L'”Osservatorio finanziario” di Varini Publishing, per non stupirvi troppo del mercato

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L'”Osservatorio finanziario” di Varini Publishing, per non stupirvi troppo del mercato

Ogni volta che leggo un articolo che inizia con «Un gruppo di ricercatori della…» mi aspetto un vitello bicefalo, una gallina a quattro zampe o finanche una trota con due bocche, una salamandra toracopaga, o qualunque altra difforme malia, e devo dire che ben di rado resto deluso.

Questa volta è un gruppo di ricercatori della Warwick Business School ad aver trovato il Sacro Graal, per l’esattezza il Sacro Graal del trading: se il numero di pagine economiche visitate su Wikipedia aumenta il mercato calerà, se diminuisce possiamo aspettarci un rialzo.

L’analisi statistica è ovviamente suffragata da altri esperti, questa volta di economia comportamentale, i quali ci dicono che la motivazione ad evitare una perdita è superiore a quella a realizzare un guadagno ed ecco allora che quando impera la paura di perdere ci si dibatte di più, esattamente come pesci rossi cui una mano forse non troppo amica ha iniziato a togliere acqua dalla boccia.

Bene, gli studiosi di cui sopra con questa strategia hanno iniziato a comprare e vendere il Dow Jones, azzardando addirittura lo short se la lettura delle pagine si incrementava. Pare che la strategia abbia generato un guadagno del 141%, a fronte di un 3% del semplice buy & hold, non so bene su che arco temporale.

Una cosa strabiliante, per l’appunto, esattamente e indifferentemente come i bestiari medievali e i vari freaks che arricchirono Phineas Taylor Barnum, il grande imprenditore circense, primi fra tutti John Merrick “The elephant man”, e Tom Thumb e Anita, le “bambole viventi”. Stavano lì, per la derisione del pubblico, nella “civile” Inghilterra vittoriana. Che s’ha da farci? Era costume, s’usava così. Quanto ci si scagiona in fretta, noi umani. 

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Ed oggi, in borsa, che si usa? Cercare per investire le cosiddette “correlazioni”, che se le cerchi le trovi e se le cerchi bene dicono proprio quello che vuoi. Nondimeno le più importanti hanno un grado di veridicità piuttosto elevato: non sono certezze ma utili strumenti di predizione sì. Quando l’azionario sale le quotazioni delle obbligazioni scendono ma ne salgono i rendimenti, l’euro si apprezza sul dollaro e franco svizzero e le materie prime si accodano al rialzo. Il problema è che a furia di usarle, queste correlazioni, si è finiti per considerarle certezze e certezze non sono. Scontate non sono. E poi ci si fa male.

E allora ho chiesto ad un caro amico trader quantitativo, Stefano Masa, di scrivermi un report settimanale in cui a parlare fossero i numeri, i puri numeri, al fine di non dare nulla, ma proprio nulla per scontato.

In questa newsletter potete leggere il primo suo contributo, si intitola “Osservatorio finanziario n.1”. Si conclude così: «Da investitore che cerca di limitare la propria emotività privilegiando l’approccio quantitativo ai mercati, mi chiedo allora – ed estendo anche a voi il quesito – a quale variabile possa corrispondere l’essere scontato o meno un dato e/o una notizia e soprattutto se all’equazione “essere scontato” quando i mercati salgono può corrispondere il “non essere scontato” quando i mercati scendono».

Perfetto, è il solo approccio corretto al mercato. Non dare mai nulla per scontato e guardare i numeri. Capaci anch’essi a volte di comunicare la stessa emozione di meraviglia che provavano gli spettatori del Barnum. Ma anche qui una raccomandazione: non deridete nessuno. È terribilmente scorretto, terribilmente immorale, terribilmente inelegante e, aggiungo, terribilmente controproducente, se questo qualcuno è il “mostruoso” mercato dei giorni odierni.

Un sentito ringraziamento a Stefano, allora, trader quant e caro amico. E buona lettura.

A presto. 

Edoardo Varini

(23/07/2013)

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