Oltre il giardino

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Oltre il giardino

Perdonatemi l’irriverenza, ma a me le odierne dichiarazioni di Christine Lagarde fanno troppo venire in mente un film: “Oltre il giardino”. Spero ve lo ricordiate, perché oggigiorno serve.

La trama, in due righe, la trama “twitteriana”, che fa anche trendy, è questa: un giardiniere analfabeta (un Peter Sellers “ultimate”, mi verrebbe da dire, commistione tra “finale” e “decisivo”, una cosa liminare insomma, che capisci che, oltre, la recitazione non può andare) ma di più, un ritardato, viene creduto un genio per due ragioni: 1. è monocorde, parla solo di giardinaggio; 2) interpreta sempre tutto alla lettera. In sostanza, è lo scarto di registro tematico o lessicale a farlo sembrare un genio.

Già su questo occorrerebbe una riflessione: la “civiltà” mediatica è così intimamente consapevole della sua pochezza che istintivamente considera geniale qualunque cosa se ne discosti: non vi vengono in mente certi campioni dell’arte moderna? Devo fare i nomi?

Ma riprendiamo il filo, questo giardiniere, Chance (in francese e inglese “sorte” e “fortuna”, guardacaso!) al Presidente degli Stati Uniti che gli chiede: «Pensa che possiamo stimolare la crescita con incentivi temporanei?» risponde: «Fintanto che le radici non sono recise, va tutto bene, e andrà tutto bene, nel giardino».

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Dite la verità. Non è terribilmente, spaventosamente simile alle ricette degli esperti che sentiamo oggi. Ora, qualcuno mi dovrebbe spiegare che senso hanno le dichiarazioni odierne del direttore del Fondo Monetario Internazionale a “CBS 60 Minutes”: «Voglio essere disperatamente ottimista e voglio credere che i Paesi comprenderanno che possono cambiare il corso delle cose».

Un’anima pietosa mi convinca che è diverso, per favore. Oppure prenda penna e calamaio e completi: «Voglio essere disperatamente ottimista e voglio credere che i Paesi comprenderanno che possono cambiare il corso delle cose, nel giardino».

A presto. 

Edoardo Varini

(21/11/2011)

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