esplica per una buona parte. E l’etere è comunicazione. Ossia informazione.

E l’informazione è potere.

E in ogni guerra che si rispetti, l’informazione (il potere) è essenziale.

Così siamo al contempo controllati da entrambi i blocchi e spettatori/fruitori della grande guerra silenziosa che avviene sotto i nostri occhi e nelle nostre menti.

Come?

Con film sempre più proiettati verso (e prodotti da) l’Oriente, pensiamo ad esempio a Transformer 4 o 2012, tra i tanti. Con tormentoni musicali quali gam gam style. Con acquisiti veri e proprio dei nostri immobili e delle nostre aziende, come fece prima della Cina l’America, appunto. Con scambi interculturali di formazione e studio. Con mode, eventi, fatti, notizie. E tanto, tanto altro.

Non è certamente tutto frutto di un preordinato disegno o di un controllo accentrato. È una direzione. Una direzione storica, sociale, ma anche – per buona parte – politica.

L’altro dato di diritto strano, forse paradossale, è che le due super-potenze hanno sistemi di governo diametralmente opposto. L’uno “democratico” e capitalista. L’altro “partitico” e socialista (post-comunista). Ma nel primo la tendenza è quella di limitare sempre di più le libertà sociali per garantire la sicurezza comune. Mentre nell’altro il controllo accentrato si sta pian piano allentando, per lasciare più spazio ai nuovi diritti e alle nuove esigenze della moderna società orientale. Nel primo si sta sempre più marcando la distinzione fra classe ricca e povera e scomparendo la classe media. Nel secondo la classe media sta subentrando in tutte le pieghe della società. Il dato stupefacente è che nel primo i cittadini giustificano l’operato del proprio governo. E nel secondo pure.

I due blocchi sono più vicini, più inter-relazionati e più compromessi di quanto si pensi. E infatti si stringono la mano, ma si fanno una guerra silenziosa, come nelle più classiche realtà di business.

E appunto la guerra è un business. Perché chi vince porta le imprese; e poi la lingua, la cultura e tutta l’egemonia.

E l’Europa che fa? Fa la nobile decaduta, in stile «Vulpis dixit uvæ: nondum matura est». Ma tanto il vecchio Sacro Romano Impero, è sempre stato terreno di conquista.

E noi, noi italiani invece?

L’Italia è il primo esportatore di intelligenza e – dato in effetti sorprendente – l’italiano è fra le 10 lingue più parlate al mondo. Strano essendo anche una fra le 10 lingue più difficili. Ma come può essere?!

È perché noi siamo ovunque nel mondo. Siamo migrati. Lo facciamo da tempo. E lo faremo ancora. La nostra guerra d’egemonia noi la combattiamo inconsapevolmente, fra le lenzuola. E il DNA dice che la stiamo vincendo. Perché noi conquisteremo il mondo, ma da dentro: con il sangue italiano. L’italiano è come il ratto: dove va, fa razza!

Insomma sulle prime sembra che mmhhhhh, ma poi invece uheilààà.

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