Osservatorio legale (17/04/2015)

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di avv. Nicola Bufano

La banda del buco

9 Aprile 2015. Giovedì mattina. Un giorno come tutti gli altri. Sono in Tribunale, sezione lavoro. Finisco le udienze e rientro al Palazzo, passando dall’ingresso di Via Manara. Mostro il mio tesserino, finisco le poche cose di cancelleria, riprendo il mio scooter e torno in ufficio. Sono le 10.22 quando infilo il casco. Lo so, perché istintivamente guardo l’orologio quando salgo in moto.

Qualche minuto dopo, i luoghi dove sono appena stato si trasformano in prima linea. Non in senso metaforico, allegorico, come spesso uso dire, facendo riferimento al lavoro di avvocati, magistrati ed operatori della Giustizia, alle prese con le quotidiane disfunzioni di un settore allo sbando. Si trasformano in prima linea nel senso più vero, concreto e tragico del termine. A terra rimangono un magistrato, un avvocato ed un imputato. Morti.

L’assassino è tranquillamente entrato in Tribunale con una pistola, l’ha estratta al momento giusto, freddando due delle vittime. Poi ha girato indisturbato per i corridoi, sparando qua e là. È giunto fino alla stanza di un giudice, ha aperto la porta ed ha freddato anche lui.

Possibile? Una persona armata ha avuto accesso ai corridoi del Palazzo di Giustizia di Milano, senza essere fermata agli ingressi dal personale di sorveglianza? Come ha fatto?

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La risposta non posso scriverla qui. Il mio pensiero è noto. Per averla sarebbe bastato circolare, almeno fino a giovedì scorso, in quei corridoi. Non voglio unirmi al coro di quelli che, oggi, lamentano le falle nella sicurezza. Le conoscevano tutti. Gli avvocati, che ora denunciano quelle falle, erano i primi a servirsene, per entrare a Palazzo, sempre di fretta, salutando le guardie, ormai abituate a conoscerne le facce.

Ora ci meravigliamo. Ci meravigliamo e lamentiamo perché la sicurezza è allo sbando. La sicurezza. La carenza di servizi nelle scuole, nella sanità, negli uffici pubblici, sulle strade, non ci preoccupano finché non ne abbiamo bisogno. La sicurezza no. Perché? Perché la paura del pazzo te la porti dentro. Fino in casa. E quella non ti molla. Non è la mancanza di carta igienica nelle scuole, una gomma bucata per una buca o una visita specialistica fra sei mesi. Però il problema è lo stesso. Solo che non ce ne accorgiamo.

Si fanno le leggi per ridurre la carcerazione, solo perché non ci sono soldi per pagare carceri, guardie e mantenere detenuti. S’inserisce l’incidenza delle attività criminali nel calcolo del PIL per far credere al popolo che tutto va bene. La pressione fiscale scende. Certo, se i calcoli sono taroccati.

Il problema, nelle scuole, negli ospedali, nei tribunali è lo stesso. Le risorse. I soldi. Non ce ne sono. La qualità ne risente. Le falle si aprono. L’alternativa è diabolica: sfruttare del personale sottopagato che, prima o poi, per stanchezza o disaffezione, commette degli errori, o lasciare delle falle. A mio modo di vedere le cose non miglioreranno. Ci vogliono far credere che al di là di una parete sottile troveremo una cassaforte piena di denaro. Non è vero.

Stanno giocando con la nostra pelle. Al di là di quel muro c’è solo una cucina, un frigorifero ed un piatto di pasta e ceci. Da buoni italiani ci siederemo a tavola e ci accontenteremo. Se qualcuno, nel frattempo, ci avrà lasciato la pelle per colpa della banda del buco, pazienza. Si vede che doveva andare così.

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