Update 21/12/2016

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di Massimo Siano, Head of Southern Europe per ETF Securities

Gli investitori hanno assunto posizioni contrarian record a fronte del rally del dollaro alla vigilia del FOMC

  • Gli investitori acquistano ETP short sull’USD e long sull’EUR per 99 milioni di USD, mettendo in discussione la corsa del biglietto verde
  • Il 2017 continuerà verosimilmente a favorire gli ETP alternativi e di natura ciclica – ad esempio, su rame e robotica – in risposta a un calo dei rischi estremi negli USA
  •  Permane un contesto sfavorevole agli ETP sul petrolio e sull’oro, in quanto i prezzi del greggio rimangono prossimi ai massimi degli ultimi sei mesi, mentre l’oro sprofonda ai minimi del 2016

In risposta al rafforzamento del dollaro, che ha guadagnato l’1%, gli investitori scommettono contro la valuta statunitense. Sorprendendo i mercati, la settimana scorsa i governatori della Federal Reserve hanno incrementato a tre i rialzi dei tassi previsti il prossimo anno, rispetto ai due preventivati nelle precedenti proiezioni sui tassi (i cosiddetti “dot plot”). Il primo aumento dei tassi in un anno era stato comunque largamente anticipato. Per contro, la Banca centrale europea (BCE) ha mantenuto un orientamento divergente rispetto alla Fed, estendendo la durata del programma di acquisti di titoli di Stato fino al dicembre 2017 e riducendone il volume mensile da 80 a 60 miliardi di euro a partire dal prossimo mese di aprile. L’inattesa revisione delle proiezioni sui tassi della Fed e le politiche diametralmente opposte delle banche centrali hanno spinto il dollaro ad apprezzarsi dell’1% rispetto all’euro e dello 0,7% rispetto alla sterlina la settimana scorsa. “Gli investitori in ETP sembrano considerare eccessivo il rialzo del biglietto verde e hanno pertanto deciso di acquistare ETP short sull’USD e long sull’EUR per 99 milioni di USD e di liquidare ETP long sull’USD e short sull’EUR 10 milioni di USD”, ha affermato Massimo Siano, Executive Director – Head of Southern Europe presso ETF Securities.

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Ci attendiamo un 2017 positivo per gli attivi alternativi e di natura ciclica. Gli investitori hanno continuato a riversarsi sugli ETP sui metalli industriali, con nuovi afflussi per 246 milioni di USD dal febbraio 2016; da parte loro, gli ETP sulla robotica e sulla sicurezza informatica hanno registrato nuovi investimenti rispettivamente per 127 milioni di USD e 47 milioni di USD. Nel 2017 assisteremo verosimilmente a una significativa rotazione dei portafogli, per effetto dell’ulteriore divergenza delle politiche delle banche centrali di Europa e USA e dell’aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi, mentre il dollaro forte pesa sull’andamento dell’oro, malgrado la crescente domanda di beni rifugio alimentata dalla minaccia posta dal populismo. “Il prossimo anno ci aspettiamo che a brillare siano gli attivi ciclici, ad esempio i metalli di base, o gli investimenti alternativi (pur dopo una correzione di breve periodo)”, ha aggiunto Siano.

Continuano le prese di beneficio sugli ETP sul greggio, le cui quotazioni rimangono ai massimi da sei mesi. Riteniamo che il clima di eccessivo ottimismo generato dall’esito della riunione dell’OPEC di fine novembre sia infondato. Dopo essere saliti in media del 5,3% dopo la riunione, i prezzi del greggio sono schizzati oltre il limite superiore del nostro intervallo (55 USD al barile), spinti al rialzo dall’annuncio di un possibile ulteriore taglio da parte dell’Arabia Saudita all’inizio della settimana scorsa.

Benché anche i paesi non-OPEC abbiano ridotto la produzione, è nostra convinzione che i prezzi del greggio siano destinati a riscendere, una volta che gli investitori avranno preso atto dello scarto tra le promesse fatte dall’OPEC e i numeri che saranno pubblicati nella prossima relazione. “La probabile riapertura dei rubinetti del petrolio di scisto degli USA metterà ulteriore pressione sui prezzi”, ha affermato Siano.

L’oro ritorna al punto in cui si trovava all’inizio dell’anno. Gli ETP sull’oro hanno registrato deflussi per 76,8 milioni di USD, mentre il prezzo del metallo prezioso ha perso altro terreno. Dal momento che la Fed non intende tollerare un ulteriore aumento dell’inflazione, la scorsa settimana l’oro ha ceduto il 2,7% ed è probabile che il prossimo anno risenta di nuove pressioni al ribasso in previsione di una politica più aggressiva sui tassi da parte della Fed e del conseguente rafforzamento del dollaro. «Mentre il vento di incertezza politica continua a soffiare forte in Europa, per effetto della Brexit e delle imminenti tornate elettorali in Francia, Germania e Paesi Bassi, il dollaro continuerà a pesare in modo determinante sul prezzo dell’oro», ha commentato Siano.


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