24/01/2013 – Mario Rossi non c’è più e la povertà è già ricchezza

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Uno mi chiede che libro sto leggendo. E io gli dico che da un po’ leggo le comunicazioni negli uffici, nei locali pubblici e nei di loro bagni.

Recentemente all’Agenzia delle Entrate ho avuto modo di passare il tempo d’attesa nella lettura di alcuni avvisi.

Da uno di questi ho appreso che il signor Mario Rossi utilizzato  da decenni come protagonista in tutti gli esempi di compilazione di modulistica è passato a miglior vita e sostituito dai coniugi Pincopallo Mario e Pincopallo Paola.

Nonostante il grado di realismo del Pincopallo risulti di molto inferiore a quello di Mario Rossi, il burocrate non ha incontrato difficoltà nell’assegnargli il codice fiscale PNPMRA71…

Sufficientemente chiaro mi è risultato l’invito, rivolto agli utenti che hanno prenotato un appuntamento, «….ad avvicinarsi agli sportelli qualche minuto prima dell’orario prefissato, in modo tale che siano pronti ad iniziare all’orario previsto».

Al contrario il senso della prosecuzione dell’avviso mi è apparso avvolto in un impenetrabile mistero: «Infatti, per ottimizzare i tempi, in caso di ritardo, i Funzionari chiamano un ticket».

Mi sono chiesto: cosa diavolo significa che l’ottimizzazione del tempo passa attraverso la chiamata di un ticket? Non sono riuscito a darmi una risposta!

Se nel bagno l’«appello al civismo di tutti gli utenti dei servizi igenici (sic) di questo ufficio…» mi è parso ridondante, nell’atrio, abbellito dalle opere dell’artista Plevano, ho provato un senso di disagio nel leggere la  locandina di presentazione dell’artista.

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Il richiamo al supplizio della croce non mi è apparso beneaugurante e la frase «Povertà è già diventata ricchezza» mi ha rivelato  una profonda verità che mai avrei pensato di apprendere nell’atrio dell’Agenzia delle Entrate.

Viviamo in tempi di crisi e di incertezze: il burocrate si adegua e si ingegna. E scrive, scrive perché il burocrate ama scrivere sentenze, avvisi, esempi, dichiarazioni…

Nel bagno di un comune di una ridente cittadina pavese ho trovato un mirabile esempio di adeguamento della comunicazione burocratica allo spirito dei tempi:

«Dato il consumo eccessivo delle salviettine asciugamani, si prega gentilmente di usare uno o al massimo due salviettine e non prenderne un mucchietto come succede attualmente. Grazie per la vostra cortesia».

Dal messaggio emerge istinto di parsimonia, delicatezza di linguaggio (ah… le salviettine, il mucchietto…)  e consolidata cortesia. Insomma un paradiso di delicatezza leggermente leziosa.

Basta girare la testa e lo sguardo cade sul climax, sull’apoteosi dell’inefficacia burocratica: sull’armadietto del pronto soccorso spicca la scritta: «PER LE CHIAVI RIVOLGERSI AL SERVIZIO PATRIMONIO»

Al burocrate il fatto che il Pronto Soccorso venga qualificato come Pronto non interessa. L’efficienza burocratica impone anche al ferito grave il «rivolgersi al Servizio Patrimonio». Il motivo per cui la chiave dell’armadietto di Pronto Soccorso sia custodita dal Servizio Patrimonio è poi un insondabile e inaccessibile mistero.

Insomma anche quando ci parla di cortesia, di salviettine e di mucchietti il burocrate ci condanna a morire dissanguati in attesa dell’arrivo della chiave dell’armadietto del Pronto Soccorso custodita dal Servizio Patrimonio.

Per finire: io la parola “guasto/a”l a uso solo quale attributo di un alimento o di un dente. Non la uso in relazione al non funzionamento di un oggetto, di  uno strumento, di  un apparato. I burocrati invece amano la parola guasto/a proprio in relazione al non funzionamento di qualsiasi cosa.

Alla Agenzie delle Entrate la comunicazione «PORTA GUASTA» è stata posta su una porta di sicurezza dietro una tapparella di plastica.  

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È una performance burocratica di grande valore ma non esponetevi alla sua vista per lungo tempo. Possiede un potere ipnotico che potrebbe causarvi dei problemi: in caso di piccolo incidente potreste perdere tempo nel ricercare le chiavi del pronto soccorso al Servizio Patrimonio.

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